Italia. Padre Rossi: "restringere" la liberta' religiosa
Intervenendo a Loreto al Meeting sulle migrazioni, sul ruolo pubblico delle religioni nel contesto europeo, padre Beniamino Rossi, presidente dell'Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo, ha lanciato una provocazione: "e' importante - ha affermato - introdurre delle 'restrizioni' al diritto di liberta' religiosa contemplato nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Cio', ha spiegato, "con riferimento alla sicurezza, alla protezione dell'ordine, della salute, o della morale pubblica, come pure alla protezione dei diritti e delle liberta' altrui". "Le societa' europee - e' la premessa da cui e' partito padre Rossi - hanno relegato il religioso nella sfera individuale e del privato, mentre l'immigrazione, accentuando l'approccio comunitario e il diritto alla manifestazione collettiva della propria religione, ha determinato un 'ritorno del religioso', inteso non tanto come la pratica religiosa vera e propria, quanto piuttosto come la serie di valori legati alla liberta' di coscienza".
"L'immigrazione dai Paesi del Sud del mondo, con culture sempre piu' lontane da quella europea, ha intensificato - ha aggiunto - il dibattito sulle identita' culturali in generale, accentuando la logica dell'appartenenza religiosa di minoranze che provengono da altre religioni: cosi' 'il religioso' e' diventato il principale criterio di identificazione sociale".
Nell'analisi del presidente dell'Ascs, "i migranti, confrontati con una integrazione socio-economica deficitaria, tendono a dare un valore sempre piu' forte alla appartenenza identitaria religiosa (e a quella etnica). Le loro rivendicazioni religiose finiscono cosi' per esprimere un desiderio di riconoscimento sociale, che va oltre il sentimento religioso stesso". Un nuovo scenario che "dovrebbe portare l'Europa a rivisitare la sua storia e inventarne un nuovo capitolo, poiche', a differenza del processo avvenuto con il cristianesimo, religione maggioritaria, le nuove religioni portate dai migranti si trovano in una situazione minoritaria e sono fortemente svantaggiate, mentre non si e' ancora instaurato un vero e proprio rapporto strutturale tra il potere pubblico e le comunita' religiose importate".
Da qui "la necessita' che i legislatori europei inizino un processo di adeguamento del loro diritto nazionale, elaborato in un contesto storico di esclusivi rapporti con il cristianesimo". Secondo padre Rossi, dunque, e' "diventato particolarmente importante introdurre delle 'restrizioni' al diritto di liberta' religiosa contemplato nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
"Il fatto che tutte le religioni arrivino a condannare ogni intolleranza e ogni proselitismo aggressivo, che superino la tentazione di intendere una norma specificamente religiosa come una legge di Stato, che tengano distinte le proprie competenze da quelle dello Stato, e' senza dubbio - ha concluso - un passo importante verso la costruzione di una societa' pluralista europea sul piano religioso".
Cio', ha spiegato, "con riferimento alla sicurezza, alla protezione dell'ordine, della salute, o della morale pubblica, come pure alla protezione dei diritti e delle liberta' altrui". "Le societa' europee - e' la premessa da cui e' partito padre Rossi - hanno relegato il religioso nella sfera individuale e del privato, mentre l'immigrazione, accentuando l'approccio comunitario e il diritto alla manifestazione collettiva della propria religione, ha determinato un 'ritorno del religioso', inteso non tanto come la pratica religiosa vera e propria, quanto piuttosto come la serie di valori legati alla liberta' di coscienza".
"L'immigrazione dai Paesi del Sud del mondo, con culture sempre piu' lontane da quella europea, ha intensificato - ha aggiunto - il dibattito sulle identita' culturali in generale, accentuando la logica dell'appartenenza religiosa di minoranze che provengono da altre religioni: cosi' 'il religioso' e' diventato il principale criterio di identificazione sociale".
Nell'analisi del presidente dell'Ascs, "i migranti, confrontati con una integrazione socio-economica deficitaria, tendono a dare un valore sempre piu' forte alla appartenenza identitaria religiosa (e a quella etnica). Le loro rivendicazioni religiose finiscono cosi' per esprimere un desiderio di riconoscimento sociale, che va oltre il sentimento religioso stesso". Un nuovo scenario che "dovrebbe portare l'Europa a rivisitare la sua storia e inventarne un nuovo capitolo, poiche', a differenza del processo avvenuto con il cristianesimo, religione maggioritaria, le nuove religioni portate dai migranti si trovano in una situazione minoritaria e sono fortemente svantaggiate, mentre non si e' ancora instaurato un vero e proprio rapporto strutturale tra il potere pubblico e le comunita' religiose importate".
Da qui "la necessita' che i legislatori europei inizino un processo di adeguamento del loro diritto nazionale, elaborato in un contesto storico di esclusivi rapporti con il cristianesimo". Secondo padre Rossi, dunque, e' "diventato particolarmente importante introdurre delle 'restrizioni' al diritto di liberta' religiosa contemplato nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
"Il fatto che tutte le religioni arrivino a condannare ogni intolleranza e ogni proselitismo aggressivo, che superino la tentazione di intendere una norma specificamente religiosa come una legge di Stato, che tengano distinte le proprie competenze da quelle dello Stato, e' senza dubbio - ha concluso - un passo importante verso la costruzione di una societa' pluralista europea sul piano religioso".
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