Giovedì 16 luglio 2026
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Guerra in Iran: i dati in tempo reale su energia, carburanti e prezzi

U.E. - ITALIA
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Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, ha innescato quella che il Fondo monetario internazionale e l'Agenzia internazionale dell'energia definiscono potenzialmente la peggiore crisi energetica della storia recente. Il dashboard Lab24 del Sole 24 Ore monitora in tempo reale gli effetti del conflitto sui mercati delle materie prime energetiche e sui prezzi al consumo.

 

Il nodo centrale è lo Stretto di Hormuz: prima della guerra, circa il 20% del greggio mondiale transitava da questo corridoio strategico. Il blocco e la forte riduzione del traffico navale — con bombardamenti alle infrastrutture del Golfo Persico, inclusa l'isola di Kharg e il giacimento di South Pars — hanno fatto impennare le quotazioni di gas e petrolio. Le quotazioni del gas europeo (indice TTF) sono raddoppiate rispetto a inizio anno, superando i sessanta euro al megawattora, mentre il Brent ha varcato la soglia dei cento dollari al barile. Dopo l'annuncio di un'intesa per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i prezzi sono tornati a scendere, ma gli effetti dell'impennata continuano a farsi sentire.

In Italia, alla pompa di benzina, da inizio marzo sono comparsi prezzi inusuali: il gasolio si è assestato stabilmente sopra i due euro al litro per diverse settimane, mentre la benzina ha sfiorato quelle cifre. Il governo ha risposto tagliando le accise sui carburanti — un intervento introdotto a marzo e poi prorogato — con una riduzione differenziata di 20 centesimi al litro per il diesel e 5 centesimi per la benzina, finanziata con le sanzioni dell'Antitrust e l'extragettito IVA. La misura ha frenato parzialmente la corsa dei prezzi, ma la tendenza complessiva rimane in crescita.

 

La crisi si riflette a cascata su altri settori. Sul fronte dei fertilizzanti, secondo l'ultimo rapporto della Banca Mondiale sulla sicurezza alimentare, i prezzi dell'urea sono aumentati di quasi il 46% su base mensile: il gas naturale è infatti una variabile determinante nei costi di produzione dei concimi azotati. Se i prezzi restano elevati, il rischio è che gli aumenti si trasferiscano anche sui beni alimentari nel lungo termine.

 

Pesanti le ripercussioni anche sul trasporto aereo: dallo Stretto di Hormuz passa circa il 40% delle importazioni europee di carburante aereo (cherosene Jet A-1), il cui prezzo è più che raddoppiato rispetto all'anno scorso prima di tornare a scendere dopo il cessate il fuoco. La compagnia tedesca Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20.000 voli tra maggio e ottobre per ridurre i consumi, con un risparmio atteso di circa 40.000 tonnellate di jet fuel.

 

Sul fronte macroeconomico, Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del FMI, ha spiegato che le previsioni di crescita globale sono state riviste al ribasso, dal +3,4% al +3,1%, mentre l'inflazione torna ad accelerare, con effetti a cascata sul potere d'acquisto delle famiglie. L'impatto dei rincari non è uniforme: sono soprattutto le famiglie con disponibilità economiche ridotte a subire il peso maggiore.

 

Secondo le stime dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre, lo shock energetico causato dal conflitto costerà agli italiani quasi 29 miliardi di euro nel 2026, con un aumento del 16% rispetto al 2025. L'analisi di Facile.it calcola che nei primi due mesi di guerra (marzo-aprile) gli italiani abbiano speso oltre 1,7 miliardi in più tra bollette, carburante e mutui. Nei prossimi dodici mesi, chi ha un contratto di fornitura energetica a prezzo indicizzato spenderà in media 2.165 euro tra luce e gas, l'11% in più rispetto alle previsioni precedenti al conflitto.

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