Immigrazione. Garante detenuti Bologna: sei mesi in un Cie peggio del carcere
C'e' anche una donna serba di 62 anni, in Italia da 11, che ha vissuto con il genero e le nipoti, 'che attendeva di essere espulsa, privata della famiglia e rimandata in un luogo ormai sconosciuto' tra le persone incontrate dal garante delle persone detenute del Comune di Bologna nella sua visita al Cie. Per l'avv. Desi Bruno la permenenza nei centri di identificazione ed espulsione fino a sei mesi e' 'peggio della detenzione'.
Le persone trattenute 'considerano un tempo cosi' lungo di permanenza ingiusto perche' priva della liberta' personale per un periodo oggi davvero considerevole a causa della mera condizione di irregolarita'', ha spiegato il Garante. E' poi alta la percentuale di chi arriva dal carcere, per cui e' fallita la procedura di espulsione in corso di detenzione 'e per queste persone e' inaccettabile una ulteriore privazione della liberta' per un periodo sino a 6 mesi'. Bruno sottolinea 'che il Cie non e' strutturato per permanenze di cosi' lunga durata, che trasformano in modo definitivo il trattenimento in pena detentiva, senza che sia stata prevista l'organizzazione propria del regime detentivo e le garanzie anche di tipo giurisdizionale che ad essa si accompagnano'.
Il Centro, visitato il 29 marzo, ospita circa 84 persone (49 uomini) che coprono la totalita' dei posti disponibili, e 35 donne. Il numero massimo di presenze e' di 95, 50 uomini e 45 donne. La situazione nella struttura, per il Garante 'e' di costante tensione' dopo l'entrata in vigore dalla legge n.
94/2009, che appunto prevede la possibilita' di trattenimento sino a 6 mesi (prima il termine massimo era di 2). 'Drammatica - ha poi concluso - e' la situazione di quelle persone, prive di documenti, che non si vedranno riconosciute dai paesi di appartenenza, il loro destino e' rimanere al Cie per tutto il tempo dei 6 mesi, uscire dal Centro ma ritornarvi al primo controllo e rimanervi di nuovo, e cosi' via senza poter mai avere un riconoscimento della loro esistenza fuori da questo circuito'.
Le persone trattenute 'considerano un tempo cosi' lungo di permanenza ingiusto perche' priva della liberta' personale per un periodo oggi davvero considerevole a causa della mera condizione di irregolarita'', ha spiegato il Garante. E' poi alta la percentuale di chi arriva dal carcere, per cui e' fallita la procedura di espulsione in corso di detenzione 'e per queste persone e' inaccettabile una ulteriore privazione della liberta' per un periodo sino a 6 mesi'. Bruno sottolinea 'che il Cie non e' strutturato per permanenze di cosi' lunga durata, che trasformano in modo definitivo il trattenimento in pena detentiva, senza che sia stata prevista l'organizzazione propria del regime detentivo e le garanzie anche di tipo giurisdizionale che ad essa si accompagnano'.
Il Centro, visitato il 29 marzo, ospita circa 84 persone (49 uomini) che coprono la totalita' dei posti disponibili, e 35 donne. Il numero massimo di presenze e' di 95, 50 uomini e 45 donne. La situazione nella struttura, per il Garante 'e' di costante tensione' dopo l'entrata in vigore dalla legge n.
94/2009, che appunto prevede la possibilita' di trattenimento sino a 6 mesi (prima il termine massimo era di 2). 'Drammatica - ha poi concluso - e' la situazione di quelle persone, prive di documenti, che non si vedranno riconosciute dai paesi di appartenenza, il loro destino e' rimanere al Cie per tutto il tempo dei 6 mesi, uscire dal Centro ma ritornarvi al primo controllo e rimanervi di nuovo, e cosi' via senza poter mai avere un riconoscimento della loro esistenza fuori da questo circuito'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti