Cocaina in Europa: motoscafi ultraveloci battono i controlli

I trafficanti di cocaina stanno superando le difese delle forze dell'ordine europee grazie a motoscafi ultraveloci, i cosiddetti "narcolanchas" o "go-fast", e a tecnologie sempre più sofisticate. Lo riporta il Wall Street Journal, che descrive come queste imbarcazioni riescano ormai a far arrivare enormi quantitativi di droga sulle coste di Spagna e Portogallo praticamente indisturbate.
Le narcolanchas sono scafi semirigidi o gonfiabili rinforzati, lunghi in genere oltre dodici metri, capaci di superare i 70 nodi (circa 130 chilometri orari) grazie a più motori, fino a quattro, con potenze comprese tra 250 e 450 cavalli ciascuno. Ogni imbarcazione può trasportare fino a tre tonnellate di droga attraversando lo Stretto di Gibilterra e l'Atlantico. Nonostante siano vietate in Spagna dal 2018, continuano a operare numerose: secondo un rapporto del governo spagnolo se ne contano oltre 600 attive tra l'Atlantico e lo Stretto.
Il capo dell'antidroga portoghese, Artur Vaz, direttore dell'Unità nazionale di contrasto al narcotraffico della polizia giudiziaria, ha dichiarato che l'Europa "è letteralmente inondata di cocaina", spiegando che le organizzazioni criminali acquistano la droga in America Latina e la rivendono nei mercati europei con margini di profitto molto elevati.
Le reti criminali non si affidano solo ai motoscafi veloci: utilizzano anche sommergibili artigianali a bassissimo costo, i cosiddetti "narco-sub", che navigano quasi del tutto sommersi mostrando solo una minima parte dello scafo, spesso dipinta in tonalità di blu e grigio per confondersi con le onde dell'Atlantico ed eludere la sorveglianza. A questi si aggiungono droni subacquei e trasbordi in mare aperto, con "navi madre" che trasferiscono il carico a imbarcazioni più piccole al largo delle coste africane, per poi proseguire verso le Canarie o direttamente verso la Spagna continentale.
Per coordinare le operazioni ed evitare le intercettazioni, i trafficanti fanno ricorso a sistemi di comunicazione criptata e satellitare, incluso Starlink. Secondo le stime di esperti citati dal Wall Street Journal, il tasso di intercettazione dei narco-sommergibili da parte delle autorità europee si aggirerebbe tra il 5% e il 10%, una percentuale che secondo gli analisti non è sufficiente a scoraggiare le organizzazioni criminali anche quando uno o due carichi vengono sequestrati.
Il fenomeno ha già causato vittime tra le forze dell'ordine: in Spagna diversi agenti della Guardia Civil sono morti negli scontri con i narcotrafficanti durante inseguimenti in mare, episodi che hanno alimentato le pressioni politiche per un intervento più deciso, anche di tipo militare, contro questi traffici. A differenza degli Stati Uniti, che sotto l'amministrazione Trump hanno adottato una linea di attacco diretto alle imbarcazioni sospette, le autorità europee privilegiano finora la strategia dell'intercettazione e del fermo degli equipaggi, nella speranza di risalire alle reti di distribuzione e ai vertici delle organizzazioni.