Italia. Ancora dibattito sui tempi per la cittadinanza dopo il caso Hina. Prodi: restano i 5 anni
Nessun passo indietro sulla riduzione dei tempi per ottenere la cittadinanza italiana, dopo l'uccisione di Hina, la ragazza pachistana che si era ribellata alle severe regole religiose che la famiglia cercava di imporle. Il governo, conferma il premier Romano Prodi, si costituirà parte civile contro il padre della ragazza che verrà processato per omicidio ma sul disegno di legge Amato che dimezza, da 10 a 5 anni, i tempi per ottenere la cittadinanza non c'è nessun dubbio, ribadisce il primo ministro, si andrà avanti perché l'omicidio di Hina "non ha nulla a che vedere con questo provvedimento". Prodi ha definito "un delitto efferato" la morte della giovane di Brescia e ha poi messo in chiaro che non c'è nessun motivo per ritirare il progetto sulla cittadinanza agli immigrati. "Si tratta - ha spiegato Prodi da Castiglion della Pescaia - di regole europee, questo delitto non c'entra nulla con questa regola".
Dopo la tragedia di Brescia e nonostante le affermazioni dei giorni scorsi del ministro dell'Interno Amato, secondo il quale "non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione", ma è necessaria un'adesione anche a "diritti fondamentali" e al rispetto della donna, il centrodestra torna all'attacco. "Il termine di permanenza in Italia per presentare la domanda di cittadinanza è e rimarrà di 10 anni".
Sulla tragica fine di Hina il presidente del Consiglio Romano Prodi conferma la scelta del governo di costituirsi parte civile, per "rafforzare il senso del rispetto per la persona umana" e "sottolineare l'importanza dei diritti fondamentali". La questione, però, non avrà tempi brevi anche perché per costituirsi parte civile, fanno sapere fonti dell'Avvocatura di Stato che dovrà esaminare la richiesta del governo, "occorre che il processo sia incardinato con il rinvio al giudizio degli imputati", una fase cui non si è ancora arrivati. L'Avvocatura dovrà capire se è configurabile un interesse dello Stato a costituirsi come parte lesa dopo che l'iniziativa avrà ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri.
Nella polemica sulla morte di Hina interviene anche Souad Sbai, presidente della Confederazione dei marocchini in Italia: "Le donne musulmane oggi vivono nel terrore, sì nel terrore!" denuncia in una lettera indirizzata al ministro Amato. La nota attivista marocchina per i diritti delle donne musulmane in Italia chiede la convocazione della Consulta islamica per affrontare con urgenza il tema delle violenze subite dalle donne islamiche del nostro paese. "I documenti vengono loro sottratti dai mariti o padri all'arrivo in Italia - denuncia la Sbai - o peggio ancora non viene richiesto per loro il rinnovo del permesso di soggiorno, per ridurle alla clandestinità e impedire qualsiasi denuncia da parte loro per maltrattamenti o violenze subite".
Il pericolo di infiltrazioni terroristiche tra gli immigrati che arrivano in Italia non si risolve alzando barriere. Ne e' convinto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che di fronte agli attacchi della Lega difende le politiche per l'immigrazione attuate dal governo Prodi. "Abbiamo conosciuto il terrorismo nostrano e lo abbiamo sconfitto - ha affermato Damiano in un'intervista rilasciata all'Agi -. Ora stiamo conoscendo il terrorismo internazionale. Credo che il fenomeno possa essere sconfitto non con chiusure a riccio, con l'innalzamento di steccati e barriere, ma con la capacita' delle democrazie occidentali di adottare politiche di inclusione e di regolarizzazione". Secondo Damiano, la "quasi totalita' degli immigrati vuole costruire una famiglia, un lavoro, un futuro, che non trovano nel loro paese d'origine, cosi' come non lo trovavano un tempo i nostri emigrati". "La sfida del futuro delle societa' occidentali piu' ricche ed evolute - prosegue Damiano - e' di regolarizzare i lavoratori immigrati", perche' proprio "leggi con incongruenze come la Bossi-Fini non consentono la trasparenza e spingono verso la clandestinita' e l'emarginazione". "Questa situazione - conclude - puo' portare persone che non vedono sbocchi nelle mani di delinquenti e terroristi".
Il caso di Hina, la ragazza pachistana uccisa a Brescia, e' "espressione di una cultura che e' assolutamente inaccettabile" secondo il ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero che, ai microfoni di "Baobab", il programma informativo di Radio 1, ha commentato l'abbassamento dei termini per ottenere la cittadinanza da parte degli immigrati nel nostro paese. "Dobbiamo chiederci se - ha osservato il ministro - la cittadinanza dopo 5 anni e' un fatto che favorisce o riduce e contrasta episodi di questo tipo? Io credo che tenda a contrastarle. Il superamento di questa mentalita' inaccettabile e' tanto piu' rapida e maggiore quanto piu' noi dialoghiamo con queste persone. Creando ghetti in cui l'immigrato si ritrova, con la sua lingua e la sua cultura, facilitiamo la riproduzione di episodi come quello di Brescia, perche' neghiamo il confronto con la realta' esterna". Quanto alla presenza sul nostro territorio di immigrati che sono in regola con le nostre leggi ma che, d'altra parte, non si integrano e ricreano dei micromondi, simili a quello da cui provengono, Ferrero crede che "non sia sempre cosi'. Proprio a Brescia - ha raccontato - ho notato ad esempio che la partecipazione al movimento sindacale e' un potente fattore di inclusione sociale, di dialogo e di rottura della separatezza. La separatezza avviene sempre da due lati - ha spiegato - da un lato, la tendenza della comunita' straniera a difendersi, tutelarsi e chiudersi in se stessa. Dall'altro siamo noi che li emarginiamo. Quindi dobbiamo lavorare a rompere questa separatezza sempre nel rispetto delle tradizioni altrui, perche' unire non vuol dire comunque omogeneizzare". "Con l'integrazione - ha ricordato il ministro della Solidarieta' sociale - non facciamo solo un favore agli immigrati ma anche alla nostra economia che ne richiede la presenza. Sono loro che vengono a fare i lavori che spesso gli italiani non vogliono piu' fare. Bisogna aver chiaro che siamo di fronte a un fenomeno enorme, che noi italiani siamo abituati a vedere dal punto di vista di chi parte. Abbiamo avuto 28 milioni di emigrati. Eravamo un paese di emigrazione e oggi siamo diventati un paese di immigrazione. Dobbiamo ragionare - ha concluso Ferrero - su come evitare gli errori fatti da altri paesi".
"Sbaglia due volte il presidente del Consiglio: a confermare il diritto di cittadinanza agli immigrati dopo 5 anni, e a sostenere che la triste vicenda della ragazza pakistana sgozzata non ha nulla a che vedere con questo provvedimento". Lo afferma Osvaldo Napoli, componente il direttivo del gruppo di Forza Italia alla Camera, riferendosi alle dichiarazioni di Romano Prodi che oggi si e' espresso a favore della concessione della cittadinanza agli immigrati in Italia dopo 5 anni di permanenza ed ha rigettato qualsiasi collegamento fra questa tematica e l'uccisione a Brescia della giovane pachistana Hina Saleem per mano del padre.
"Se il genitore avesse compiuto il suo assassinio da cittadino italiano e' da escludere che avrebbe potuto evitare l'aggravante, come e' accaduto ieri con una sentenza della Cassazione, dei motivi 'futili e abietti' all'origine del suo gesto. Si', perche' ieri la Suprema Corte, esprimendosi su un fatto analogo a quello di Brescia, ha ritenuto di confermare i 'motivi futili' ma non "abietti" per un analogo omicidio avvenuto nella comunita' islamica. Se quel cittadino fosse stato italiano, sarebbe stato assolto in ragione della sua diversa religione", sostiene Napoli.
"Questa circostanza deve far riflettere sulle modifiche necessarie ai codici per evitare -sottolinea l'esponente di Forza Italia- che un italiano musulmano sia assolto in quanto 'resistente e non terrorista contro l' 'occupazione' americana in Iraq, e un altro cittadino italiano si ritrovi condannato perche' reo confesso del furto di una mela".
"Cinque anni non cambiano il codice etico e i sentimenti di persone che hanno 40 o 50 anni: la cittadinanza e' il coronamento di un'integrazione giuridica, civile e quindi di un'adesione anche emotiva ai valori del nostro Paese. Per questo andrebbero lasciati i 10 anni di permanenza prima di concederla", conclude Napoli.
"La nostra proposta di allungare da cinque a sette anni il periodo per ottenere la cittadinanza italiana per gli extracomunitari ha ottenuto consensi. Ma per dimostrare se uno straniero ha davvero voglia di integrarsi si puo' fare un ulteriore passo in avanti: l'extracomunitario dovrebbe rinunciare alla propria cittadinanza d'origine". Lo propone Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera.
"Lo stesso ministro Amato ha parlato della possibilita' di un periodo di prova per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana. Per dimostrare la reale volonta' di integrazione chi prende la cittadinanza del nostro Paese dovrebbe rinunciare a quella d'origine" conclude Fabris.
"Non ha senso parlare di cittadinanza per gli stranieri se non c'e' l'accettazione dei nostri principi costituzionali": cosi' Chiara Moroni, Vice Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia. "Se penso al caso di Brescia - aggiunge - non posso non indignarmi. Si deve reagire. La povera Hina sottolinea la parlamentare di Forza Italia - e' stata la vittima di una mentalita' che al momento non e' compatibile con la nostra Costituzione".
"Alla comunita' islamica in Italia chiediamo di collaborare, il punto di partenza deve essere il rispetto per il ruolo della donna. Si pensi subito ad alcune iniziative conclude la Moroni - per porre al centro della questione islamica i diritti delle donne, l'Italia non puo' permettere che siano negate le piu' elementari regole di liberta"'.
Ci sono diverse chiavi all'origine del delitto di Brescia, dell'uccisione di Hina da parte del padre. Non solo una chiave religiosa, ma anche di altro genere. Lo sostiene Hamza Piccardo, portavoce dell'Ucoii, l'Unione delle comunita' islamiche in Italia, intervenendo nel dibattito che la tragica vicenda ha innescato nel Paese. E ricordando che non e' trascorso molto tempo da quando in Italia e' stato abrogato il cosiddetto delitto d'onore. In un lungo intervento, Piccardo parte dai resoconti giornalistici delle ultime ore, e cioe' "L'avvocato ha anche spiegato che il rapporto con la figlia Hina era molto complicato, in particolar modo a causa delle idee religiose di Saleem". Il legale ha aggiunto "Il mio assistito crede profondamente, segue con scrupolo tutte le leggi del Corano e sta rispettando il momento di preghiera. Le sue idee religiose sono profondamente radicate". Forse in questa frase dell'avvocato di Mohammed Saleem - dice il portavoce dell'Ucoii - c'e' la chiave di questa vicenda, anzi le chiavi. Una e' "quella della condizione di quest'uomo che viene presentato come religioso e quindi sembra che il legale ipotizzi una difesa centrata sui valori morali che avrebbero motivato il suo gesto. Talvolta infatti la percezione di se' come religioso, e cioe' puntuale esecutore di un complesso di riti e l'attaccamento ad una prassi morale rigida e decontestualizzata, spingono taluni musulmani ad un arroccamento cieco, ancor piu' che miope, estraneo alla realta' culturale che li circonda". Piccardo rileva quindi che "E' certo infatti che la relazione more uxorio al di fuori di un quadro matrimoniale islamicamente corretto e' considerata dalla legge e dalla tradizione musulmana come una colpa grave di fronte a Dio (hadd) ma non e' meno vero che nessuna scuola di diritto islamico, anche le piu' rigorose, ha mai concesso agli uomini di far giustizia con le proprie mani. Anzi, il complesso sharaitico e giurisprudenziale islamico innovo' il costume al punto da sanzionare pesantemente chi lo avesse fatto o anche solo chi avesse messo sotto accusa il/la coniuge senza potersi appoggiare sulla testimonianza di quattro fede facenti che potessero confermarne inequivocabilmente la copula". Quindi "nessuna regola sharaitica potrebbe venire invocata a giustificazione o anche solo come attenuante, neanche in Paesi che applicassero pedissequamente una prassi legale che viene messa in discussione da settori vieppiu' importanti dell'islam".
Nel caso di Brescia, "da notizie attinte all'interno della comunita' pakistana che vive nella citta'", si desume che "ci troviamo di fronte ad un uomo che non si era mai preoccupato di imporre alla sua famiglia una vita consona alle consuetudini, vissute come islamiche, del paese d'origine e che, probabilmente, si e' trovato di fronte alle conseguenze di questo suo atteggiamento quando la situazione era andata oltre quello che deve aver considerato sopportabile. Questo non lo giustifica (sempre ammesso che sia lui il colpevole) ne' davanti a Dio e neppure davanti agli uomini, ma spiega il suo agire e fornisce un utile strumento di comprensione. Se sara' giudicato colpevole - dice il portavoce delle comunita' islamiche in Italia - paghera' il prezzo che la legge gli imporra' e avra' tempo per pentirsi davanti al Giudice Piu' alto". In merito poi all'altra chiave di lettura, "ci sembra che la comprensione che si ha comunemente dell'Islam praticante sia fortemente condizionata dal senso di estraneita', vuoi per incompatibilita' con quelli che dovrebbero essere i valori della societa' occidentale nella quale l'inquisito aveva scelto (ma quanto liberamente?) di vivere. Si continua infatti a ritenere il musulmano osservante (pare che Mohammed Saleem lo fosse) ossessionato da una scrupolosa pratica religiosa necessariamente avulsa da considerazioni che investono piuttosto la dimensione della tolleranza, del rispetto delle scelte personali anche non condivisibili, della misericordia e dell'accompagnamento di chi sbaglia con il fine di un ritorno o al limite di una nuova conversione. Niente di meno vero, le caratteristiche della misericordia infatti sono talmente importanti nell'etica islamica che Iddio stesso dice ...la Mia misericordia precede la Mia giustizia". Il rappresentante dell'Ucoii sottolinea quindi "Non staremo a ribattere i temi dell'islamofobia dilagante (il nemico, perche' e' questa l'immagine che deve passare, dev'essere sempre brutto, sporco e cattivo altrimenti perche' gli si farebbe guerra?), ci basti appellarci una volta di piu' all'onesta' mentale dei nostri concittadini i quali non dovrebbero comunque dimenticare l'attenuante specifica per il delitto d'onore che il codice penale italiano, all'art. 587, definiva". E cioe' "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, e' punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella".
Questa norma - ricorda Hamza Piccardo - e' stata abrogata in Italia dalla legge 442 del 5 agosto 1981, "solo venticinque anni fa". Infine il riferimento al ministro dell'Interno Amato, dandogli ragione nel momento in cui sostiene che "...il caso della ragazza pachistana uccisa dal padre insegna molto ai fini della cittadinanza, perche' e' evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione", ma bisogna che ci sia un'adesione anche a diritti "fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali". Aggiungendo che "e' un problema che dovra' essere affrontato bene".
Raddoppiare a 20 anni il periodo minimo per concedere la cittadinanza italiana agli stranieri. E' la proposta della Lega, che sara' contenuta negli emendamenti che il Carroccio presentera' durante il dibattito parlamentare. Ad annunciarlo il senatore Ettore Pirovano.
Per l'esponente leghista, infatti, "che il ministro degli Interni 'conceda' all'opposizione di presentare emendamenti tesi ad aumentare a piu' di 5 anni il periodo minimo per ottenere la cittadinanza e' un insulto sia alla dignita' che all'intelligenza. Basta guardare - prosegue - la vita di tutti i giorni nelle nostre citta' e nei nostri paesi del Nord" per capire che "solo gli italiani devono rispettare le leggi e pagare i servizi. Gli extracomunitari beneficiano ormai da tempo dell'esclusione dai doveri civici e civili. Le stesse forze dell'ordine - continua - frustrate dall'impotenza evitano di fermarli per i controlli per non incappare nei meandri della burocrazia dell'amministrazione della giustizia".
Per Pirovano, quindi, il problema e' il modo "troppo facile per uno straniero di ottenere la residenza (di competenza comunale). L'ottenimento della residenza e' il fulcro di tutto l'iter che conduce al traguardo della cittadinanza". Il senatore, quindi, annuncia che il suo partito "presentera' proposte ed emendamenti sia in riferimento alla residenza che al periodo minimo per la cittadinanza che sara' raddoppiato portandolo a 20 anni".
Dopo la tragedia di Brescia e nonostante le affermazioni dei giorni scorsi del ministro dell'Interno Amato, secondo il quale "non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione", ma è necessaria un'adesione anche a "diritti fondamentali" e al rispetto della donna, il centrodestra torna all'attacco. "Il termine di permanenza in Italia per presentare la domanda di cittadinanza è e rimarrà di 10 anni".
Sulla tragica fine di Hina il presidente del Consiglio Romano Prodi conferma la scelta del governo di costituirsi parte civile, per "rafforzare il senso del rispetto per la persona umana" e "sottolineare l'importanza dei diritti fondamentali". La questione, però, non avrà tempi brevi anche perché per costituirsi parte civile, fanno sapere fonti dell'Avvocatura di Stato che dovrà esaminare la richiesta del governo, "occorre che il processo sia incardinato con il rinvio al giudizio degli imputati", una fase cui non si è ancora arrivati. L'Avvocatura dovrà capire se è configurabile un interesse dello Stato a costituirsi come parte lesa dopo che l'iniziativa avrà ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri.
Nella polemica sulla morte di Hina interviene anche Souad Sbai, presidente della Confederazione dei marocchini in Italia: "Le donne musulmane oggi vivono nel terrore, sì nel terrore!" denuncia in una lettera indirizzata al ministro Amato. La nota attivista marocchina per i diritti delle donne musulmane in Italia chiede la convocazione della Consulta islamica per affrontare con urgenza il tema delle violenze subite dalle donne islamiche del nostro paese. "I documenti vengono loro sottratti dai mariti o padri all'arrivo in Italia - denuncia la Sbai - o peggio ancora non viene richiesto per loro il rinnovo del permesso di soggiorno, per ridurle alla clandestinità e impedire qualsiasi denuncia da parte loro per maltrattamenti o violenze subite".
Il pericolo di infiltrazioni terroristiche tra gli immigrati che arrivano in Italia non si risolve alzando barriere. Ne e' convinto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che di fronte agli attacchi della Lega difende le politiche per l'immigrazione attuate dal governo Prodi. "Abbiamo conosciuto il terrorismo nostrano e lo abbiamo sconfitto - ha affermato Damiano in un'intervista rilasciata all'Agi -. Ora stiamo conoscendo il terrorismo internazionale. Credo che il fenomeno possa essere sconfitto non con chiusure a riccio, con l'innalzamento di steccati e barriere, ma con la capacita' delle democrazie occidentali di adottare politiche di inclusione e di regolarizzazione". Secondo Damiano, la "quasi totalita' degli immigrati vuole costruire una famiglia, un lavoro, un futuro, che non trovano nel loro paese d'origine, cosi' come non lo trovavano un tempo i nostri emigrati". "La sfida del futuro delle societa' occidentali piu' ricche ed evolute - prosegue Damiano - e' di regolarizzare i lavoratori immigrati", perche' proprio "leggi con incongruenze come la Bossi-Fini non consentono la trasparenza e spingono verso la clandestinita' e l'emarginazione". "Questa situazione - conclude - puo' portare persone che non vedono sbocchi nelle mani di delinquenti e terroristi".
Il caso di Hina, la ragazza pachistana uccisa a Brescia, e' "espressione di una cultura che e' assolutamente inaccettabile" secondo il ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero che, ai microfoni di "Baobab", il programma informativo di Radio 1, ha commentato l'abbassamento dei termini per ottenere la cittadinanza da parte degli immigrati nel nostro paese. "Dobbiamo chiederci se - ha osservato il ministro - la cittadinanza dopo 5 anni e' un fatto che favorisce o riduce e contrasta episodi di questo tipo? Io credo che tenda a contrastarle. Il superamento di questa mentalita' inaccettabile e' tanto piu' rapida e maggiore quanto piu' noi dialoghiamo con queste persone. Creando ghetti in cui l'immigrato si ritrova, con la sua lingua e la sua cultura, facilitiamo la riproduzione di episodi come quello di Brescia, perche' neghiamo il confronto con la realta' esterna". Quanto alla presenza sul nostro territorio di immigrati che sono in regola con le nostre leggi ma che, d'altra parte, non si integrano e ricreano dei micromondi, simili a quello da cui provengono, Ferrero crede che "non sia sempre cosi'. Proprio a Brescia - ha raccontato - ho notato ad esempio che la partecipazione al movimento sindacale e' un potente fattore di inclusione sociale, di dialogo e di rottura della separatezza. La separatezza avviene sempre da due lati - ha spiegato - da un lato, la tendenza della comunita' straniera a difendersi, tutelarsi e chiudersi in se stessa. Dall'altro siamo noi che li emarginiamo. Quindi dobbiamo lavorare a rompere questa separatezza sempre nel rispetto delle tradizioni altrui, perche' unire non vuol dire comunque omogeneizzare". "Con l'integrazione - ha ricordato il ministro della Solidarieta' sociale - non facciamo solo un favore agli immigrati ma anche alla nostra economia che ne richiede la presenza. Sono loro che vengono a fare i lavori che spesso gli italiani non vogliono piu' fare. Bisogna aver chiaro che siamo di fronte a un fenomeno enorme, che noi italiani siamo abituati a vedere dal punto di vista di chi parte. Abbiamo avuto 28 milioni di emigrati. Eravamo un paese di emigrazione e oggi siamo diventati un paese di immigrazione. Dobbiamo ragionare - ha concluso Ferrero - su come evitare gli errori fatti da altri paesi".
"Sbaglia due volte il presidente del Consiglio: a confermare il diritto di cittadinanza agli immigrati dopo 5 anni, e a sostenere che la triste vicenda della ragazza pakistana sgozzata non ha nulla a che vedere con questo provvedimento". Lo afferma Osvaldo Napoli, componente il direttivo del gruppo di Forza Italia alla Camera, riferendosi alle dichiarazioni di Romano Prodi che oggi si e' espresso a favore della concessione della cittadinanza agli immigrati in Italia dopo 5 anni di permanenza ed ha rigettato qualsiasi collegamento fra questa tematica e l'uccisione a Brescia della giovane pachistana Hina Saleem per mano del padre.
"Se il genitore avesse compiuto il suo assassinio da cittadino italiano e' da escludere che avrebbe potuto evitare l'aggravante, come e' accaduto ieri con una sentenza della Cassazione, dei motivi 'futili e abietti' all'origine del suo gesto. Si', perche' ieri la Suprema Corte, esprimendosi su un fatto analogo a quello di Brescia, ha ritenuto di confermare i 'motivi futili' ma non "abietti" per un analogo omicidio avvenuto nella comunita' islamica. Se quel cittadino fosse stato italiano, sarebbe stato assolto in ragione della sua diversa religione", sostiene Napoli.
"Questa circostanza deve far riflettere sulle modifiche necessarie ai codici per evitare -sottolinea l'esponente di Forza Italia- che un italiano musulmano sia assolto in quanto 'resistente e non terrorista contro l' 'occupazione' americana in Iraq, e un altro cittadino italiano si ritrovi condannato perche' reo confesso del furto di una mela".
"Cinque anni non cambiano il codice etico e i sentimenti di persone che hanno 40 o 50 anni: la cittadinanza e' il coronamento di un'integrazione giuridica, civile e quindi di un'adesione anche emotiva ai valori del nostro Paese. Per questo andrebbero lasciati i 10 anni di permanenza prima di concederla", conclude Napoli.
"La nostra proposta di allungare da cinque a sette anni il periodo per ottenere la cittadinanza italiana per gli extracomunitari ha ottenuto consensi. Ma per dimostrare se uno straniero ha davvero voglia di integrarsi si puo' fare un ulteriore passo in avanti: l'extracomunitario dovrebbe rinunciare alla propria cittadinanza d'origine". Lo propone Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera.
"Lo stesso ministro Amato ha parlato della possibilita' di un periodo di prova per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana. Per dimostrare la reale volonta' di integrazione chi prende la cittadinanza del nostro Paese dovrebbe rinunciare a quella d'origine" conclude Fabris.
"Non ha senso parlare di cittadinanza per gli stranieri se non c'e' l'accettazione dei nostri principi costituzionali": cosi' Chiara Moroni, Vice Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia. "Se penso al caso di Brescia - aggiunge - non posso non indignarmi. Si deve reagire. La povera Hina sottolinea la parlamentare di Forza Italia - e' stata la vittima di una mentalita' che al momento non e' compatibile con la nostra Costituzione".
"Alla comunita' islamica in Italia chiediamo di collaborare, il punto di partenza deve essere il rispetto per il ruolo della donna. Si pensi subito ad alcune iniziative conclude la Moroni - per porre al centro della questione islamica i diritti delle donne, l'Italia non puo' permettere che siano negate le piu' elementari regole di liberta"'.
Ci sono diverse chiavi all'origine del delitto di Brescia, dell'uccisione di Hina da parte del padre. Non solo una chiave religiosa, ma anche di altro genere. Lo sostiene Hamza Piccardo, portavoce dell'Ucoii, l'Unione delle comunita' islamiche in Italia, intervenendo nel dibattito che la tragica vicenda ha innescato nel Paese. E ricordando che non e' trascorso molto tempo da quando in Italia e' stato abrogato il cosiddetto delitto d'onore. In un lungo intervento, Piccardo parte dai resoconti giornalistici delle ultime ore, e cioe' "L'avvocato ha anche spiegato che il rapporto con la figlia Hina era molto complicato, in particolar modo a causa delle idee religiose di Saleem". Il legale ha aggiunto "Il mio assistito crede profondamente, segue con scrupolo tutte le leggi del Corano e sta rispettando il momento di preghiera. Le sue idee religiose sono profondamente radicate". Forse in questa frase dell'avvocato di Mohammed Saleem - dice il portavoce dell'Ucoii - c'e' la chiave di questa vicenda, anzi le chiavi. Una e' "quella della condizione di quest'uomo che viene presentato come religioso e quindi sembra che il legale ipotizzi una difesa centrata sui valori morali che avrebbero motivato il suo gesto. Talvolta infatti la percezione di se' come religioso, e cioe' puntuale esecutore di un complesso di riti e l'attaccamento ad una prassi morale rigida e decontestualizzata, spingono taluni musulmani ad un arroccamento cieco, ancor piu' che miope, estraneo alla realta' culturale che li circonda". Piccardo rileva quindi che "E' certo infatti che la relazione more uxorio al di fuori di un quadro matrimoniale islamicamente corretto e' considerata dalla legge e dalla tradizione musulmana come una colpa grave di fronte a Dio (hadd) ma non e' meno vero che nessuna scuola di diritto islamico, anche le piu' rigorose, ha mai concesso agli uomini di far giustizia con le proprie mani. Anzi, il complesso sharaitico e giurisprudenziale islamico innovo' il costume al punto da sanzionare pesantemente chi lo avesse fatto o anche solo chi avesse messo sotto accusa il/la coniuge senza potersi appoggiare sulla testimonianza di quattro fede facenti che potessero confermarne inequivocabilmente la copula". Quindi "nessuna regola sharaitica potrebbe venire invocata a giustificazione o anche solo come attenuante, neanche in Paesi che applicassero pedissequamente una prassi legale che viene messa in discussione da settori vieppiu' importanti dell'islam".
Nel caso di Brescia, "da notizie attinte all'interno della comunita' pakistana che vive nella citta'", si desume che "ci troviamo di fronte ad un uomo che non si era mai preoccupato di imporre alla sua famiglia una vita consona alle consuetudini, vissute come islamiche, del paese d'origine e che, probabilmente, si e' trovato di fronte alle conseguenze di questo suo atteggiamento quando la situazione era andata oltre quello che deve aver considerato sopportabile. Questo non lo giustifica (sempre ammesso che sia lui il colpevole) ne' davanti a Dio e neppure davanti agli uomini, ma spiega il suo agire e fornisce un utile strumento di comprensione. Se sara' giudicato colpevole - dice il portavoce delle comunita' islamiche in Italia - paghera' il prezzo che la legge gli imporra' e avra' tempo per pentirsi davanti al Giudice Piu' alto". In merito poi all'altra chiave di lettura, "ci sembra che la comprensione che si ha comunemente dell'Islam praticante sia fortemente condizionata dal senso di estraneita', vuoi per incompatibilita' con quelli che dovrebbero essere i valori della societa' occidentale nella quale l'inquisito aveva scelto (ma quanto liberamente?) di vivere. Si continua infatti a ritenere il musulmano osservante (pare che Mohammed Saleem lo fosse) ossessionato da una scrupolosa pratica religiosa necessariamente avulsa da considerazioni che investono piuttosto la dimensione della tolleranza, del rispetto delle scelte personali anche non condivisibili, della misericordia e dell'accompagnamento di chi sbaglia con il fine di un ritorno o al limite di una nuova conversione. Niente di meno vero, le caratteristiche della misericordia infatti sono talmente importanti nell'etica islamica che Iddio stesso dice ...la Mia misericordia precede la Mia giustizia". Il rappresentante dell'Ucoii sottolinea quindi "Non staremo a ribattere i temi dell'islamofobia dilagante (il nemico, perche' e' questa l'immagine che deve passare, dev'essere sempre brutto, sporco e cattivo altrimenti perche' gli si farebbe guerra?), ci basti appellarci una volta di piu' all'onesta' mentale dei nostri concittadini i quali non dovrebbero comunque dimenticare l'attenuante specifica per il delitto d'onore che il codice penale italiano, all'art. 587, definiva". E cioe' "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, e' punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella".
Questa norma - ricorda Hamza Piccardo - e' stata abrogata in Italia dalla legge 442 del 5 agosto 1981, "solo venticinque anni fa". Infine il riferimento al ministro dell'Interno Amato, dandogli ragione nel momento in cui sostiene che "...il caso della ragazza pachistana uccisa dal padre insegna molto ai fini della cittadinanza, perche' e' evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione", ma bisogna che ci sia un'adesione anche a diritti "fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali". Aggiungendo che "e' un problema che dovra' essere affrontato bene".
Raddoppiare a 20 anni il periodo minimo per concedere la cittadinanza italiana agli stranieri. E' la proposta della Lega, che sara' contenuta negli emendamenti che il Carroccio presentera' durante il dibattito parlamentare. Ad annunciarlo il senatore Ettore Pirovano.
Per l'esponente leghista, infatti, "che il ministro degli Interni 'conceda' all'opposizione di presentare emendamenti tesi ad aumentare a piu' di 5 anni il periodo minimo per ottenere la cittadinanza e' un insulto sia alla dignita' che all'intelligenza. Basta guardare - prosegue - la vita di tutti i giorni nelle nostre citta' e nei nostri paesi del Nord" per capire che "solo gli italiani devono rispettare le leggi e pagare i servizi. Gli extracomunitari beneficiano ormai da tempo dell'esclusione dai doveri civici e civili. Le stesse forze dell'ordine - continua - frustrate dall'impotenza evitano di fermarli per i controlli per non incappare nei meandri della burocrazia dell'amministrazione della giustizia".
Per Pirovano, quindi, il problema e' il modo "troppo facile per uno straniero di ottenere la residenza (di competenza comunale). L'ottenimento della residenza e' il fulcro di tutto l'iter che conduce al traguardo della cittadinanza". Il senatore, quindi, annuncia che il suo partito "presentera' proposte ed emendamenti sia in riferimento alla residenza che al periodo minimo per la cittadinanza che sara' raddoppiato portandolo a 20 anni".
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