Energia. I costi del taglio delle accise basterebbero a dimezzare i costi del trasporto pubbico
Quanto costa lo sconto di 17 centesimi sulle accise del diesel? 4,75 miliardi di euro l’anno. Quanto costerebbe dimezzare il prezzo del trasporto pubblico – bus, metropolitane, treni regionali – in tutta Italia? 3 miliardi. Dimezzarlo e potenziarlo? 5 miliardi. Renderlo gratuito e potenziarlo, raddoppiando i servizi? 8 miliardi. Sono i numeri snocciolati dal sindaco di Roma (e già ministro dell’Economia) Roberto Gualtieri, alla presentazione della rivista Italianieuropei di in Campidoglio, insieme alla Lega delle autonomie locali (Ali).
Il j’accuse è rivolto alle scelte operate dal Governo Meloni di fronte ai continui rincari dei combustibili fossili a causa della guerra in corso in Medio Oriente, costate ai contribuenti la bellezza di circa 2,7 miliardi di euro in appena quattro mesi (all’inizio lo sconto era infatti più ingente dell’attuale). I risultati sono deludenti dal punto di viste dei consumatori – benzina e diesel veleggiano ormai stabilmente oltre i due euro al litro –, ma anche sotto il profilo emissivo e della politica economica.
Anziché contribuire a liberare gli italiani dal giogo dei combustibili fossili, la scelta di abbattere temporaneamente le accise vincola il Paese a costi d’importazione che oscillano in media tra 50 e 100 miliardi di euro l’anno; incentiva il consumo di un bene oggi scarso, contribuendo a innalzarne ulteriormente i costi, come evidenziato all’unanimità tra i maggiori esperti nazionali e internazionali; non ultimo, contribuisce a mantenere alte le emissioni di gas serra che alimentano la crisi climatica (il comparto trasporti in Italia segna addirittura +8% rispetto al 1990).
Non a caso, tra le misure alternative, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) suggerisce di investire – oltre che sulle energie rinnovabili – su misure come car sharing e proprio trasporto pubblico. Che invece in Italia è al palo. Come documentano i dati resi disponibili nei giorni scorsi dall’Istat, dopo il rimbalzo post-Covid (+39% nel 2022), i passeggeri del Tpl continuano ad aumentare, ma a tassi decrescenti (+16,4% nel 2023, +3,8% nel 2024) e la domanda stenta a tornare ai livelli del 2019 (-8,2%). Magari se i servizi migliorassero la domanda crescerebbe più rapidamente, ma il Governo preferisce evidentemente favorire gli affari dei petrolieri.
(Luca Aterini su Greenreport del 17/09/2026)