Italia. Confagri Perugia: sportello unico non rispetta le disposizioni ministeriali
E' "seriamente preoccupata", Confagricoltura di Perugia, per il fatto che allo sportello unico per l' immigrazione del capoluogo umbro "non si mettano in pratica le disposizioni del ministero dell' Interno sull' assunzione di extracomunitari per lavori agricoli stagionali in attesa del permesso di soggiorno definitivo".
L' associazione agricola parla di "cronica mancanza di raccordo fra le istituzioni" e di "centinaia di immigrati extracomunitari che vorrebbero e potrebbero lavorare nelle nostre campagne in maniera legale, ma che si trovano in una condizione di 'vacanza forzata', esposti al rischio concreto che si traduca in un incentivo al lavoro nero".
"Dall' altro lato - e' sempre Confagricoltura a sottolinearlo - ci sono alcune centinaia di imprese agricole che non possono fare a meno del lavoro degli immigrati. Alcune delle colture ora presenti nei campi hanno assoluta necessita' di ricorrere a manodopera stagionale, che per la stragrande maggioranza e' fornita dagli immigrati extracomunitari".
L' associazione agricola ricorda - in una comunicato - che la procedura prevede per i lavoratori extracomunitari l' ingresso in Italia con un permesso d' ingresso richiesto dalle aziende presso cui andranno a lavorare. Una volta in Italia, presentano allo sportello unico per l' immigrazione la richiesta di permesso di soggiorno per il tempo necessario a svolgere il lavoro agricolo stagionale. Per avere il permesso definitivo servono da qualche settimana ad alcuni mesi, e per ovviare a questo problema - ricorda Confagricoltura - il ministero dell' Interno ha dato disposizioni di consentire l' assunzione degli extracomunitari che hanno presentato la domanda ma non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno.
Alberto Menghini, direttore di Confagricoltura Perugia, ribadisce che "le nostre imprese vogliono lavorare in un clima di legalita' e trasparenza, senza correre il rischio di incorrere in pesanti sanzioni, ma hanno bisogno che le istituzioni locali siano presenti non solo nelle fasi di controllo, ma anche in quelle di pianificazione del lavoro". Confagricoltura "ha gia' piu' volte segnalato il problema alle istituzioni locali ed ai ministeri, sottolineando il rischio di problemi di carattere sociale, ma anche di pesanti ripercussioni economiche sulle imprese agricole".
L' associazione agricola parla di "cronica mancanza di raccordo fra le istituzioni" e di "centinaia di immigrati extracomunitari che vorrebbero e potrebbero lavorare nelle nostre campagne in maniera legale, ma che si trovano in una condizione di 'vacanza forzata', esposti al rischio concreto che si traduca in un incentivo al lavoro nero".
"Dall' altro lato - e' sempre Confagricoltura a sottolinearlo - ci sono alcune centinaia di imprese agricole che non possono fare a meno del lavoro degli immigrati. Alcune delle colture ora presenti nei campi hanno assoluta necessita' di ricorrere a manodopera stagionale, che per la stragrande maggioranza e' fornita dagli immigrati extracomunitari".
L' associazione agricola ricorda - in una comunicato - che la procedura prevede per i lavoratori extracomunitari l' ingresso in Italia con un permesso d' ingresso richiesto dalle aziende presso cui andranno a lavorare. Una volta in Italia, presentano allo sportello unico per l' immigrazione la richiesta di permesso di soggiorno per il tempo necessario a svolgere il lavoro agricolo stagionale. Per avere il permesso definitivo servono da qualche settimana ad alcuni mesi, e per ovviare a questo problema - ricorda Confagricoltura - il ministero dell' Interno ha dato disposizioni di consentire l' assunzione degli extracomunitari che hanno presentato la domanda ma non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno.
Alberto Menghini, direttore di Confagricoltura Perugia, ribadisce che "le nostre imprese vogliono lavorare in un clima di legalita' e trasparenza, senza correre il rischio di incorrere in pesanti sanzioni, ma hanno bisogno che le istituzioni locali siano presenti non solo nelle fasi di controllo, ma anche in quelle di pianificazione del lavoro". Confagricoltura "ha gia' piu' volte segnalato il problema alle istituzioni locali ed ai ministeri, sottolineando il rischio di problemi di carattere sociale, ma anche di pesanti ripercussioni economiche sulle imprese agricole".
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