Martedì 9 giugno 2026
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Immigrazione. L'Italia replica alle accuse dell'Ue

U.E. - ITALIA
Notizia ·
L'Italia ha rispettato il principio di non respingimento e garantito il diritto di chiedere asilo nelle operazioni in mare contro il traffico di clandestini. E' quanto si legge in una lettera, di cui AKI-ADNKRONOS International ha ottenuto copia, inviata l'8 settembre dal governo italiano al commissario europeo alla Giustizia Jacques Barrot. Lo stesso Barrot aveva chiesto chiarimenti all'Italia il 15 luglio scorso.
Nel documento, che consta di 4 fitte pagine, si sottolinea con forza che "le iniziativa di riconduzione in Libia dei clandestini sono state effettuate in conformita' al vigente quadro normativo interno e internazionale". Soprattutto, sottolinea la missiva, "si comunica che l'Italia, nel corso delle suddette operazioni, ha sempre operato in conformita' al principio del 'non refoulement' (non respingimento, n.d.r.), poiche' non ha negato ai clandestini intercettati la possibilita' di chiedere asilo. E' stato riferito dai responsabili delle forze intervenute che, durante le operazioni di soccorso in alto mare, durate in media circa 10 ore, i suddetti stranieri non hanno chiesto alcuna forma di protezione internazionale, ne' fatto sapere di essere perseguitati nel loro paese".
Roma cita inoltre il Protocollo addizionale della Convenzione dell'Onu contro la criminalita' organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, "che consente all'unita' navale di uno stato di fermare un natante privo di nazionalita' e sospettato di trasportare illegalmente stranieri". Lo stesso, sostiene il documento, si applica anche per la Convenzione e i Protocolli dell'Onu contro il crimine organizzato transnazionale.
Non basta, nella lettera inviata a Bruxelles dal governo italiano "si informa che l'art.6 del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione (firmato il 30 agosto 2008 tra Italia e Libia, n.d.r.) prevede che i due paesi 'agiscano conformemente... agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo".
Inoltre, spiega ancora il testo, "La Libia, pur non avendo aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato, ha ratificato la Convenzione dell'Unione Africana del 1969 sui rifugiati in Africa. Detto Trattato impegna la Libia a garantire protezione non solo ai perseguitati, ma a tutti coloro che provengono da aree geografiche a rischio".
Roma, sempre in risposta a precise domande di Bruxelles, sottolinea inoltre che "il personale che opera a bordo delle unita' navali italiane ha sempre dimostrato alta professionalita' e competenza tecnica, riconosciuta pubblicamene attraverso numerosi apprezzamenti ufficiali, anche in tema di protezione internazionale".
Riferendosi in particolare all'azione del 4 luglio scorso, il governo italiano sottolinea a Bruxelles che "7 stranieri, 2 uomini e 5 donne, che erano a bordo del natante intercettato, a causa delle loro condizioni di salute sono stati trasferiti a Lampedusa e poi, con mezzi aerei presso l'ospedale di Catania. Dimessi dall'ospedale, 2 uomini sono stati trattenuti nel Cie di Caltanissetta, 3 donne nel Cie di Roma, 2 donne minorenni in apposite strutture di Catania e Caltanissetta".
Infine, prosegue il testo, "le azioni di contrasto dell'immigrazione clandestina messe in atto dal governo italiano costituiscono, nel rispetto del quadro normativo internazionale sopra descritto, una politica molto efficace di contrasto all'immigrazione clandestina, nella misura in cui rappresentano un deterrente significativo nei confronti delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani. Da tali azioni e' conseguita una riduzione di oltre il 90% degli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, operando cosi' anche la salvaguardia di molti vite, in mare, che le inumane condizioni di trasporto clandestino pongono a grave rischio".
Il governo, conclude la lettera, "sostiene la necessita' di un maggiore impegno comunitario anche finalizzato a sostenere il governo libico, pure dal punto di vista finanziario, sia nell'azione di prevenzione di traffici di immigrazione clandestina, sia nel raggiungimento di standard europei per quanto attiene alla politica di asilo".
Da 'testimonianze' dirette raccolte in Libia risulta che un centinaio di migranti respinti a luglio abbiano 'chiesto asilo una volta arrivati in Libia'. Alcuni di loro, inoltre, hanno raccontato che le autorita' italiane a bordo delle motovedette 'non avrebbero chiesto la nazionalita' delle persone ne' le motivazioni che le hanno spinte a fuggire dai propri paesi'.
E' quanto sottolinea l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) alla luce della lettera inviata dall'Italia alla commissione europea sulla politica dei respingimenti applicata dal nostro paese. 'Non abbiamo visto la lettera inviata dal governo a Bruxelles ma solo quanto riportato dall'Ansa - dice il portavoce in Italia Laura Boldrini - che non fa riferimento alle modalita' con cui si e' svolta l'identificazione a bordo, alle informazioni fornite ai potenziali richiedenti asilo ne' alla presenza di interpreti'.
'Auspichiamo quindi che questi dettagli possano essere forniti - prosegue Boldrini - anche perche' in base alle nostre informazioni, ottenute attraverso colloqui con le persone respinte in Libia, risulta che alla fine di luglio almeno cento di loro abbiano chiesto asilo nel corso di visite svolte da personale dell'Unhcr nei centri di detenzione nel paese nordafricano'.
Ed inoltre, conclude l'Agenzia dell'Onu, 'va anche tenuto presente che gran parte dei respinti in agosto erano di nazionalita' eritrea e somala e, quindi, normalmente bisognosi di protezione'.

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