Italia. Altre reazioni sui provvedimenti del Governo
"Se non ci sono tradimenti nella nostra coalizione questo provvedimento in Senato non passa, ne sono sicuro. Però l'opposizione deve essere compatta e non devono esserci tradimenti". Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega, è tornato ad affrontare il tema del provvedimento sulla cittadinanza agli immigrati in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano 'La Padania'.
"Nella peggiore delle ipotesi, se riuscissero a farlo passare in Parlamento, è giusto comunque - ha continuato Calderoli - che sia il popolo a dover decidere su una cosa così importante, per questo dobbiamo giocare di anticipo, perché loro avranno davanti dei tempi tecnici nei prossimi mesi e noi dobbiamo sfruttare questi tempi a nostro vantaggio, in modo da farci trovare pronti. Per un referendum abrogativo, per fare in modo che si cancelli questa legge prima che sia riuscita a produrre i suoi effetti devastanti, perché altrimenti tutto il Paese sarebbe rovinato irrimediabilmente, perché nel momento in cui viene data la cittadinanza a tutti questi immigrati indietro non si torna più".
"Ma dobbiamo muoverci in anticipo. Per questo - ha anticipato Calderoli - il 27 agosto le Camicie Verdi si troveranno a Ca' San Marco per difendere l'identità del popolo padano, che diventa una difesa del popolo italiano. Da lì partirà la nostra battaglia, con una raccolta firme che ci dovrà portare ad avere un numero tale di firme, prima dell'approvazione della legge, che, nel momento in cui la legge dovesse venire approvata, noi saremo già pronti per depositare tutte le firme necessarie in modo che il referendum venga indetto subito, prima che la legge possa produrre i suoi effetti devastanti e irreparabili. Per questo - conclude - il 27 agosto tutti devono rimettersi la camicia verde e presentarsi sul passo di Ca' San Marco. Per difendere la nostra identità e il nostro futuro...".
Una volta che anche gli immigrati potranno votare "alla Casa delle liberta' avere dentro un partito dichiaratamente xenofobo creera' problemi". A sottolinearlo e' il ministro della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero che in una intervista a 'la Repubblica' sottolinea come non sia "assolutamente detto che i nuovi cittadini immigrati siano un serbatoio di voti per la Sinistra. Dipendera' - dice - da molti fattori" e aggiunge: "dubito che chi viene dai paesi dell'est voti Rifondazione".
Certo e', secondo il ministro che "la Destra dovra' ormai tenere conto anche del peso elettorale dei nuovi cittadini: in particolare nel nord, nell'area pedemontana della Pianura Padana dove la quantita' di immigrati che lavora e vive e' altissima, il 20-30%, questo cambiera' radicalmente la dialettica politica. Basta riflettere sul fatto che finora le posizioni della Lega non avevano controindicazioni per i partner della Cdl, ma nel momento in cui a casa loro hanno qualche centinaia di migliaia di persone che possono votare" allora, ribadisce Ferrero, avere tra gli alleati "un partito xenofobo" qualche problema lo creera'.
"Il ministro Ferrero non viene meno all'onesta' intellettuale che gli ho sempre riconosciuto. Lui dice cio' che gran parte della sinistra pensa ma non dice: l'immigrazione e' un'arma elettorale o, per usare le sue parole, 'cambiera' la dialettica politica'". Lo afferma Lucio Malan, senatore di Forza Italia, secondo il quale, inoltre, "affermando che in parti importanti dell'Italia gli immigrati sono il 20-30% della popolazione, Ferrero conferma che i numeri del ministro Amato, che parla di poche migliaia di beneficiari, sono bugie e che quando noi dell'opposizione parliamo di 1 o 2 milioni di nuovi cittadini italiani abbiamo ragione".
"Contro questa politica scellerata - sottolinea Malan - non va scartata alcuna opzione legale, neppure il referendum, anche se esso potrebbe intervenire soltanto mesi dopo l'approvazione della legge, che ' percio' dobbiamo fare ogni sforzo per bloccare prima, all'insegna del si' agli immigrati che rispettano la legge e del no all'immigrazione selvaggia".
"L'ennesima esternazione 'richiama-immigrati' del ministro Ferrero ci consegna un personaggio in cerca d'autore, incapace di vedere il disastro che le azioni del governo stanno producendo sul tema degli immigrati". Lo afferma in una nota Isabella Bertolini (Fi).
"Infatti - prosegue - è bastata la notizia di un disegno di legge per far sì che gli uffici della Cgil di Bologna siano stati presi d'assalto da ben 5000 immigrati, nella sola Bologna, che vogliono la cittadinanza. Questi numeri sono la prova provata che il ministro Amato ha dato cifre a caso sulle richieste della cittadinanza e che, rispetto ai dati forniti, saranno ben di più delle poche migliaia, che i signori della sinistra vogliono far credere agli italiani".
"Ma il diabolico disegno della sinistra di far votare masse di immigrati per raccattare più voti - osserva Bertolini - si infrangerà, per esempio, nei confronti delle comunità islamiche, che invece creeranno propri partiti, che in molte zone del Paese saranno determinanti per il governo delle città. Avremo quindi dai 'partiti islamici', per fare alcuni esempi, richieste per togliere il crocefisso, per avere cibi etnicamente compatibili nelle scuole, per tenere separati i bambini dalle bambine nelle palestre e nelle piscine. I nostri enti locali passeranno il loro tempo e spenderanno i soldi di tutti, per soddisfare esclusivamente le richieste di una minoranza di residenti, danneggiando di fatto la maggioranza degli italiani".
"Il governo delle sinistre, con questo deleterio disegno di legge sulla cittadinanza facile, rischia di dare il via ad una serie di scontri sociali senza precedenti nella storia del nostro paese, con il rischio di creare in Italia ciò che è avvenuto nelle banlieu di Francia", avverte l'esponente di Fi.
"Forza Italia - conclude Bertolini - si batterà con forza contro il perverso e pericoloso tentativo della sinistra di distruggere la nostra comunità nazionale. Lo farà nelle aule parlamentari e sensibilizzando i cittadini italiani sul fatto che il governo Prodi vuole annullare il nostro stile di vita, la nostra cultura e la nostra millenaria civiltà".
"Invito i poli ad evitare di estremizzare un tema delicatissimo come l'immigrazione. Il mio appello e' perche' si arrivi ad una mediazione possibile, altrimenti il rischio grosso e' che la politica si avviti su se stessa e non se ne esca piu'. La Bossi-Fini e' una buona legge che puo' rappresentare una piattaforma su cui cominciare a confrontarsi per apportare eventuali miglioramenti".Lo afferma il segretario della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi.
"Dimentichiamoci che queste persone entrino a far parte di liste e schieramenti politici a noi oggi conosciuti, nel caso in cui si concedesse loro elettorato attivo e passivo, farebbero delle loro liste per portare avanti le loro idee, il loro modello di stato e di legislazione". Lo afferma Angelo Alessandri, presidente federale Lega Nord, spiegando come la reazione del Carroccio all'approvazione del ddl sulla cittadinanza per gli immigrati non e' dettata dall'irrazionalita', ma da "una accurata riflessione di quanto e' accaduto negli ultimi anni nel nostro paese".
"A Modena, circa un anno e mezzo fa - ricorda - hanno provato a concedere il voto agli extracomunitari, per eleggere una consulta degli immigrati, la sorpresa e' stata grande negli organizzatori quando si scopri' che alle elezioni si presentarono solo liste etniche: c'era la lista dei marocchini, quella dei brasiliani, quella degli albanesi. L'unica trasversale era quella dei 'trans' ".
In Italia, conclude Alessandri, "non vogliono integrarsi, frequentano le loro moschee, mandano i bambini nelle scuole coraniche e quando frequentano le scuole normali cercano di cambiarle: togliendo i crocifissi, la carne di maiale, le feste di Natale e Pasqua, chiedono le spiagge per sole donne musulmane, vogliono entrare in piscina con il burqa; una volta al potere cosa pensate che facciano se gia' adesso stanno cercando di comandare ed imporre a casa nostra?".
"Il tema dell'immigrazione e' emblematico della impossibilita' di dialogo tra opposizione e governo Prodi", secondo Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare e parlamentare di Fi.
"Le teoriche possibilita' di confronto su una nuova disciplina per la cittadinanza - sottolinea - sono state infatti bruciate dal governo Prodi con il suo complessivo approccio al tema dei flussi migratori, caratterizzato da un intreccio perverso di opportunismo e ideologismo. Semplificare i percorsi della cittadinanza avrebbe dovuto comportare infatti la piu' rigorosa applicazione della legge Bossi-Fini, ovvero l'impegno per la qualificazione e programmazione dei flussi di entrata. Al contrario, il governo Prodi, sommando come al solito, tutte le sue pulsioni interne, ha combinato una sanatoria di fatto di tutte le domande presentate con l'annuncio del superamento del requisito del rapporto di lavoro e con una discussione non risolta sugli stessi Cpt, per non dire delle nuove modalita' di ricongiungimento dei genitori".
"E' ovvio - conclude Sacconi - che su questa base diventa poi impossibile il confronto sulla cittadinanza".
"Ferrero ragiona da segretario di partito non da ministro della Repubblica, forse ha troppa confusione in testa e non capisce la differenza. Chiedo a Prodi di togliergli la delega". La richiesta e' del vicepresidente del veneto, il leghista Luca Zaia in risposta ai rilievi che il ministro per la solidarieta' sociale Paolo Ferrero ha rivolto in alcune interviste alla Cdl accusando il centro destra di mantenere al suo interno un partito xenofobo.
"Nel centro destra - ha spiegato Zaia - sono andati via ministri per molto meno. Ora si tollera un ministro che contatta tranquillamente i giornali per dire che tutti le normative della sinistra servono per invitare a smetterla di votare Lega". Secondo Zaia i provvedimenti "senza concertazione" dell'attuale governo "arrivano come dei missili a ciel sereno a tutte le ore del giorno. Il loro - ha proseguito - e' un progetto di filiera con il quale si stanno pagando delle fatture elettorali". "Come centro destra cerchiamo di capire il loro insegnamento - ha ammonito ancora Zaia - che indica che quando si e' al potere bisogna esercitarlo e governare fino in fondo. E questi certo non si sono persi d'animo presentandoci sin dal primo giorno la terna Bertinotti, Marini, Napolitano. E' invece vomitevole pensare che abbiamo impiegato mezzo secolo per dare il voto ai nostri emigrati e loro qualche settimana invece per dare il voto agli immigrati che arrivano nel nostro Paese. Tutto in assoluta assenza di regole, criteri di reciprocita' e scandalosamente in assenza di ragionamenti sulla condotta degli immigrati. La priorita' semmai non e' quella di farlo votare - ha concluso Zaia - ma di fargli capire come si vive in Italia".
Sulla cittadinanza breve agli immigrati "ci sono perplessità da parte di chi non ha studiato la serietà della proposta, che andrà di fronte al Parlamento che la discuterà e la emenderà". Il presidente del Consiglio Romano Prodi, a Toano sull'Appennino reggiano per inaugurare il nuovo municipio, replica così alle critiche della Cdl sulla proposta di cittadinanza breve per gli immigrati.
"E' una proposta prudente, seria, in linea con gli altri Paesi Ue - ha aggiunto Prodi - e tra l'altro abbiamo anche sottolineato la necessità di conoscenza linguistica dell'italiano". "Cinque anni di presenza nel Paese sono quelli che hanno gli altri Paesi europei - ha proseguito il Professore - abbiamo reso più severe le norme che riguardano l'acquisto della cittadinanza tramite matrimoni fasulli, fatti ad hoc".
"Qual è la cosa migliore - ha concluso Prodi con una domanda - se gli stranieri restano in Italia da stranieri o come cittadini partecipanti alla comunità nazionale, a cui danno il loro contributo di lavoro e di imposte?".
Istituire una commissione parlamentare che "monitorizzi gli effetti dei recenti provvedimenti governativi in materia di cittadinanza agli immigrati, ma soprattutto sia in grado di intervenire per colmare le numerose lagune legislative che verrebbero alla luce con sconcertante intensità, perché i danni che si rischiano di fare sono immensi". E' quanto chiede Luigi Camilloni, presidente dell'Osservatorio Sociale.
Secondo Camilloni, "il basso reddito dei lavoratori immigrati in aggiunta alla cittadinanza italiana, li vedrebbe favoriti nella maggior parte dei bandi quali ad esempio l'assegnazione di alloggi popolari ed asili nido rispetto agli italiani e ciò potrebbe generare forti tensioni sociali con le fasce più deboli con evidenti ondate xenofobe. Per non parlare - prosegue il presidente dell'Osservatorio - degli aspetti legislativi nelle varie materie quali ad esempio il diritto di famiglia".
Camilloni si dice "fortemente perplesso" per "la forte carica semplicistica con cui sono stati presentati agli italiani tali provvedimenti, senza mettere subito in cantiere gli opportuni correttivi legislativi. Il Governo - avverte - tenga gli occhi ben aperti sugli effetti che verranno a prodursi sugli italiani, soprattutto quando sarà costretto a stanziare dei finanziamenti ad hoc con l'esborso di milioni di euro destinati a favore dei nuovi immigrati per integrarli".
E' positiva la cittadinanza, ma non basta: per non fermarsi a una cittadinanza solo formale, occorre avviare politiche serie di integrazione sociale.
Cosi' la pensa la sociologa Chiara Saraceno sulla decisione del Governo di dare la cittadinanza italiana agli immigrati. "Non c'e' motivo alcuno per non dare, a persone che sono qui in Italia da anni rispettandone le leggi, la cittadinanza italiana e quindi di partecipare - aggiunge Saraceno - alle decisioni del paese con il voto stesso".
L'immigrazione, tra l'altro, di per se' non e' un fattore di criminalita': l'equazione immigrato uguale delinquente non e' la realta'. "Non solo questo - aggiunge la Saraceno - neanche reale e' tutti gli immigrati sono islamici ne' tutti gli islamici sono terroristi, come sostiene la Lega".
Dopodiche', "non e' che non ci si debba occupare del terrorismo - avverte la Saraceno - e del fondamentalismo: trovo eccessive, sopra le righe, non reali certe affermazioni della Lega".
Spetta, quindi, al Governo dar sostanza ad un provvedimento positivo - la cittadinanza - con politiche attive di integrazione sociale dal posto di lavoro alla scuola, dalla casa alla salute: "di costruire le condizioni per una convivenza pacifica tra etnie e popoli diversi", sottolinea la Saraceno.
"L'Italia non una dittatura - conclude la Saraceno - quindi non ci sono ragioni e motivi perche' agli immigrati non si possa e non si debba dare la cittadinanza italiana".
"La discussione sulla cittadinanza per gli extracomunitari sta percorrendo una strada sbagliata. Preliminarmente si deve discutere se e come l'Italia possa garantire i piu' elementari diritti ad una popolazione maggiore di quella attuale, che porterebbe ad incrementare i fabbisogni sanitari, scolastici, occupazionali, abitativi, di fronte ai quali le amministrazioni sono gia' carenti e deficitarie". Lo dice Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa sociale e segretario nazionale di Azione sociale.
"La risposta di Azione sociale e' che l'Italia non e' assolutamente in grado di assumersi questo onere, indipendentemente dalle nostre valutazioni di ordine politico, storico e culturale che, peraltro, sono ben note -aggiunge la Mussolini-. Sembra quasi che il diritto al voto sia l'aspetto maggiormente rilevante e forse per la sinistra lo e', come e' stato puntualmente rilevato da G.A. Stella sul 'Corriere della sera' i giorni scorsi: in Germania e Spagna i termini per la cittadinanza sono ben superiori!".
"Ormai in tema di immigrazione siamo al delirio. Dopo la maxisanatoria per 350mila extracomunitari, siamo passati alle ricongiunzioni facili che faranno arrivare in Italia centinaia di migliaia di parenti di stranieri. Poi e' arrivato il disegno di legge sulla cittadinanza facile. Ora si vuole addirittura affidare in alcune citta' l'attivita' di polizia municipale agli extracomunitari che non si capisce bene quale funzione dovrebbero svolgere, se quella di spie ai danni dei loro connazionali, o di controllo su chi ha il torto di essere italiano. La sinistra e' in preda a un delirio che dobbiamo bloccare in parlamento". Lo afferma Maurizio Gasparri, dell'esecutivo di An.
"Alleanza Nazionale - prosegue - si opporra' certamente al dimezzamento del numero di anni necessari per aspirare alla cittadinanza. Cinque anni sono troppo pochi. Bisognera' dire anche no al cosidetto ius soli, che attrarrebbe quantita' enormi di immigrati nel nostro paese con la prospettiva di fruire facilmente di servizi e vantaggi. Bisogna condizionare il rilascio della cittadinanza non solo alla conoscenza delle lingue, ma a una comprovata adesione ai valori della nostra democrazia, cultura e identita'".
"Non vorremmo vedere in Italia - sottolinea ancora - le scene che abbiamo visto in queste ore a Londra: extracomunitari probabilmente cittadini britannici che sfilano per le strade con cappelli inneggianti all'Hezbollah e al terrorismo islamico che punta alla distruzione di Israele. Non vogliamo stranieri che minaccino la nostra liberta' con il nostro passaporto, e consideriamo aberrante l'ipotesi di affidare le forze dell'ordine a chi viene in Italia non per integrarsi ma per distruggere la nostra cultura. In Parlamento faremo inflessibili perche' l'integrazione non si puo' basare sulla demagogia".
"Mi pare che il governo abbia scelto un'altra volta una scorciatoia. Non so se dieci anni sono troppi e cinque sono giusti, sarei partito da altro". E' quanto afferma il capogruppo di Alleanza Nazionale al Senato Altero Matteoli interpellato sulle nuove regole di cittadinanza previste dal disegno di legge sull'immigrazione, annunciando che An e' pronta a presentare emendamenti ad hoc.
"Non sono aprioristicamente contrario a chi viene nel nostro Paese, ma a patto che che alcune regole siano rispettate", spiega Matteoli. "Conoscenza della lingua, della Costituzione, della nostra democrazia e della nostra cultura. Queste sono le cose essenziali il resto mi pare secondario", aggiunge.
Il dibattito e' comunque rimandato alla ripresa dei lavori parlamentari: "Essendo un ddl, speriamo di confrontarci", conclude Matteoli che annuncia che Alleanza Nazionale e' "pronta a presentare degli emendamenti".
"Siamo disponibili ad un confronto serio e responsabile in materia di nuove norme sulla cittadinanza per gli immigrati". Cosi' Adolfo Urso, deputato di Alleanza Nazionale, commenta il ddl del Governo sulle nuove regole in materia di immigrazione.
"Per essere votato - spiega Urso - il ddl necessita di alcuni cambiamenti. Cinque anni per richiedere la cittadinanza italiana ci sembrano un po' troppi pochi; la nostra proposta e' alzarli a sette o otto anni e predisporre degli esami rigorosi e selettivi affinche' l'acquisizione della cittadinanza non avvenga automaticamente. Fondamentale per noi e' non andare ad intaccare la Bossi-Fini, altrimenti - conclude l'esponente An - verrebbero a mancare i presupposti fondamentali per aprire un tavolo di confronto con la maggioranza".
"Siamo contro la cittadinanza facile, la cittadinanza e il diritto di voto devono essere il punto di arrivo di un processo di integrazione e non il punto di partenza". E' il parere del senatore di Forza Italia Paolo Amato che insieme ai rappresentanti fiorentini e provinciali del partito ha commentato il disegno di legge sulla cittadinanza agli immigrati avanzata dal ministro Giuliano Amato.
Secondo l' esponente azzurro "e' un provvedimento demagogico che affronta in maniera superficiale la questione. Cittadinanza non vuol dire integrazione e questo Ddl rischia di creare solo problemi anziche' risolverli". Per Paolo Amtato si tratta di "una proposta fatta in modo frettoloso dal centro sinistra di cui non capiamo il motivo se non quello di crearsi un potenziale elettorato tra gli immigrati".
Critiche sono state poi rivolte all' idea di "abbassare la soglia da 10 a 5 anni, cosi' facendo saremmo il paese piu' permissista d' Europa". Amato e gli altri esponenti azzurri si sono detti preoccupati per il "il contesto di lassismo in cui si colloca il Ddl all' indomani di una sanatoria, delle quote per i permessi di lavoro e del ricongiungimento familiare. Daremo battaglia sulla questione - hanno aggiunto - non solo in parlamento ma anche tra la gente, per informare al meglio i cittadini su una questione fortemente sentita. Il tema della cittadinanza e' centrale e non puo' essere affrontato in questo modo, i cittadini devono poter dire la loro. A settembre si riunira' inoltre la consulta degli eletti e la questione sara' il tema prioritario dei lavori".
Sulla questione e' poi intervenuto il consigliere regionale azzurro Angelo Pollina sottolineando che "se il Governo Prodi continuera' a far prevalere la volonta' di pochi sul destino dell' interno Paese, mi impegnero' in Toscana, a raccogliere le firme necessarie per richiedere un referendum abrogativo sulle nuove norme in tema di immigrazione".
Critico sul Ddl Amato anche il consigliere di Palazzo Vecchio Enrico Bosi secondo cui "abbiamo bisogno di un' immigrazione selezionata che sia scelta e non subita. L' immigrazione di cui abbiamo bisogno dobbiamo andare a cercarla a est, dove i popoli hanno una coscienza piu' europea, sono vicini alla nostra religione e sono quindi piu' facilmente integrabile. I musulmani - ha aggiunto - non sono invece assimiliabili e l' Italia deve guardarsi da questo aspetto".
"Nella peggiore delle ipotesi, se riuscissero a farlo passare in Parlamento, è giusto comunque - ha continuato Calderoli - che sia il popolo a dover decidere su una cosa così importante, per questo dobbiamo giocare di anticipo, perché loro avranno davanti dei tempi tecnici nei prossimi mesi e noi dobbiamo sfruttare questi tempi a nostro vantaggio, in modo da farci trovare pronti. Per un referendum abrogativo, per fare in modo che si cancelli questa legge prima che sia riuscita a produrre i suoi effetti devastanti, perché altrimenti tutto il Paese sarebbe rovinato irrimediabilmente, perché nel momento in cui viene data la cittadinanza a tutti questi immigrati indietro non si torna più".
"Ma dobbiamo muoverci in anticipo. Per questo - ha anticipato Calderoli - il 27 agosto le Camicie Verdi si troveranno a Ca' San Marco per difendere l'identità del popolo padano, che diventa una difesa del popolo italiano. Da lì partirà la nostra battaglia, con una raccolta firme che ci dovrà portare ad avere un numero tale di firme, prima dell'approvazione della legge, che, nel momento in cui la legge dovesse venire approvata, noi saremo già pronti per depositare tutte le firme necessarie in modo che il referendum venga indetto subito, prima che la legge possa produrre i suoi effetti devastanti e irreparabili. Per questo - conclude - il 27 agosto tutti devono rimettersi la camicia verde e presentarsi sul passo di Ca' San Marco. Per difendere la nostra identità e il nostro futuro...".
Una volta che anche gli immigrati potranno votare "alla Casa delle liberta' avere dentro un partito dichiaratamente xenofobo creera' problemi". A sottolinearlo e' il ministro della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero che in una intervista a 'la Repubblica' sottolinea come non sia "assolutamente detto che i nuovi cittadini immigrati siano un serbatoio di voti per la Sinistra. Dipendera' - dice - da molti fattori" e aggiunge: "dubito che chi viene dai paesi dell'est voti Rifondazione".
Certo e', secondo il ministro che "la Destra dovra' ormai tenere conto anche del peso elettorale dei nuovi cittadini: in particolare nel nord, nell'area pedemontana della Pianura Padana dove la quantita' di immigrati che lavora e vive e' altissima, il 20-30%, questo cambiera' radicalmente la dialettica politica. Basta riflettere sul fatto che finora le posizioni della Lega non avevano controindicazioni per i partner della Cdl, ma nel momento in cui a casa loro hanno qualche centinaia di migliaia di persone che possono votare" allora, ribadisce Ferrero, avere tra gli alleati "un partito xenofobo" qualche problema lo creera'.
"Il ministro Ferrero non viene meno all'onesta' intellettuale che gli ho sempre riconosciuto. Lui dice cio' che gran parte della sinistra pensa ma non dice: l'immigrazione e' un'arma elettorale o, per usare le sue parole, 'cambiera' la dialettica politica'". Lo afferma Lucio Malan, senatore di Forza Italia, secondo il quale, inoltre, "affermando che in parti importanti dell'Italia gli immigrati sono il 20-30% della popolazione, Ferrero conferma che i numeri del ministro Amato, che parla di poche migliaia di beneficiari, sono bugie e che quando noi dell'opposizione parliamo di 1 o 2 milioni di nuovi cittadini italiani abbiamo ragione".
"Contro questa politica scellerata - sottolinea Malan - non va scartata alcuna opzione legale, neppure il referendum, anche se esso potrebbe intervenire soltanto mesi dopo l'approvazione della legge, che ' percio' dobbiamo fare ogni sforzo per bloccare prima, all'insegna del si' agli immigrati che rispettano la legge e del no all'immigrazione selvaggia".
"L'ennesima esternazione 'richiama-immigrati' del ministro Ferrero ci consegna un personaggio in cerca d'autore, incapace di vedere il disastro che le azioni del governo stanno producendo sul tema degli immigrati". Lo afferma in una nota Isabella Bertolini (Fi).
"Infatti - prosegue - è bastata la notizia di un disegno di legge per far sì che gli uffici della Cgil di Bologna siano stati presi d'assalto da ben 5000 immigrati, nella sola Bologna, che vogliono la cittadinanza. Questi numeri sono la prova provata che il ministro Amato ha dato cifre a caso sulle richieste della cittadinanza e che, rispetto ai dati forniti, saranno ben di più delle poche migliaia, che i signori della sinistra vogliono far credere agli italiani".
"Ma il diabolico disegno della sinistra di far votare masse di immigrati per raccattare più voti - osserva Bertolini - si infrangerà, per esempio, nei confronti delle comunità islamiche, che invece creeranno propri partiti, che in molte zone del Paese saranno determinanti per il governo delle città. Avremo quindi dai 'partiti islamici', per fare alcuni esempi, richieste per togliere il crocefisso, per avere cibi etnicamente compatibili nelle scuole, per tenere separati i bambini dalle bambine nelle palestre e nelle piscine. I nostri enti locali passeranno il loro tempo e spenderanno i soldi di tutti, per soddisfare esclusivamente le richieste di una minoranza di residenti, danneggiando di fatto la maggioranza degli italiani".
"Il governo delle sinistre, con questo deleterio disegno di legge sulla cittadinanza facile, rischia di dare il via ad una serie di scontri sociali senza precedenti nella storia del nostro paese, con il rischio di creare in Italia ciò che è avvenuto nelle banlieu di Francia", avverte l'esponente di Fi.
"Forza Italia - conclude Bertolini - si batterà con forza contro il perverso e pericoloso tentativo della sinistra di distruggere la nostra comunità nazionale. Lo farà nelle aule parlamentari e sensibilizzando i cittadini italiani sul fatto che il governo Prodi vuole annullare il nostro stile di vita, la nostra cultura e la nostra millenaria civiltà".
"Invito i poli ad evitare di estremizzare un tema delicatissimo come l'immigrazione. Il mio appello e' perche' si arrivi ad una mediazione possibile, altrimenti il rischio grosso e' che la politica si avviti su se stessa e non se ne esca piu'. La Bossi-Fini e' una buona legge che puo' rappresentare una piattaforma su cui cominciare a confrontarsi per apportare eventuali miglioramenti".Lo afferma il segretario della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi.
"Dimentichiamoci che queste persone entrino a far parte di liste e schieramenti politici a noi oggi conosciuti, nel caso in cui si concedesse loro elettorato attivo e passivo, farebbero delle loro liste per portare avanti le loro idee, il loro modello di stato e di legislazione". Lo afferma Angelo Alessandri, presidente federale Lega Nord, spiegando come la reazione del Carroccio all'approvazione del ddl sulla cittadinanza per gli immigrati non e' dettata dall'irrazionalita', ma da "una accurata riflessione di quanto e' accaduto negli ultimi anni nel nostro paese".
"A Modena, circa un anno e mezzo fa - ricorda - hanno provato a concedere il voto agli extracomunitari, per eleggere una consulta degli immigrati, la sorpresa e' stata grande negli organizzatori quando si scopri' che alle elezioni si presentarono solo liste etniche: c'era la lista dei marocchini, quella dei brasiliani, quella degli albanesi. L'unica trasversale era quella dei 'trans' ".
In Italia, conclude Alessandri, "non vogliono integrarsi, frequentano le loro moschee, mandano i bambini nelle scuole coraniche e quando frequentano le scuole normali cercano di cambiarle: togliendo i crocifissi, la carne di maiale, le feste di Natale e Pasqua, chiedono le spiagge per sole donne musulmane, vogliono entrare in piscina con il burqa; una volta al potere cosa pensate che facciano se gia' adesso stanno cercando di comandare ed imporre a casa nostra?".
"Il tema dell'immigrazione e' emblematico della impossibilita' di dialogo tra opposizione e governo Prodi", secondo Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare e parlamentare di Fi.
"Le teoriche possibilita' di confronto su una nuova disciplina per la cittadinanza - sottolinea - sono state infatti bruciate dal governo Prodi con il suo complessivo approccio al tema dei flussi migratori, caratterizzato da un intreccio perverso di opportunismo e ideologismo. Semplificare i percorsi della cittadinanza avrebbe dovuto comportare infatti la piu' rigorosa applicazione della legge Bossi-Fini, ovvero l'impegno per la qualificazione e programmazione dei flussi di entrata. Al contrario, il governo Prodi, sommando come al solito, tutte le sue pulsioni interne, ha combinato una sanatoria di fatto di tutte le domande presentate con l'annuncio del superamento del requisito del rapporto di lavoro e con una discussione non risolta sugli stessi Cpt, per non dire delle nuove modalita' di ricongiungimento dei genitori".
"E' ovvio - conclude Sacconi - che su questa base diventa poi impossibile il confronto sulla cittadinanza".
"Ferrero ragiona da segretario di partito non da ministro della Repubblica, forse ha troppa confusione in testa e non capisce la differenza. Chiedo a Prodi di togliergli la delega". La richiesta e' del vicepresidente del veneto, il leghista Luca Zaia in risposta ai rilievi che il ministro per la solidarieta' sociale Paolo Ferrero ha rivolto in alcune interviste alla Cdl accusando il centro destra di mantenere al suo interno un partito xenofobo.
"Nel centro destra - ha spiegato Zaia - sono andati via ministri per molto meno. Ora si tollera un ministro che contatta tranquillamente i giornali per dire che tutti le normative della sinistra servono per invitare a smetterla di votare Lega". Secondo Zaia i provvedimenti "senza concertazione" dell'attuale governo "arrivano come dei missili a ciel sereno a tutte le ore del giorno. Il loro - ha proseguito - e' un progetto di filiera con il quale si stanno pagando delle fatture elettorali". "Come centro destra cerchiamo di capire il loro insegnamento - ha ammonito ancora Zaia - che indica che quando si e' al potere bisogna esercitarlo e governare fino in fondo. E questi certo non si sono persi d'animo presentandoci sin dal primo giorno la terna Bertinotti, Marini, Napolitano. E' invece vomitevole pensare che abbiamo impiegato mezzo secolo per dare il voto ai nostri emigrati e loro qualche settimana invece per dare il voto agli immigrati che arrivano nel nostro Paese. Tutto in assoluta assenza di regole, criteri di reciprocita' e scandalosamente in assenza di ragionamenti sulla condotta degli immigrati. La priorita' semmai non e' quella di farlo votare - ha concluso Zaia - ma di fargli capire come si vive in Italia".
Sulla cittadinanza breve agli immigrati "ci sono perplessità da parte di chi non ha studiato la serietà della proposta, che andrà di fronte al Parlamento che la discuterà e la emenderà". Il presidente del Consiglio Romano Prodi, a Toano sull'Appennino reggiano per inaugurare il nuovo municipio, replica così alle critiche della Cdl sulla proposta di cittadinanza breve per gli immigrati.
"E' una proposta prudente, seria, in linea con gli altri Paesi Ue - ha aggiunto Prodi - e tra l'altro abbiamo anche sottolineato la necessità di conoscenza linguistica dell'italiano". "Cinque anni di presenza nel Paese sono quelli che hanno gli altri Paesi europei - ha proseguito il Professore - abbiamo reso più severe le norme che riguardano l'acquisto della cittadinanza tramite matrimoni fasulli, fatti ad hoc".
"Qual è la cosa migliore - ha concluso Prodi con una domanda - se gli stranieri restano in Italia da stranieri o come cittadini partecipanti alla comunità nazionale, a cui danno il loro contributo di lavoro e di imposte?".
Istituire una commissione parlamentare che "monitorizzi gli effetti dei recenti provvedimenti governativi in materia di cittadinanza agli immigrati, ma soprattutto sia in grado di intervenire per colmare le numerose lagune legislative che verrebbero alla luce con sconcertante intensità, perché i danni che si rischiano di fare sono immensi". E' quanto chiede Luigi Camilloni, presidente dell'Osservatorio Sociale.
Secondo Camilloni, "il basso reddito dei lavoratori immigrati in aggiunta alla cittadinanza italiana, li vedrebbe favoriti nella maggior parte dei bandi quali ad esempio l'assegnazione di alloggi popolari ed asili nido rispetto agli italiani e ciò potrebbe generare forti tensioni sociali con le fasce più deboli con evidenti ondate xenofobe. Per non parlare - prosegue il presidente dell'Osservatorio - degli aspetti legislativi nelle varie materie quali ad esempio il diritto di famiglia".
Camilloni si dice "fortemente perplesso" per "la forte carica semplicistica con cui sono stati presentati agli italiani tali provvedimenti, senza mettere subito in cantiere gli opportuni correttivi legislativi. Il Governo - avverte - tenga gli occhi ben aperti sugli effetti che verranno a prodursi sugli italiani, soprattutto quando sarà costretto a stanziare dei finanziamenti ad hoc con l'esborso di milioni di euro destinati a favore dei nuovi immigrati per integrarli".
E' positiva la cittadinanza, ma non basta: per non fermarsi a una cittadinanza solo formale, occorre avviare politiche serie di integrazione sociale.
Cosi' la pensa la sociologa Chiara Saraceno sulla decisione del Governo di dare la cittadinanza italiana agli immigrati. "Non c'e' motivo alcuno per non dare, a persone che sono qui in Italia da anni rispettandone le leggi, la cittadinanza italiana e quindi di partecipare - aggiunge Saraceno - alle decisioni del paese con il voto stesso".
L'immigrazione, tra l'altro, di per se' non e' un fattore di criminalita': l'equazione immigrato uguale delinquente non e' la realta'. "Non solo questo - aggiunge la Saraceno - neanche reale e' tutti gli immigrati sono islamici ne' tutti gli islamici sono terroristi, come sostiene la Lega".
Dopodiche', "non e' che non ci si debba occupare del terrorismo - avverte la Saraceno - e del fondamentalismo: trovo eccessive, sopra le righe, non reali certe affermazioni della Lega".
Spetta, quindi, al Governo dar sostanza ad un provvedimento positivo - la cittadinanza - con politiche attive di integrazione sociale dal posto di lavoro alla scuola, dalla casa alla salute: "di costruire le condizioni per una convivenza pacifica tra etnie e popoli diversi", sottolinea la Saraceno.
"L'Italia non una dittatura - conclude la Saraceno - quindi non ci sono ragioni e motivi perche' agli immigrati non si possa e non si debba dare la cittadinanza italiana".
"La discussione sulla cittadinanza per gli extracomunitari sta percorrendo una strada sbagliata. Preliminarmente si deve discutere se e come l'Italia possa garantire i piu' elementari diritti ad una popolazione maggiore di quella attuale, che porterebbe ad incrementare i fabbisogni sanitari, scolastici, occupazionali, abitativi, di fronte ai quali le amministrazioni sono gia' carenti e deficitarie". Lo dice Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa sociale e segretario nazionale di Azione sociale.
"La risposta di Azione sociale e' che l'Italia non e' assolutamente in grado di assumersi questo onere, indipendentemente dalle nostre valutazioni di ordine politico, storico e culturale che, peraltro, sono ben note -aggiunge la Mussolini-. Sembra quasi che il diritto al voto sia l'aspetto maggiormente rilevante e forse per la sinistra lo e', come e' stato puntualmente rilevato da G.A. Stella sul 'Corriere della sera' i giorni scorsi: in Germania e Spagna i termini per la cittadinanza sono ben superiori!".
"Ormai in tema di immigrazione siamo al delirio. Dopo la maxisanatoria per 350mila extracomunitari, siamo passati alle ricongiunzioni facili che faranno arrivare in Italia centinaia di migliaia di parenti di stranieri. Poi e' arrivato il disegno di legge sulla cittadinanza facile. Ora si vuole addirittura affidare in alcune citta' l'attivita' di polizia municipale agli extracomunitari che non si capisce bene quale funzione dovrebbero svolgere, se quella di spie ai danni dei loro connazionali, o di controllo su chi ha il torto di essere italiano. La sinistra e' in preda a un delirio che dobbiamo bloccare in parlamento". Lo afferma Maurizio Gasparri, dell'esecutivo di An.
"Alleanza Nazionale - prosegue - si opporra' certamente al dimezzamento del numero di anni necessari per aspirare alla cittadinanza. Cinque anni sono troppo pochi. Bisognera' dire anche no al cosidetto ius soli, che attrarrebbe quantita' enormi di immigrati nel nostro paese con la prospettiva di fruire facilmente di servizi e vantaggi. Bisogna condizionare il rilascio della cittadinanza non solo alla conoscenza delle lingue, ma a una comprovata adesione ai valori della nostra democrazia, cultura e identita'".
"Non vorremmo vedere in Italia - sottolinea ancora - le scene che abbiamo visto in queste ore a Londra: extracomunitari probabilmente cittadini britannici che sfilano per le strade con cappelli inneggianti all'Hezbollah e al terrorismo islamico che punta alla distruzione di Israele. Non vogliamo stranieri che minaccino la nostra liberta' con il nostro passaporto, e consideriamo aberrante l'ipotesi di affidare le forze dell'ordine a chi viene in Italia non per integrarsi ma per distruggere la nostra cultura. In Parlamento faremo inflessibili perche' l'integrazione non si puo' basare sulla demagogia".
"Mi pare che il governo abbia scelto un'altra volta una scorciatoia. Non so se dieci anni sono troppi e cinque sono giusti, sarei partito da altro". E' quanto afferma il capogruppo di Alleanza Nazionale al Senato Altero Matteoli interpellato sulle nuove regole di cittadinanza previste dal disegno di legge sull'immigrazione, annunciando che An e' pronta a presentare emendamenti ad hoc.
"Non sono aprioristicamente contrario a chi viene nel nostro Paese, ma a patto che che alcune regole siano rispettate", spiega Matteoli. "Conoscenza della lingua, della Costituzione, della nostra democrazia e della nostra cultura. Queste sono le cose essenziali il resto mi pare secondario", aggiunge.
Il dibattito e' comunque rimandato alla ripresa dei lavori parlamentari: "Essendo un ddl, speriamo di confrontarci", conclude Matteoli che annuncia che Alleanza Nazionale e' "pronta a presentare degli emendamenti".
"Siamo disponibili ad un confronto serio e responsabile in materia di nuove norme sulla cittadinanza per gli immigrati". Cosi' Adolfo Urso, deputato di Alleanza Nazionale, commenta il ddl del Governo sulle nuove regole in materia di immigrazione.
"Per essere votato - spiega Urso - il ddl necessita di alcuni cambiamenti. Cinque anni per richiedere la cittadinanza italiana ci sembrano un po' troppi pochi; la nostra proposta e' alzarli a sette o otto anni e predisporre degli esami rigorosi e selettivi affinche' l'acquisizione della cittadinanza non avvenga automaticamente. Fondamentale per noi e' non andare ad intaccare la Bossi-Fini, altrimenti - conclude l'esponente An - verrebbero a mancare i presupposti fondamentali per aprire un tavolo di confronto con la maggioranza".
"Siamo contro la cittadinanza facile, la cittadinanza e il diritto di voto devono essere il punto di arrivo di un processo di integrazione e non il punto di partenza". E' il parere del senatore di Forza Italia Paolo Amato che insieme ai rappresentanti fiorentini e provinciali del partito ha commentato il disegno di legge sulla cittadinanza agli immigrati avanzata dal ministro Giuliano Amato.
Secondo l' esponente azzurro "e' un provvedimento demagogico che affronta in maniera superficiale la questione. Cittadinanza non vuol dire integrazione e questo Ddl rischia di creare solo problemi anziche' risolverli". Per Paolo Amtato si tratta di "una proposta fatta in modo frettoloso dal centro sinistra di cui non capiamo il motivo se non quello di crearsi un potenziale elettorato tra gli immigrati".
Critiche sono state poi rivolte all' idea di "abbassare la soglia da 10 a 5 anni, cosi' facendo saremmo il paese piu' permissista d' Europa". Amato e gli altri esponenti azzurri si sono detti preoccupati per il "il contesto di lassismo in cui si colloca il Ddl all' indomani di una sanatoria, delle quote per i permessi di lavoro e del ricongiungimento familiare. Daremo battaglia sulla questione - hanno aggiunto - non solo in parlamento ma anche tra la gente, per informare al meglio i cittadini su una questione fortemente sentita. Il tema della cittadinanza e' centrale e non puo' essere affrontato in questo modo, i cittadini devono poter dire la loro. A settembre si riunira' inoltre la consulta degli eletti e la questione sara' il tema prioritario dei lavori".
Sulla questione e' poi intervenuto il consigliere regionale azzurro Angelo Pollina sottolineando che "se il Governo Prodi continuera' a far prevalere la volonta' di pochi sul destino dell' interno Paese, mi impegnero' in Toscana, a raccogliere le firme necessarie per richiedere un referendum abrogativo sulle nuove norme in tema di immigrazione".
Critico sul Ddl Amato anche il consigliere di Palazzo Vecchio Enrico Bosi secondo cui "abbiamo bisogno di un' immigrazione selezionata che sia scelta e non subita. L' immigrazione di cui abbiamo bisogno dobbiamo andare a cercarla a est, dove i popoli hanno una coscienza piu' europea, sono vicini alla nostra religione e sono quindi piu' facilmente integrabile. I musulmani - ha aggiunto - non sono invece assimiliabili e l' Italia deve guardarsi da questo aspetto".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti