Italia. Bologna. Garante: meglio il carcere del Cpt
Dentro al Cpt di Bologna "si registra una crescita esponenziale di sbarre" e "ci sono persone che non dovrebbero esserci". Quando si entra nella struttura di via Mattei "è peggio che entrare in un carcere". E' questa la relazione del garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Desi Bruno, che garantisce una presenza settimanale all'interno dello sportello informativo del Cpt.
Nella struttura bolognese, fa sapere Bruno, sono attualmente presenti 70 persone (44 uomini e 16 donne) quasi tutte provenienti dalla Romania, dal Marocco e dalla Tunisia. Circa il 70% degli ospiti uomini proviene dal carcere, mentre la maggior parte delle donne proviene dal mondo della prostituzione.
Nonostante l'impegno dell'amministrazione comunale e del mondo del volontariato, secondo il garante, il Cpt di Bologna è un "luogo in cui le persone sono private della libertà personale".
"E' una gabbia - dice senza mezze misure Bruno -. E' indubbio che va chiuso con una legge dello Stato che modifica, chiude o trasforma il Centro. Onestamente credo di poter affermare, sulla base della mia esperienza, che si tratta di un luogo inaccettabile. Abbiamo registrato un aumento esponenziale di sbarre e tutte le volte che entro nella struttura mi viene l'angoscia, ancora di più che se entrassi in un carcere. Il legislatore deve intervenire il prima possibile".
Bruno non nasconde i passi avanti che sono stati fatti negli ultimi anni, in particolare da parte della Prefettura: "Mi è stato concesso di entrare senza preavviso - spiega - anche se continua a rimanere un luogo chiuso e impenetrabile".
Nei giorni scorsi il sindaco Sergio Cofferati, ha annunciato una sua visita imminente alla struttura. "E' positivo che il sindaco voglia verificare di persona le possibilità che ci sono di ridurre le presenze in attesa di una legge che vada verso il superamento - dice Bruno -. C'è ancora qualcuno però che chiede il permesso di entrare come se facesse una passeggiata al circo".
Nella struttura bolognese, fa sapere Bruno, sono attualmente presenti 70 persone (44 uomini e 16 donne) quasi tutte provenienti dalla Romania, dal Marocco e dalla Tunisia. Circa il 70% degli ospiti uomini proviene dal carcere, mentre la maggior parte delle donne proviene dal mondo della prostituzione.
Nonostante l'impegno dell'amministrazione comunale e del mondo del volontariato, secondo il garante, il Cpt di Bologna è un "luogo in cui le persone sono private della libertà personale".
"E' una gabbia - dice senza mezze misure Bruno -. E' indubbio che va chiuso con una legge dello Stato che modifica, chiude o trasforma il Centro. Onestamente credo di poter affermare, sulla base della mia esperienza, che si tratta di un luogo inaccettabile. Abbiamo registrato un aumento esponenziale di sbarre e tutte le volte che entro nella struttura mi viene l'angoscia, ancora di più che se entrassi in un carcere. Il legislatore deve intervenire il prima possibile".
Bruno non nasconde i passi avanti che sono stati fatti negli ultimi anni, in particolare da parte della Prefettura: "Mi è stato concesso di entrare senza preavviso - spiega - anche se continua a rimanere un luogo chiuso e impenetrabile".
Nei giorni scorsi il sindaco Sergio Cofferati, ha annunciato una sua visita imminente alla struttura. "E' positivo che il sindaco voglia verificare di persona le possibilità che ci sono di ridurre le presenze in attesa di una legge che vada verso il superamento - dice Bruno -. C'è ancora qualcuno però che chiede il permesso di entrare come se facesse una passeggiata al circo".
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