Italia. Amato: 'doppio binario' per ingresso in Italia. Calderoli: meglio il passaggio a livello
Creare liste di stranieri che chiedono un visto d'ingresso in Italia per venirvi a lavorare. Ed eventualmente pensare a corsi di formazione sul posto, ma che siano adeguati alle esigenze proprie del mercato del lavoro italiano.
E' l'idea a cui sta lavorando il ministro dell'Interno Giuliano Amato per far fronte al fenomeno dell'immigrazione, quella clandestina in primo luogo. Per ora e' solo un'ipotesi, come lo stesso titolare del Viminale ha detto in un'intervista a un quotidiano romano, ma e' in via di attenta analisi. Sarebbe questa una sorta di "doppio binario d'ingresso", inserito in una legge piu' avanzata rispeto all'attuale, la Bossi-Fini, e in grado cosi' di porre un freno alla "commistione fra immigrati legali e irregolari". In tal modo si avrebbe un quadro di riferimento "piu' moderno e vicino ai nostri partner europei".
Da una parte quindi l'accesso per professionalita' di livello superiore, "se richiesti da un'impresa o da un'istituzione: il meccanismo della chiamata da parte del datore di lavoro sarebbe giustificato". Dall'altra, invece, se si tratta di una colf, di una baby sitter o di un operaio semplice, "si potrebbe organizzare all'estero - dice Amato nell'intervista - un sistema parallelo al collocamento italiano". Per l'appunto chiamando in causa i nostri consolati, creando presso di essi "apposite liste di stranieri che chiedono di venire a lavorare in Italia e, avvalendoci anche dei fondi europei previsti nele prospettive finanziarie 2007-2013, avviare corsi di formazione in loco rispodenti alle esigenze specifiche del nostro mercato del lavoro". Nelle intenzioni di Amato, questo meccanismo dovrebbe poi tradursi in una convergenza a livello centrale della domanda e dell'offerta di lavoro, "avendo ben presenti le esigenze particolari sul territorio e gli ausili concreti che potranno venire da fuori.
Spettera' poi al signolo datore di lavoro, se sarannno disponibili, alle associazioni di categoria e ad altri soggetti affidabili garantire per questi ingressi".
Nell'intervista Amato ha escluso che si sia gia' nella fase di un possibile disegno di legge in tal senso: "Per ora e' solo un'idea, sulla quale bisogna discutere dentro il governo e fuori. Poi si vedra': se si riterra' che possa funzionare, perche' razionale e fattibile, poptra' diventare disegno di legge". Di certo pero', dice il titolare del Viminale, in fatto di immigrati "in ogni caso, il cambiamento e' necessario" rispetto alla tendenza attuale. E infatti si sta lavorando con il dicastero della Giustizia per mettere mano alle norme di contrasto dell'immigrazione clandestina. Ma - ricorda Amato allo stesso tempo - su questo tema "non pensiamo che l'Italia possa farcela da sola, abbiamo bisogno dell'Europa in questa guerra contro i mercanti di uomini". Sul piano prettamente umano, Amato infine sottolinea la sua solidarieta' "verso i poveretti che arrivano" ma al tempo stesso "non posso aprire loro la porta, perche' premierei i trafficanti".
Doppio binario? "Ne entrano già troppi con un solo binario, figuriamoci con due. Io metterei un bel passaggio a livello...". Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega e vicepresidente del Senato, respinge l'ipotesi lanciata oggi dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, di separare le strade di accesso per gli immigrati in Italia. E rilancia: "la Bossi-Fini va bene così com'è, e i vari tentativi di modificarla sono finalizzati a fare sanatorie una tantum, come peraltro è già stato fatto".
"È curioso che tutta l'Europa va in una direzione - nota Calderoli - e noi, con questo governo, andiamo in direzione diametralmente opposta". La maggioranza di centrosinistra, insomma, "va al contrario". Ad esempio sulle quote che, secondo l'ex ministro, "devono essere fissate dal paese ricevente e non in base alle domande". Bisogna poi "rispettare il principio che il datore di lavoro assicuri l'alloggio" e, "in caso di necessità, come previsto dalla Bossi-Fini, ricorrere anche all'uso della forza, con il respingimento alle frontiere".
"In tema di immigrazione Amato non dice nulla di nuovo. Consiglio al ministro di leggere la Bossi-Fini in modo puntuale, si accorgera' che i progetti a cui lui afferma di lavorare sono norme concrete gia' applicabili". Lo dichiara Isabella Bertolini di Forza Italia, gia' relatrice della legge Bossi-Fini alla Camera dei Deputati. "Il ministro scopre l'acqua calda sui corsi di formazione per immigrati nei paesi di origine, come sulla chiamata di lavoratori stranieri attraverso apposite liste previste dagli accordi e dalle intese bilaterali siglate con i paesi extra Cee. È tanto e tale il furore ideologico contro la Bossi-Fini che evidentemente - sostiene l'esponente di FI - la coalizione di sinistra al governo non si e' neppure degnata di approfondire quanto la legge prevede. E cosi' perdiamo ancora tempo in chiacchiere, mentre l'Italia rimane al palo e subisce l'invasione di clandestini. Perche' anche in tema di contrasto della clandestinita' la sinistra spreca milioni di parole e rimanda all'infinito l'assunzione di iniziative di contrasto, per altro gia' previste dalla Bossi-Fini. Anche in questo caso - conclude Bertolini - Amato tergiversa e si appella all'Europa. Ma il Paese non ha bisogno dei sofismi del 'dottor sottile', bensi' di decisioni immediate".
E' l'idea a cui sta lavorando il ministro dell'Interno Giuliano Amato per far fronte al fenomeno dell'immigrazione, quella clandestina in primo luogo. Per ora e' solo un'ipotesi, come lo stesso titolare del Viminale ha detto in un'intervista a un quotidiano romano, ma e' in via di attenta analisi. Sarebbe questa una sorta di "doppio binario d'ingresso", inserito in una legge piu' avanzata rispeto all'attuale, la Bossi-Fini, e in grado cosi' di porre un freno alla "commistione fra immigrati legali e irregolari". In tal modo si avrebbe un quadro di riferimento "piu' moderno e vicino ai nostri partner europei".
Da una parte quindi l'accesso per professionalita' di livello superiore, "se richiesti da un'impresa o da un'istituzione: il meccanismo della chiamata da parte del datore di lavoro sarebbe giustificato". Dall'altra, invece, se si tratta di una colf, di una baby sitter o di un operaio semplice, "si potrebbe organizzare all'estero - dice Amato nell'intervista - un sistema parallelo al collocamento italiano". Per l'appunto chiamando in causa i nostri consolati, creando presso di essi "apposite liste di stranieri che chiedono di venire a lavorare in Italia e, avvalendoci anche dei fondi europei previsti nele prospettive finanziarie 2007-2013, avviare corsi di formazione in loco rispodenti alle esigenze specifiche del nostro mercato del lavoro". Nelle intenzioni di Amato, questo meccanismo dovrebbe poi tradursi in una convergenza a livello centrale della domanda e dell'offerta di lavoro, "avendo ben presenti le esigenze particolari sul territorio e gli ausili concreti che potranno venire da fuori.
Spettera' poi al signolo datore di lavoro, se sarannno disponibili, alle associazioni di categoria e ad altri soggetti affidabili garantire per questi ingressi".
Nell'intervista Amato ha escluso che si sia gia' nella fase di un possibile disegno di legge in tal senso: "Per ora e' solo un'idea, sulla quale bisogna discutere dentro il governo e fuori. Poi si vedra': se si riterra' che possa funzionare, perche' razionale e fattibile, poptra' diventare disegno di legge". Di certo pero', dice il titolare del Viminale, in fatto di immigrati "in ogni caso, il cambiamento e' necessario" rispetto alla tendenza attuale. E infatti si sta lavorando con il dicastero della Giustizia per mettere mano alle norme di contrasto dell'immigrazione clandestina. Ma - ricorda Amato allo stesso tempo - su questo tema "non pensiamo che l'Italia possa farcela da sola, abbiamo bisogno dell'Europa in questa guerra contro i mercanti di uomini". Sul piano prettamente umano, Amato infine sottolinea la sua solidarieta' "verso i poveretti che arrivano" ma al tempo stesso "non posso aprire loro la porta, perche' premierei i trafficanti".
Doppio binario? "Ne entrano già troppi con un solo binario, figuriamoci con due. Io metterei un bel passaggio a livello...". Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega e vicepresidente del Senato, respinge l'ipotesi lanciata oggi dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, di separare le strade di accesso per gli immigrati in Italia. E rilancia: "la Bossi-Fini va bene così com'è, e i vari tentativi di modificarla sono finalizzati a fare sanatorie una tantum, come peraltro è già stato fatto".
"È curioso che tutta l'Europa va in una direzione - nota Calderoli - e noi, con questo governo, andiamo in direzione diametralmente opposta". La maggioranza di centrosinistra, insomma, "va al contrario". Ad esempio sulle quote che, secondo l'ex ministro, "devono essere fissate dal paese ricevente e non in base alle domande". Bisogna poi "rispettare il principio che il datore di lavoro assicuri l'alloggio" e, "in caso di necessità, come previsto dalla Bossi-Fini, ricorrere anche all'uso della forza, con il respingimento alle frontiere".
"In tema di immigrazione Amato non dice nulla di nuovo. Consiglio al ministro di leggere la Bossi-Fini in modo puntuale, si accorgera' che i progetti a cui lui afferma di lavorare sono norme concrete gia' applicabili". Lo dichiara Isabella Bertolini di Forza Italia, gia' relatrice della legge Bossi-Fini alla Camera dei Deputati. "Il ministro scopre l'acqua calda sui corsi di formazione per immigrati nei paesi di origine, come sulla chiamata di lavoratori stranieri attraverso apposite liste previste dagli accordi e dalle intese bilaterali siglate con i paesi extra Cee. È tanto e tale il furore ideologico contro la Bossi-Fini che evidentemente - sostiene l'esponente di FI - la coalizione di sinistra al governo non si e' neppure degnata di approfondire quanto la legge prevede. E cosi' perdiamo ancora tempo in chiacchiere, mentre l'Italia rimane al palo e subisce l'invasione di clandestini. Perche' anche in tema di contrasto della clandestinita' la sinistra spreca milioni di parole e rimanda all'infinito l'assunzione di iniziative di contrasto, per altro gia' previste dalla Bossi-Fini. Anche in questo caso - conclude Bertolini - Amato tergiversa e si appella all'Europa. Ma il Paese non ha bisogno dei sofismi del 'dottor sottile', bensi' di decisioni immediate".
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