Giovedì 11 giugno 2026
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Diritti umani. La Libia all'Italia: le condizioni nei campi degli immigrati respinti sono affare nostro

U.E. - ITALIA
Notizia ·
'Inadeguata, deludente e politicamente miope'. In questi tre aggettivi il presidente della Camera Gianfranco Fini ha condensato ieri tutto il suo disappunto per la risposta delle autorita' libiche alla sua proposta di una commissione mista di parlamentari italiani e libici per verificare nei centri di raccolta degli immigrati in Libia il rispetto dei diritti umani e delle garanzie per chi chiede asilo.
L'invito di Fini - poco dopo la recente visita bilaterale del colonnello Muammar Gheddafi a Roma - era stato rivolto al segretario del Congresso generale del popolo libico Embarak el Shamek. Che non ha tardato a rispondere. Sostanzialmente picche.
Perche' e' vero che Tripoli ha dato un formale via libera alla costituzione della commissione proposta dall'inquilino di Montecitorio. Ma - si precisa nella missiva di Embarak el Shamek che Fini ha letto ieri davanti ai giornalisti parlamentari - 'non per i motivi citati'. In primo luogo perche', tutto sommato, si tratta di una 'questione interna'. E poi, hanno fatto sapere dalla Gran Giamahiria, perche' in quei centri 'non ci sono rifugiati politici'. E il rispetto dei diritti umani?
'Il mio Paese - ha scritto El Shamek - ha emesso la grande carta verde per i diritti dell'uomo, nel rispetto di tutti gli atti internazionali in materia'.
Un atteggiamento, quello di Tripoli, che non e' piaciuto affatto a Fini. Sono settimane che il presidente della Camera non sta facendo mancare appunti 'critici' verso la politica dei respingimenti adottata dal governo nel contrasto all' immigrazione clandestina. Come quando, in piena polemica per le accuse lanciate al nuovo pacchetto di misure dall'Unhcr, defini' 'immorale' respingere un clandestino senza aver prima verificato se sia in condizione di ottenere lo status di rifugiato.
Un' attenzione costante ai diritti umani, che e' tornato a ribadire: 'Nei rapporti tra paesi - ha detto riferendosi all'amicizia italo-libica, sancita dal Trattato di amicizia che ha messo fine ad anni di contenziosi - e' doveroso porre in cima il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali'.
Con Fini si schiera subito Rocco Buttiglione, dell'Udc: 'Condividiamo la sua delusione', afferma il vice presidente della Camera, sottolineando come esista 'un problema gravissimo dell'accoglienza degli immigrati in Libia, molte volte trattenuti in condizioni disumane e privati di ogni diritto.
Queste persone sono in parte rilevante rifugiati che fuggono davanti alla persecuzione religiosa, politica e civile e alla guerra'.
Nient'affatto stupito dalla risposta libica si dice invece Benedetto Della Vedova, il deputato del Pdl di area radicale che lancia un monito anche al governo: 'La cooperazione in materia di contrasto dell'immigrazione illegale esige che il nostro paese non presuma, ma accerti che i 'respingimenti' verso la Libia e il trattamento degli immigrati respinti avvengano nel quadro delle regole stabilite dal diritto internazionale. Penso che l'esecutivo abbia l'interesse e il dovere di chiarire e non di eludere la situazione'.
Critici con entrambe le parti i radicali: 'La risposta della Libia rappresenta una chiara ammissione di colpevolezza', premette Matteo Mecacci, ma se 'il Parlamento italiano avesse a cuore il rispetto della legalita' internazionale dovrebbe rimettere in discussione e denunciare il Trattato di Amicizia con Gheddafi per mancato rispetto del diritto internazionale'.
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