Martedì 14 luglio 2026
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Ecobonus auto: 3 miliardi spesi, ma l'impatto sul clima resta sconosciuto

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Tre miliardi di euro di soldi pubblici impegnati, oltre 1,3 milioni di veicoli elettrici e ibridi acquistati, eppure nessuno sa con precisione quante emissioni siano state effettivamente risparmiate. È il quadro che emerge dalla relazione della Corte dei Conti sugli incentivi alla mobilità sostenibile, come riporta Rinnovabili.

La relazione, approvata con Delibera n. 51/2026/G dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha esaminato gli esiti degli Ecobonus introdotti dalla legge di Bilancio 2019. I magistrati contabili ne hanno bocciato l'efficacia rispetto all'obiettivo di decarbonizzazione e chiedono ora un cambio di passo a Mimit e Mase: il primo deve riscrivere le regole e rafforzare il monitoraggio ambientale, il secondo deve assumere un ruolo più attivo nella gestione degli interventi finanziati dal Pnrr.

 

Il sistema di controllo ha funzionato bene solo sul lato finanziario: grazie alla piattaforma gestita da Invitalia si sa quanti soldi siano stati spesi, quante prenotazioni completate (1.359.380, per 4.830 concessionari accreditati) e quali veicoli acquistati. Ma i report prodotti non hanno consentito alcuna valutazione dell'effettivo contributo della misura alla riduzione delle emissioni di gas serra. In sostanza, si sa quanto si è speso e cosa si è comprato, ma non quanti gas serra siano stati davvero risparmiati.

 

Uno degli aspetti più critici riguarda l'innalzamento progressivo della soglia di emissioni ammessa agli incentivi: originariamente fissata a 60 grammi di CO₂ per chilometro, è stata portata nel tempo fino a 135 g/km, oltre il doppio del limite iniziale. Il risultato è che la stragrande maggioranza delle prenotazioni ha riguardato veicoli della fascia di emissioni più alta consentita, allontanando di fatto la misura dal suo obiettivo dichiarato di favorire la diffusione di auto a zero o bassissime emissioni.

 

Anche la rottamazione ha mostrato limiti operativi significativi. La burocrazia ha allungato i tempi delle pratiche dai 180 giorni iniziali fino a 270, mentre il florido mercato dell'usato ha vanificato parte dell'effetto ambientale: i vecchi veicoli ritirati, invece di essere eliminati dalla circolazione, finiscono spesso rivenduti — soprattutto nelle aree europee più fragili dal punto di vista economico — trasferendo l'inquinamento anziché abbatterlo. Quanto al retrofit elettrico, la misura per la riqualificazione dei veicoli termici in elettrici, è stata un flop totale: non ha trovato applicazione concreta né per difficoltà tecniche né per la quasi totale assenza di richieste.

 

La Corte segnala inoltre che nel 2021, prima dell'avvio del Fondo Automotive, il governo aveva commissionato al Politecnico di Milano uno studio scientifico per valutarne l'impatto economico e ambientale. Quello studio, però, non è stato mai utilizzato come base per verifiche successive: una volta ricevuto, è stato sostanzialmente archiviato.

 

Dal marzo 2025 il governo ha modificato l'impostazione degli incentivi, abbandonando i bonus diretti ai privati a favore di strumenti basati sui contratti di sviluppo, con l'obiettivo di sostenere le PMI della filiera automotive e finanziare la riconversione industriale in Italia. Per la Corte, tuttavia, cambiare la natura degli incentivi non basterà se non si introduce contestualmente un monitoraggio scientifico dei reali benefici ambientali ottenuti. Serve anche, raccomandano i magistrati contabili, un rafforzamento delle attività di informazione e sensibilizzazione dei consumatori, in vista dell'obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030.

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