CPR in ogni regione: da Nord a Sud l'Italia dice no ai centri per i rimpatri
Il piano del governo per realizzare un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) in ogni regione d'Italia si scontra con una resistenza diffusa e trasversale. Come riporta Avvenire, amministratori locali e comunità, indipendentemente dal colore politico, si oppongono all'individuazione di siti sul proprio territorio destinati al trattenimento di migranti in attesa di espulsione.
Una delle voci più nette viene da Trento, città in cui il governo vorrebbe aprire uno di questi centri. L'arcivescovo Lauro Tisi ha definito il CPR «una tragedia», aggiungendo che si tratta di «un sistema dove una persona può finire senza tante verifiche» e che il trattamento riservato ai trattenuti è «niente di umano». Nonostante le dure reazioni del centrodestra, Tisi ha ribadito di non voler ritirare «di un millimetro» le proprie affermazioni, sottolineando come i CPR non rappresentino una risposta adeguata al fenomeno migratorio, che avrebbe bisogno di «tutt'altra risposta». Ha anche ricordato che in Trentino buona parte della forza lavoro, anche in agricoltura, è di origine straniera.
Analoga opposizione si registra al Sud. A Castel Volturno, in Campania, l'arcivescovo di Capua e Caserta Pietro Lagnese — tra i primi a condannare la scelta del sito — ha espresso soddisfazione per la presa di posizione del Comune locale, parlando di «ostinata resistenza» e denunciando le «menzogne» di chi identifica i migranti con la violenza o sostiene che i CPR risolverebbero i problemi di sicurezza. «Noi diciamo no perché non si può costruire una Castel Volturno nuova sulla pelle dei migranti», ha affermato, ribadendo il «sì alla dignità di ogni persona».
Sulla stessa linea Tina Cioffo, coordinatrice del Comitato don Peppe Diana, che ha annunciato una mobilitazione crescente in difesa dei diritti fondamentali. Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, ha denunciato il paradosso di voler realizzare un recinto per persone «che non hanno fatto nulla, se non fuggire da guerre e fame», in una zona che è area protetta dall'Unione europea per la sosta degli uccelli migratori, ma che verrebbe chiusa a chi arriva a piedi.
Il sindaco di Castel Volturno ha ricordato come i fondi del PNRR destinati al superamento dei ghetti siano stati investiti in modo positivo: il comune ha ristrutturato quattro villette confiscate alla camorra, che ospiteranno ottanta migranti, tra cui soggetti fragili e persone con disagio mentale.
Il quadro che emerge dall'articolo di Avvenire è quello di un piano governativo che fatica a trovare terreno fertile in qualsiasi parte del Paese. Le resistenze non provengono solo dall'opposizione politica, ma attraversano trasversalmente giunte di centrodestra e centrosinistra, realtà ecclesiali e associazioni civili, dal Trentino alla Campania.