Italia. Milano. Cisl: diminuisce lavoro stabile per immigrati
Discontinuo, flessibile, dequalificante e insicuro. Il lavoro per gli immigrati diventa sempre meno stabile e soprattutto diventa precario. Il quadro che emerge dal rapporto sul mercato del lavoro degli immigrati a Milano e provincia redatto dal Centro studi della Cisl di Milano offre uno spaccato emblematico del tipo di rapporti presenti nella metropoli lombarda.
Rispetto agli 87 mila immigrati inseriti nel 2002, negli ultimi 4 anni la manodopera immigrata avviata al lavoro e' stata di 160 mila unita'. Per gli immigrati i rapporti di lavoro sono sempre di piu' a breve termine, flessibili e nella maggior parte dei casi si traducono in precarieta' per mancanza dell'ottenimento del permesso di soggiorno.
Il carico degli oneri del contratto di soggiorno con obbligo del datore di lavoro di alloggio e copertura spese rimpatrio ha finito per scoraggiare l'assunzione regolare.
Il decreto flussi della legge Bossi-Fini - secondo la Cisl - si e' rivelato incapace di controllare l'accesso dei lavoratori immigrati. Dall'altro lato, la liberalizzazione degli ingressi per i neocomunitari, il mancato riconoscimento dei titoli di studio ottenuti all'estero ha finito per relegare gli immigrati a svolgere lavori dequalificanti dal punti di vista professionale, scarsamente mobili e insicuri perche' legati al permesso di soggiorno.
"Tutto questo si traduce - ha detto Maurizio Boga, responsabile dell'ufficio immigrazione della Cisl di Milano - in una costante condizione di debolezza sul mercato del lavoro e in un alto livello di discontinuita' occupazionale. Il rischio concreto e' tornare nell'irregolarita' o avere come unica prospettiva il lavoro nero o grigio".
Secondo il rapporto sul lavoro dell'ufficio studi della Cisl di Milano, gli immigrati sono 360.600, il 45,4% delle presenze straniere in Lombardia. Nel capoluogo lombardo vivono 183.600 immigrati mentre nei Comuni dell'hinterland ne risiedono 177000. Ma il numero di quelli senza permesso di soggiorno e' di 67.600 di cui 33 mila residenti a Milano e 34.300 nei comuni della cintura metropolitana.
Tra i disoccupati, ecuadoregni (19%) e peruviani (13%) hanno la percentuale piu' elevata a Milano e provincia, rappresentando in totale un terzo del totale dei disoccupati immigrati. Nel mondo del lavoro, gli egiziani sono impiegati nel settore della ristorazione, nelle pulizie o come operai generici mentre i filippini sono i piu' presenti nel lavoro domestico, nel settore delle pulizie, nelle professioni domestiche e nell'assistenza domiciliare, oppure come custodi di edifici e magazzini. I cinesi invece, sono addetti alle attivita' di ristorazione, alle attivita' commerciali e in quelle artigiane come la sartoria. I peruviani lavorano come addetti alle pulizie, operai generici, magazzinieri e custodi, ma anche come autotrasportatori mentre le donne si occupano di lavoro domestico o di assistenza domiciliare. Gli ecuadoregni come i peruviani, sono concentrati nei lavori domestici e di assistenza domiciliare e in quello dei trasporti mentre albanesi e rumeni insieme ai marocchini, lavorano come operai e nel settore dell'edilizia. Ma i marocchini sono anche titolari di numerose attivita' commerciali.
Per quanto riguarda le donne, i lavori domestici sono ad appannaggio di quelle rumene e ucraine, mentre le marocchine e le albanesi lavorano nella ristorazione, nel settore delle pulizie e in quello domestico. Si registra tuttavia una significativa percentuale di impiegate e addette a professioni intellettuali, mediche e paramediche.
La Cisl ha avanzato al governo alcune proposte specifiche in materia di politiche del lavoro per adeguare i meccanismi della legge sull'immigrazione alla mobilita' del mercato del lavoro e alle forma contrattuali introdotte dalla legge Biagi. "Bisogna agevolare - ha concluso Boga - il riconoscimento dei titoli di studio ottenuti all'estero e avviare dei percorsi formativi per la qualificazione e la progressione professionale degli immigrati".
Rispetto agli 87 mila immigrati inseriti nel 2002, negli ultimi 4 anni la manodopera immigrata avviata al lavoro e' stata di 160 mila unita'. Per gli immigrati i rapporti di lavoro sono sempre di piu' a breve termine, flessibili e nella maggior parte dei casi si traducono in precarieta' per mancanza dell'ottenimento del permesso di soggiorno.
Il carico degli oneri del contratto di soggiorno con obbligo del datore di lavoro di alloggio e copertura spese rimpatrio ha finito per scoraggiare l'assunzione regolare.
Il decreto flussi della legge Bossi-Fini - secondo la Cisl - si e' rivelato incapace di controllare l'accesso dei lavoratori immigrati. Dall'altro lato, la liberalizzazione degli ingressi per i neocomunitari, il mancato riconoscimento dei titoli di studio ottenuti all'estero ha finito per relegare gli immigrati a svolgere lavori dequalificanti dal punti di vista professionale, scarsamente mobili e insicuri perche' legati al permesso di soggiorno.
"Tutto questo si traduce - ha detto Maurizio Boga, responsabile dell'ufficio immigrazione della Cisl di Milano - in una costante condizione di debolezza sul mercato del lavoro e in un alto livello di discontinuita' occupazionale. Il rischio concreto e' tornare nell'irregolarita' o avere come unica prospettiva il lavoro nero o grigio".
Secondo il rapporto sul lavoro dell'ufficio studi della Cisl di Milano, gli immigrati sono 360.600, il 45,4% delle presenze straniere in Lombardia. Nel capoluogo lombardo vivono 183.600 immigrati mentre nei Comuni dell'hinterland ne risiedono 177000. Ma il numero di quelli senza permesso di soggiorno e' di 67.600 di cui 33 mila residenti a Milano e 34.300 nei comuni della cintura metropolitana.
Tra i disoccupati, ecuadoregni (19%) e peruviani (13%) hanno la percentuale piu' elevata a Milano e provincia, rappresentando in totale un terzo del totale dei disoccupati immigrati. Nel mondo del lavoro, gli egiziani sono impiegati nel settore della ristorazione, nelle pulizie o come operai generici mentre i filippini sono i piu' presenti nel lavoro domestico, nel settore delle pulizie, nelle professioni domestiche e nell'assistenza domiciliare, oppure come custodi di edifici e magazzini. I cinesi invece, sono addetti alle attivita' di ristorazione, alle attivita' commerciali e in quelle artigiane come la sartoria. I peruviani lavorano come addetti alle pulizie, operai generici, magazzinieri e custodi, ma anche come autotrasportatori mentre le donne si occupano di lavoro domestico o di assistenza domiciliare. Gli ecuadoregni come i peruviani, sono concentrati nei lavori domestici e di assistenza domiciliare e in quello dei trasporti mentre albanesi e rumeni insieme ai marocchini, lavorano come operai e nel settore dell'edilizia. Ma i marocchini sono anche titolari di numerose attivita' commerciali.
Per quanto riguarda le donne, i lavori domestici sono ad appannaggio di quelle rumene e ucraine, mentre le marocchine e le albanesi lavorano nella ristorazione, nel settore delle pulizie e in quello domestico. Si registra tuttavia una significativa percentuale di impiegate e addette a professioni intellettuali, mediche e paramediche.
La Cisl ha avanzato al governo alcune proposte specifiche in materia di politiche del lavoro per adeguare i meccanismi della legge sull'immigrazione alla mobilita' del mercato del lavoro e alle forma contrattuali introdotte dalla legge Biagi. "Bisogna agevolare - ha concluso Boga - il riconoscimento dei titoli di studio ottenuti all'estero e avviare dei percorsi formativi per la qualificazione e la progressione professionale degli immigrati".
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