Italia. Biotecnologie, Italia in coda
Ultimi per numero di brevetti. Pochi addetti e mancano i soldi. Stanno raggiungendo il tetto di 60.000 i brevetti di sequenze genetiche e cellule staminali umane, frutto di una nuova corsa all'oro verso un mercato che potrebbe superare i 100 miliardi di dollari entro il 2005 e dal quale l'Italia rischia di ritrovarsi decisamente esclusa. E' quanto emerge dall'inchiesta sui brevetti biotecnologici pubblicata dal Il Sole24Ore-Sanita'. Ed ecco le altre cifre della corsa al brevetto, secondo l'indagine condotta da Marzio Bartoloni: soltanto nel giugno scorso erano stati chiesti i diritti di esclusiva su 2,6 milioni di sequenze genetiche (718.489 di Dna umano e 1.953.111 di piante e animali) per un totale di 58.579 brevetti. A questi si devono aggiungere i 1.197 presentati per le staminali umane. Una gara che procede al ritmo di quasi 40.000 sequenze al mese e che nel giro di qualche anno potrebbe contribuire a isolare e classificare tutto il genoma umano. Ci sono pero' dei rischi in agguato. Secondo i dati della Geneseq-Derwent, l'unica banca dati mondiale del settore, e' possibile che le cure del futuro, basate su terapia genica e staminali, possano finire nelle mani di pochi. Un'ipotesi tutt'altro che fantasiosa se si considera che gia' oggi le prime dieci aziende (quasi tutte americane e gia' quotate in Borsa) detengono difatti i diritti su meta' delle sequenze genetiche brevettate. Fanalino di coda in questo quadro internazionale e' il biotech italiano, che conta poco piu' di 1.500 brevetti di sequenze genetiche. Povere anche le altre cifre del settore: 4.500 addetti, un fatturato totale di 1.100 milioni di euro, e 64 aziende (nonostante queste ultime siano almeno 20 in più rispetto al 2001, sono tra le meno numerose in Europa). Secondo il presidente dell'associazione delle aziende biotecnologiche italiane Assobiotec, Sergio Dompe', le responsabilita' della difficile situazione italiana vanno divise tra Governo e imprenditori: il primo non mostra infatti la volonta' di sostenere questo settore e gli imprenditori non amano rischiare in questo campo, nonostante sia al centro di un boom epocale.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti