Google Android: la CGUE conferma la multa da 4,125 miliardi di euro
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha respinto in via definitiva il ricorso di Google e della sua controllante Alphabet contro la maxi-multa antitrust legata al sistema operativo Android. Lo rende noto lo studio legale Macfarlanes, precisando come la sentenza — pronunciata il 2 luglio 2026 — confermi definitivamente una sanzione di 4,125 miliardi di euro, la più elevata mai irrogata in materia antitrust nell'intera storia dell'Unione Europea.
La vicenda ha origine dalla decisione della Commissione Europea del luglio 2018, con cui Google era stata sanzionata per aver abusato della posizione dominante di Android — detenendo all'epoca oltre l'80% del mercato mobile europeo — in tre modalità distinte: obbligando i produttori di dispositivi a preinstallare Google Search e il browser Chrome come condizione per accedere al Play Store; imponendo accordi di anti-frammentazione che vietavano ai costruttori di distribuire versioni modificate del sistema operativo; e pagando i principali produttori di smartphone e gli operatori di rete affinché il proprio motore di ricerca risultasse l'unico predefinito sui dispositivi.
La Commissione aveva inizialmente fissato la multa a 4,34 miliardi di euro. Nel settembre 2022, il Tribunale dell'UE (di primo grado) aveva confermato nella sostanza l'infrazione, annullando però parzialmente le conclusioni relative ad alcuni accordi di condivisione dei ricavi e ricalcolando la sanzione a 4,125 miliardi. Google aveva quindi impugnato questa pronuncia dinanzi alla CGUE, chiedendone l'annullamento totale: istanza che la Corte ha ora respinto, rendendo la penale definitiva e non ulteriormente appellabile.
Sul piano delle conseguenze pratiche, la sentenza apre la strada a richieste di risarcimento danni da parte di concorrenti che abbiano subito perdite a causa delle condotte contestate tra il 2011 e il 2018, in qualsiasi dei 13 Stati dello Spazio Economico Europeo coperti dalla decisione originaria della Commissione. In base alla Direttiva UE sul risarcimento del danno da pratiche anticoncorrenziali, chi agisce in giudizio non dovrà dimostrare nuovamente l'illecito — già accertato in via definitiva — ma soltanto quantificare il pregiudizio subito.
Google ha dichiarato di essere rimasta delusa dalla sentenza, sostenendo che il giudizio non riconosca gli investimenti effettuati per mantenere Android aperto e gratuito, e ricordando di aver già adeguato i propri accordi di licenza fin dal 2018, in ottemperanza alla decisione originaria della Commissione. La società ha altresì introdotto nel 2021 ulteriori misure a favore della libertà di scelta degli utenti.
La condanna Android si aggiunge a una multa da 2,4 miliardi per il caso Google Shopping e a una sanzione da 2,95 miliardi irrogata nel settembre 2025 per pratiche anticoncorrenziali nell'ad tech: il conto complessivo delle sanzioni antitrust UE a carico di Alphabet supera ormai i 11 miliardi di euro.