Italia. Per il prof. Aiuti l'Italia scivola verso il regresso
Fernando Aiuti, immunologo, docente alla Sapienza e primario all'Umberto I di Roma, in un'intervista rilasciata al quotidiano "Corriere della Sera", bacchetta l'Italia e la situazione locale della ricerca scientifica. Parla di limiti della scienza e della tecnica, di colpe e responsabilita', di un'Italia che ha paura di investire economicamente nella scienza.
"Sul piano della ricerca scientifica, ritengo che ci debba essere la massima liberta'. Ma qualche paletto va posto. I limiti sono quelli del rispetto fondamentale, totale, della vita umana, dei suoi diritti e della liberta' individuale. L'altro limite riguarda la ricerca genetica per manipolazioni concettualmente legate al miglioramento della razza . Io poi sono contrario alla clonazione, ma non alla ricerca sulle cellule staminali multipotenti, quelle ottenute da embrioni, non solo da sangue o dal cordone ombelicale. Le cellule da embrione, infatti, possono essere impiegate per la sostituzione di geni difettivi o mancanti, quindi contro malattie come l'Alzheimer, l'Aids, le malattie ematologiche, per i trapianti. Sono questi i grandi orizzonti dei prossimi anni." Per Aiuti "la discussione allargata fuori dal mondo scientifico va bene. Al limite, sarei addirittura disponibile a dei referendum, ma senz'altro a livello europeo. Queste norme dovrebbero essere europee anche per contribuire all'Unione europea su valori condivisi, di vasto respiro. Potrebbero venire prima che i temi economici, e contribuirebbero ad accomunarci piu' che, per esempio, le quote latte. Questo allargamento di orizzonti, inoltre, toglierebbe il dibattito italiano dalle secche di polemiche di gruppo, rivalita' locali. Fra pochi giorni si dibattera' alle Camere di bioetica; si puo' prevedere il centrodestra contro il centrosinistra e ulteriori lacerazioni. Spostando il livello, le scelte assumerebbero una dimensione culturale e scientifica piu' ampia. Per la ricerca in Italia spendiamo una cifra irrisoria del prodotto interno lordo, e seguitiamo a ridurla. Zero, rispetto ad altri Paesi europei, per non dire degli Stati Uniti. E chiaro che, sull'immediato, alla classe politica porta piu' voti annunciare la costruzione di un ponte, mentre per la ricerca, i risultati si vedono tra 10-20 anni. Il problema e' che, in futuro, l'Italia non produrra' nulla di scientificamente o tecnologicamente avanzato, sia da applicare che da esportare".
"Sul piano della ricerca scientifica, ritengo che ci debba essere la massima liberta'. Ma qualche paletto va posto. I limiti sono quelli del rispetto fondamentale, totale, della vita umana, dei suoi diritti e della liberta' individuale. L'altro limite riguarda la ricerca genetica per manipolazioni concettualmente legate al miglioramento della razza . Io poi sono contrario alla clonazione, ma non alla ricerca sulle cellule staminali multipotenti, quelle ottenute da embrioni, non solo da sangue o dal cordone ombelicale. Le cellule da embrione, infatti, possono essere impiegate per la sostituzione di geni difettivi o mancanti, quindi contro malattie come l'Alzheimer, l'Aids, le malattie ematologiche, per i trapianti. Sono questi i grandi orizzonti dei prossimi anni." Per Aiuti "la discussione allargata fuori dal mondo scientifico va bene. Al limite, sarei addirittura disponibile a dei referendum, ma senz'altro a livello europeo. Queste norme dovrebbero essere europee anche per contribuire all'Unione europea su valori condivisi, di vasto respiro. Potrebbero venire prima che i temi economici, e contribuirebbero ad accomunarci piu' che, per esempio, le quote latte. Questo allargamento di orizzonti, inoltre, toglierebbe il dibattito italiano dalle secche di polemiche di gruppo, rivalita' locali. Fra pochi giorni si dibattera' alle Camere di bioetica; si puo' prevedere il centrodestra contro il centrosinistra e ulteriori lacerazioni. Spostando il livello, le scelte assumerebbero una dimensione culturale e scientifica piu' ampia. Per la ricerca in Italia spendiamo una cifra irrisoria del prodotto interno lordo, e seguitiamo a ridurla. Zero, rispetto ad altri Paesi europei, per non dire degli Stati Uniti. E chiaro che, sull'immediato, alla classe politica porta piu' voti annunciare la costruzione di un ponte, mentre per la ricerca, i risultati si vedono tra 10-20 anni. Il problema e' che, in futuro, l'Italia non produrra' nulla di scientificamente o tecnologicamente avanzato, sia da applicare che da esportare".
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