Diritto d'asilo: il TAR Lombardia indaga sui ritardi di Ministero e Questura di Milano
Con l'ordinanza n. 3818/2026, pubblicata il 20 luglio 2026, il TAR Lombardia (Sezione Quarta) ha emesso una prima pronuncia sulla class action avviata il 10 ottobre 2025 dalle associazioni Naga e ASGI contro il Ministero dell'Interno e la Questura di Milano, accusate di ritardi sistematici nella formalizzazione delle domande di protezione internazionale.
Come riporta ASGI, il Tribunale ha scelto di non pronunciarsi subito nel merito, preferendo acquisire prima informazioni più precise e documentate dalla Questura di Milano. A tal fine, le autorità convenute dovranno depositare entro 90 giorni una relazione dettagliata che chiarisca: i tempi medi di ciascuna fase della procedura per gli anni 2024, 2025 e il primo semestre 2026; se la durata complessiva sia diminuita dopo l'introduzione del sistema degli enti convenzionati (in vigore dal 2023); quali risorse strumentali, finanziarie e umane siano state assegnate all'Ufficio Immigrazione nel triennio 2024-2026; se le misure adottate abbiano esaurito i margini di miglioramento e se sia prevedibile una riduzione dei tempi entro il 31 dicembre 2026; le scelte organizzative relative all'allocazione delle risorse tra i vari uffici della Questura, e se tali scelte siano rivedibili.
Il TAR ha inoltre chiesto al Ministero dell'Interno di chiarire se la portata del fenomeno dei richiedenti protezione internazionale presso la Questura di Milano sia superiore, inferiore o paragonabile a quella rilevata in altre città italiane.
La normativa italiana ed europea prevede che le Questure debbano formalizzare la richiesta d'asilo entro tre giorni lavorativi dalla manifestazione di volontà del richiedente, compilando il cosiddetto modulo C3. Tale termine può essere prorogato di al massimo dieci giorni solo in caso di arrivi eccezionalmente numerosi. A Milano, stando al monitoraggio condotto da Naga, l'attesa media per poter semplicemente accedere alla procedura ha superato i cinque mesi.
Le conseguenze per chi non riesce a ottenere la formalizzazione della domanda sono immediate e gravi: rischio di espulsione dal territorio nazionale, esclusione dal sistema di accoglienza, impossibilità di iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale e di svolgere attività lavorativa regolare.
Il caso milanese non è isolato. Le stesse criticità — prassi illegittime, inefficienze e ritardi cronici — sono documentate su scala nazionale. A marzo 2025 ricorsi analoghi sono stati presentati al TAR del Veneto contro le Questure di Venezia e Vicenza. Naga e ASGI accolgono positivamente la decisione del TAR Lombardia, ritenendola un passaggio rilevante per fare luce sulle responsabilità dell'amministrazione e per rimuovere gli ostacoli che compromettono l'effettività di un diritto fondamentale.