Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Bassetti: accoglienza aumenta il nostro potere negoziale all'estero

U.E. - ITALIA
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L'immigrazione è una risorsa. Anche per la lingua italiana. Il portato linguistico delle "130 lingue che oggi parlate nel nostro paese è uno stimolo per arricchire la nostra cultura" ma al tempo stesso è uno strumento importante per "accrescere il potenziale negoziale della nostra lingua a livello internazionale". Dunque, le sfide poste alla nostra lingua dalle forze centrifughe e, contemporaneamente, centripete della globalizzazione sono "sfide politiche". Nè è certo il presidente dell'associazione Globus et Locus Piero Bassetti, che questa mattina ha partecipato al convegno "Glocalismo e lingua italiana: sfide e prospettive" organizzato insieme alla Fondazione Università Iulm di Milano.
La ridefinizione di concetti come quello di territorio e di confine, imposta dalla globalizzazione tanto quanto dall'avvento della realtà virtuale, implica un necessario adeguamento della lingua alle nuove esigenze della società. E' per questo che "da parte degli esponenti del potere è necessario un atteggiamento di grande apertura - ha detto Piero Bassetti - Sino ad oggi non tutti i nostri potenti hanno capito questo. L'integrazione parte anche da qui: il modo in cui si trattano le cose dipende dal punto di vista da cui le si osserva". Che gli immigrati siano una risorsa per la nostra lingua ne è convinto anche Massimo Vedovelli, dell'Università per stranieri di Siena. Una risorsa non solo con finalità politiche ma anche, e forse soprattutto, economiche. "L'italiano - ha sottolineato Vedovelli - è la quarta lingua studiata dagli stranieri, il 25% dei quali lo fa per lavoro" e non più per interesse culturale.
Va da sè che l'attrattività della lingua italiana è funzione del 'sistema Italia', del suo sistema produttivo, della sua capacità di proporre valori in grado di dire qualcosa anche fuori dei confini della sua società. Ed è chiaro che "l'eccellenza, il buon gusto, l'estetica", come ha riferito Vedovelli, sono parte integrante di questo sistema valoriale. Ed è in mome di questi valori che "gli stranieri si appropriano della nostra lingua: basti pensare a quella multinazionale tedesca che ha chiamato il suo cappuccino freddo freddoccino - ha proseguito Vedovelli - Di fronte ad un americano che considera sua la pizza, noi dobbiamo stare al gioco altrimenti rischiamo di esserne soffocati".
Ma è all'italiano degli 'italici' e non solo a quello degli italiani che i partecipanti al seminario di questa mattina intendevano riferirsi. Ed allora per capire a pieno la portata di questo concetto l'attenzione deve spostarsi verso quelle che Bassetti ha definito "diaspore transnazionali" e in particolare alla diaspora italiana nel mondo, di quel popolo che si può definire 'italico' perchè legato alla penisola da un'appartenenza non di tipo nazionale ma essenzialmente culturale. E' qui che si annidano le sfide per la nostra lingua che non è più una "lingua del territorio" ma è trasversale alle diverse società civili in fieri nel mondo globale. Quella che sta nascendo "è in sostanza una lingua sempre più per funzioni - ha concluso Bassetti - e non per territori. Una lingua figlia della mobilità delle cose, delle persone e dei segni, del glocalismo che segna il nostro secolo".
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