Dogana aeroporti. La Commissione manda Frontex per risolvere i problemi dell’Entry-Exit System
Da quando Ursula von der Leyen ha riconosciuto che esistono alcuni problemi nell’attuazione del nuovo Entry-Exit System (EES) alle frontiere di Schengen, la Commissione ha cambiato la sua narrazione sul sistema che permette di registrare e condividere i dati biometrici dei cittadini extra-Ue che attraversano i confini. Il commissario Magnus Brunner ha scritto una lettera agli operatori aeroportuali e oggi la Commissione incontrerà i rappresentanti del settore a livello tecnico. “Stiamo esaminando attentamente il funzionamento pratico del nuovo sistema e stiamo facendo tutto il possibile per limitarne l’impatto sui viaggiatori provenienti da paesi extra-Ue”, ha detto un portavoce: “il Commissario Brunner sta intensificando i suoi contatti con i ministri degli Stati membri interessati per capire esattamente quale tipo di supporto sia necessario.” Nel frattempo “Frontex è pronta a inviare personale negli aeroporti più trafficati” e “a contribuire all’implementazione della nuova app di pre-registrazione sviluppata per tutti gli Stati membri”, ha detto il portavoce della Commissione.
La responsabilità degli Stati membri per le code negli aeroporti — La Commissione tuttavia rimane convinta che il sistema EES funzioni come dovrebbe. “L’impatto sui viaggi è molto limitato, l’impatto sulla sicurezza è molto elevato”, ha detto il portavoce. Più di mille persone pericolose per la sicurezza dell’Ue sono state intercettate alle dogane in ingresso. Ogni settimana vengono registrati 2 milioni di ingressi e uscite. “Stiamo parlando di circa 1.500 valichi di frontiera in totale” e il sistema “funziona correttamente nella maggior parte dei valichi di frontiera di 29 paesi”, ha detto il portavoce della Commissione. La responsabilità per le lunghe code negli aeroporti viene attribuita agli Stati membri, che lo scorso anno avevano assicurato di essere pronti per l’EES, anche se non lo erano. “Molte delle difficoltà riscontrate in alcuni aeroporti non riguardano il sistema di ingresso e uscita in quanto tale, ma piuttosto problemi strutturali, problemi che esistevano anche prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema in alcuni aeroporti, ad esempio la carenza di personale”, ha detto il portavoce. “C’è personale a sufficienza? L’infrastruttura è pronta?” La risposta è chiaramente “no” negli aeroporti in cui si registrano più ore di coda.
(Il Mattinale europeo)