Cosa ha detto (davvero) l’Aifa su contraccettivi e rischio di meningioma
L'allarmismo creato dai giornali intorno alla nota Aifa su un "lieve" aumento del rischio di meningioma (semplificato con un cliccabile e terrorizzante "tumore al cervello") non fa bene né al giornalismo né alla salute delle donne. Il fatto che i contraccettivi femminili abbiano un impatto sulla salute delle donne, invece, è un'altra questione. Fatti e commenti
Rendere ansiose decine di migliaia di donne perfettamente tranquille fino a un attimo prima è l’effetto che, talvolta, riescono a produrre i titoli di giornale quando un periodico e prudente aggiornamento sulla sicurezza dei farmaci viene interpretato con eccessiva enfasi.
È quanto accaduto in seguito alle nuove indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) su due progestinici ampiamente diffusi. Davanti a un incremento di rischio infinitesimale e a una neoplasia quasi sempre benigna, una parte dell’informazione ha tuttavia preferito evocare lo spettro del tumore cerebrale, mettendo in secondo piano la necessaria cautela clinica e i reali dati epidemiologici.
COSA HANNO DETTO EMA E AIFA
Come ha ben ricostruito Scienze in rete, il 10 luglio l’Aifa ha riportato sul proprio sito le indicazioni emerse dalla riunione del Comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza (Prac) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), svoltasi dal 6 al 9 dello stesso mese.
Successivamente, il 6 agosto, l’Agenzia ha diffuso una Nota Informativa Importante di Sicurezza, concordata con l’Ema e le aziende titolari dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio dei medicinali contenenti desogestrel ed etonogestrel, sostanze utilizzate per la contraccezione ormonale in pillole, anelli vaginali combinati con etinilestradiolo o impianti sottocutanei.
Le evidenze indicano un lieve incremento del rischio di meningioma legato a un uso prolungato, pari o superiore a un anno. Aifa ha quindi stabilito che l’uso è controindicato per le pazienti con diagnosi o anamnesi di meningioma, disponendo la sospensione del trattamento qualora la patologia insorga durante la terapia. Si raccomanda inoltre agli operatori sanitari di monitorare sintomi specifici quali alterazioni visive, perdita dell’udito o acufeni, perdita dell’olfatto, cefalea progressiva, problemi di memoria, crisi epilettiche o debolezza agli arti.
Le schede tecniche dei prodotti saranno aggiornate inserendo il meningioma tra gli effetti indesiderati con frequenza “non nota”.
Nella medesima sessione di luglio, il Prac ha anche aggiornato le avvertenze per Litfulo (ritlecitinib), farmaco contro l’alopecia areata grave che inibisce JAK3 e TEC chinasi. Per Litfulo è stato introdotto un severo “boxed warning” relativo ai rischi cardiovascolari, di trombosi, cancro e infezioni gravi, allineandolo così ad altri inibitori JAK.
LA NOTIZIA NEI TITOLI E LA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO
La divulgazione giornalistica della notizia non si è certo fatta notare per la sobrietà, con titoli che citavano “allerta Aifa” e “rischio di tumore al cervello”, che non potevano non attirare l’attenzione (e i clic).
Sebbene i testi degli articoli riportassero poi correttamente i dati scientifici, la scelta di titoli così perentori, secondo gli esperti, ha finito per generare timori sproporzionati. Associare genericamente i “contraccettivi” al “tumore al cervello” rischia infatti di allarmare una platea enorme di donne, quando le nuove raccomandazioni riguardano solo due molecole ben precise ed evidenziano un aumento di rischio estremamente contenuto per una neoplasia che, nella quasi totalità dei casi, è benigna e a crescita molto lenta.
I DATI DEGLI STUDI EPIDEMIOLOGICI
La prudenza dell’Aifa e dell’Ema poggia su solide basi scientifiche, a partire da un ampio studio epidemiologico caso-controllo francese pubblicato sulla rivista medica BMJ nel 2025 a firma di Roland N., Kolla E., Baricault B., Dayani P., Duranteau L., Froelich S. e collaboratori.
Lo studio ha incrociato i dati del Sistema nazionale di dati sanitari francese, confrontando 8.391 donne operate per meningioma intracranico con 83.910 controlli. Per chi assume desogestrel da 75 microgrammi per oltre un anno è stato rilevato un odds ratio di 1,3, che sale a 2,1 per trattamenti di almeno sette anni. Se la paziente ha precedentemente assunto progestinici ad alto dosaggio già associati a tale rischio (quali ciproterone, nomegestrolo, medrossiprogesterone e clormadinone), l’odds ratio è risultato di 3,3.
Tradotto in numeri assoluti: si stima un caso aggiuntivo di meningioma ogni 67.300 donne in trattamento per più di un anno. Si tratta di una frequenza minima – scrive Scienze in rete – specialmente se rapportata all’incidenza annua naturale della patologia, pari a 8-9 casi su 100.000 persone. Tale incremento di rischio, peraltro, scompare del tutto 12 mesi dopo la sospensione del desogestrel, il quale venendo metabolizzato in etonogestrel rende i risultati validi per entrambe le molecole. A confermare queste evidenze è giunto, il 2 luglio, anche uno studio danese.
IL PARERE DEI CLINICI E LA REALTÀ CONTRACCETTIVA
Per disinnescare i timori ingiustificati, i medici hanno cercato di ricollocare la notizia nella corretta dimensione clinica. Valeria Dubini, ginecologa e presidente dell’Associazione ginecologi territoriali, ha sottolineato come la stampa: “Usa le parole “tumore al cervello” che spaventano, fanno subito pensare a tumori maligni, mentre in questo caso parliamo di una patologia che è quasi sempre di natura benigna, a crescita molto lenta”.
Ricordando inoltre che “in medicina non esiste il rischio zero” e che “tutti i farmaci comportano effetti indesiderati e sono indicati quando il loro rapporto tra rischi e benefici è favorevole”, la specialista ha fatto presente che altri contraccettivi presentano criticità differenti, come il rischio trombo-embolico dei combinati estro-progestinici, laddove il desogestrel offre invece un basso impatto metabolico ideale per molte pazienti.
Sebbene la biologia confermi che i recettori del progesterone sulle cellule del meningioma possano favorirne la crescita, e che la novità degli studi risieda nel riscontrare tale effetto anche a bassi dosaggi contraccettivi, Dubini fa notare con ironia che: “la stessa gravidanza, caratterizzata da un aumento massiccio della concentrazione del progesterone, può favorire la crescita del meningioma, come pure il rischio trombo-embolico, ben più dei contraccettivi estro-progestinici”.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Nicola Colacurci, past president della Società italiana di ginecologia e ostetricia (SIGO), che – intervistato dal Corriere della sera – evidenzia come: “L’Aifa ha il dovere di comunicare queste informazioni, ma dal punto di vista clinico è importante non creare allarmismi”. Inoltre, ha aggiunge: “L’aumento del rischio era stato segnalato da Aifa anche per altri progestinici, ma non deve preoccupare e le donne non devono interrompere autonomamente una terapia efficace”.
La contraccezione, ricordano gli esperti, va infatti stabilita su base individuale attraverso un’attenta anamnesi clinica che valuti familiarità oncologica e dosaggi minimi, ponendo specifica attenzione ai dosaggi elevati impiegati a scopo non contraccettivo.
(Giulia Alfieri su StartMag del 10/08/2026)