Italia. Fecondazione e fertilita' un convegno ad Abano Terme
Le anomalie genetiche giocano un ruolo di primo piano nell'infertilita' maschile: almeno in un caso su 5 gli uomini sono infertili a causa dell'alterazione di uno o piu' di circa 500 geni che controllano la fertilita'. E' emerso dalla ricerca coordinata dall'andrologo Carlo Foresta, dell'universita' di Padova, e presentata il 21 febbraio ad Abano Terme, nel convegno sulla medicina della riproduzione organizzato dallo stesso Foresta. "Osservazioni recenti -ha rilevato Foresta- confermano sempre di piu' che nei bambini concepiti con le tecniche di fecondazione assistita la probabilita' di malformazioni e anomalie genetiche e' superiore di 4 o 5 volte rispetto ai bambini concepiti in modo naturale". Si e' deciso cosi' di andare a verificare se la causa di queste alterazioni deve essere ricercata nelle tecniche stesse di fecondazione artificiale oppure in difetti genetici presenti nei genitori. Lo studio e' stato condotto su 750 uomini infertili, tutti in buona salute, candidati alla fecondazione in vitro. Si e' scoperto cosi' che nel 21% dei casi la causa dell'infertilita' e' di origine genetica. Le alterazioni riguardano soprattutto il numero e la struttura dei cromosomi, molti dei geni presenti sul cromosoma Y e quelli che controllano i recettori degli ormoni maschili. "Anomalie come queste -rileva Foresta- possono essere trasmesse di generazione in generazione dagli uomini che ricorrono alla fecondazione assistita". Il rischio e' che in futuro i difetti possano sommarsi fino a provocare casi limite, come la nascita di nipoti colpiti da sindrome di trasformazione sessuale, vale a dire individui apparentemente femminili ma con cromosomi maschili, testicoli presenti nella cavita' addominale e senza ciclo mestruale.
Nel corso dello stesso convegno e' stato presentato un altro studio che metteva in relazione lo stress e il successo della fecondazione assistita. La prima fonte di stress per una coppia infertile e' prendere coscienza del problema: "entrano in gioco variabili personali e sociali, come la pressione della famiglia, soprattutto sulla donna", ha detto il responsabile della ricerca, il ginecologo Fabio Facchinetti, dell'universita' di Modena e Reggio Emilia.
Lo stress aumenta quando si decide di affrontare la fecondazione assistita e la prima causa di tensione sono le lunghe attese (fino a un anno nei centri pubblici). C'e' poi lo stress dovuto alle tecniche, soprattutto quando non si conoscono. Per molte coppie si tratta di un salto nel buio, considerando che, ha rilevato Facchinetti, molte ignorano la fisiologia e la funzione degli organi sessuali, fanno confusione tra sesso e riproduzione e non sanno a quali indagini dovranno sottoporsi. La donna in particolare, ha aggiunto, deve affrontare il ciclo di stimolazione ormonale, controlli e prelievi, ecografie fino alla raccolta degli ovociti. "Soprattutto per le donne che lavorano questa e' un'ulteriore fonte di stress", ha osservato. Si calcola infatti che un solo tentativo richiede in media di assentarsi dal lavoro per 5-6 giorni nell'arco di tre settimane. Ma se si calcola che di solito vengono fatti da 3 a 5 tentativi, in 6 mesi devono stare assenti dal lavoro per circa un mese. Lo stress della donna va all'unisono con quello del partner: test eseguiti sui mariti hanno dimostrato che gli uomini sono vittima dello stesso tipo di ansia che colpisce la donna. Gli effetti a livello biologico non sono soltanto di tipo cardiovascolare, ma arrivano ad alterare la qualita' del liquido seminale, riducendo cosi' le probabilita' di successo dell'intervento di fecondazione assistita.
Sono invece piu' tranquille le donne che non lavorano: "ottengono la gravidanza piu' facilmente -ha detto Facchinetti- perche' hanno il vantaggio di non avere altri impegni. Sottoporsi a tutti i controlli necessari non e' un problema per loro, non devono chiedere permessi".
I problemi, pero', arrivano anche per loro quando l'attesa dell'intervento si prolunga. In un esperimento coordinato da Facchinetti sono stati messi a confronto un gruppo di donne che fin dall'inizio mostravano chiari segni di stress e un gruppo di donne non ansiose. Il primo gruppo e' stato seguito per tre mesi da uno psicologo, con incontri frequenti nei quali si discutevano dubbi, motivi di ansia, si davano spiegazioni sulla tecnica. E' risultato che le donne che avevano seguito gli incontri avevano ridotto il livello di stress, mentre fra le donne apparentemente tranquille una su due aveva sviluppato ansia. "Questo significa -ha osservato Facchinetti- che di per se' l'attesa e' un problema enorme".
Congelare il tessuto dei testicoli aumenta il successo degli interventi di fecondazione artificiale nei casi in cui gli spermatozoi sono completamente assenti nel liquido seminale ma presenti esclusivamente in alcune isole di tessuto dei testicoli. La tecnica, da poco entrata in Italia, e' stata presentata, da Marco Rossato, della cattedra di Andrologia dell'universita' di Padova.
Si calcola che il 10-15% di uomini infertili non abbia spermatozoi nel liquido seminale (azoospermia). Di questi, il 40% abbia comunque produzione di spermatozoi, che restano pero' confinati nei testicoli per l'ostruzione dei tubuli seminiferi (azoospermia ostruttiva); nel 60% invece il testicolo non produce spermatozoi se non in alcune aree. "Nel primo caso -ha detto Rossato- e' possibile recuperare gli spermatozoi al 100%, mentre nel secondo le probabilita' di recupero si dimezzano". Per avere la certezza di avere spermatozoi a disposizione al momento giusto, ossia quando vengono prelevati gli ovociti. La soluzione, ha detto Rossato, e' allora conservare il tessuto dei testicoli, prelevato con una biopsia, alla temperatura di meno 196 gradi. "Il tessuto -ha proseguito- viene frammentato in modo da permettere agli spermatozoi presenti di fuoriuscire dai tubuli seminiferi e quindi congelato. In questo modo si e' sicuri che la coppia abbia a disposizione un certo numero di spermatozoi al momento giusto, senza dover fare una nuova biopsia".
Nel corso dello stesso convegno e' stato presentato un altro studio che metteva in relazione lo stress e il successo della fecondazione assistita. La prima fonte di stress per una coppia infertile e' prendere coscienza del problema: "entrano in gioco variabili personali e sociali, come la pressione della famiglia, soprattutto sulla donna", ha detto il responsabile della ricerca, il ginecologo Fabio Facchinetti, dell'universita' di Modena e Reggio Emilia.
Lo stress aumenta quando si decide di affrontare la fecondazione assistita e la prima causa di tensione sono le lunghe attese (fino a un anno nei centri pubblici). C'e' poi lo stress dovuto alle tecniche, soprattutto quando non si conoscono. Per molte coppie si tratta di un salto nel buio, considerando che, ha rilevato Facchinetti, molte ignorano la fisiologia e la funzione degli organi sessuali, fanno confusione tra sesso e riproduzione e non sanno a quali indagini dovranno sottoporsi. La donna in particolare, ha aggiunto, deve affrontare il ciclo di stimolazione ormonale, controlli e prelievi, ecografie fino alla raccolta degli ovociti. "Soprattutto per le donne che lavorano questa e' un'ulteriore fonte di stress", ha osservato. Si calcola infatti che un solo tentativo richiede in media di assentarsi dal lavoro per 5-6 giorni nell'arco di tre settimane. Ma se si calcola che di solito vengono fatti da 3 a 5 tentativi, in 6 mesi devono stare assenti dal lavoro per circa un mese. Lo stress della donna va all'unisono con quello del partner: test eseguiti sui mariti hanno dimostrato che gli uomini sono vittima dello stesso tipo di ansia che colpisce la donna. Gli effetti a livello biologico non sono soltanto di tipo cardiovascolare, ma arrivano ad alterare la qualita' del liquido seminale, riducendo cosi' le probabilita' di successo dell'intervento di fecondazione assistita.
Sono invece piu' tranquille le donne che non lavorano: "ottengono la gravidanza piu' facilmente -ha detto Facchinetti- perche' hanno il vantaggio di non avere altri impegni. Sottoporsi a tutti i controlli necessari non e' un problema per loro, non devono chiedere permessi".
I problemi, pero', arrivano anche per loro quando l'attesa dell'intervento si prolunga. In un esperimento coordinato da Facchinetti sono stati messi a confronto un gruppo di donne che fin dall'inizio mostravano chiari segni di stress e un gruppo di donne non ansiose. Il primo gruppo e' stato seguito per tre mesi da uno psicologo, con incontri frequenti nei quali si discutevano dubbi, motivi di ansia, si davano spiegazioni sulla tecnica. E' risultato che le donne che avevano seguito gli incontri avevano ridotto il livello di stress, mentre fra le donne apparentemente tranquille una su due aveva sviluppato ansia. "Questo significa -ha osservato Facchinetti- che di per se' l'attesa e' un problema enorme".
Congelare il tessuto dei testicoli aumenta il successo degli interventi di fecondazione artificiale nei casi in cui gli spermatozoi sono completamente assenti nel liquido seminale ma presenti esclusivamente in alcune isole di tessuto dei testicoli. La tecnica, da poco entrata in Italia, e' stata presentata, da Marco Rossato, della cattedra di Andrologia dell'universita' di Padova.
Si calcola che il 10-15% di uomini infertili non abbia spermatozoi nel liquido seminale (azoospermia). Di questi, il 40% abbia comunque produzione di spermatozoi, che restano pero' confinati nei testicoli per l'ostruzione dei tubuli seminiferi (azoospermia ostruttiva); nel 60% invece il testicolo non produce spermatozoi se non in alcune aree. "Nel primo caso -ha detto Rossato- e' possibile recuperare gli spermatozoi al 100%, mentre nel secondo le probabilita' di recupero si dimezzano". Per avere la certezza di avere spermatozoi a disposizione al momento giusto, ossia quando vengono prelevati gli ovociti. La soluzione, ha detto Rossato, e' allora conservare il tessuto dei testicoli, prelevato con una biopsia, alla temperatura di meno 196 gradi. "Il tessuto -ha proseguito- viene frammentato in modo da permettere agli spermatozoi presenti di fuoriuscire dai tubuli seminiferi e quindi congelato. In questo modo si e' sicuri che la coppia abbia a disposizione un certo numero di spermatozoi al momento giusto, senza dover fare una nuova biopsia".
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