Italia. "Se si puo', si deve?", lavoro teatrale del nobel Roald Hoffmann
Ogm? Staminali embrionali? sperimentazione aniimale? 'Spesso lo scienziato e' chiamato a scegliere 'fra il bene e il bene': nel senso che spesso ci sono due tipi di conseguenze alla scelta se procedere oppure no nella ricerca, e hanno entrambe qualcosa di positivo e di negativo.
Quel che e' certo e' che egli debba sempre porsi delle domande sulle conseguenze della sua ricerca'. E' la posizione di Roald Hoffmann, 70 anni premio Nobel per la Chimica nel 1981 (quando ne aveva appena 44), autore della piece teatrale che 'Se si puo', si deve?' che e' andato in scena a Bergamo lo scorso 13 ottobre nell'ambito di BergamoScienza.
Divulgatore scientifico, scrittore e conduttore negli Usa della serie televisiva 'Il mondo della Chimica', Hoffmann con questo suo saggio teatrale affronta per tutti gli studenti che in questi giorni affollano le conferenze di BergamoScienza l' attualissimo tema della responsabilita' dello scienziato.
'Ma una rappresentazione teatrale non e' un seminario: gli attori assumono posizioni estreme, affinche' sorga un dibattito e il pubblico possa comprendere i vari punti di vista e farsi una propria opinione'. Sulla scena, una biologa molecolare e il fidanzato artista si interrogano sulle ragioni del suicidio del padre di lei, un chimico che si e' tolto la vita per rimorso, dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per compiere un genocidio. 'La figura del padre rappresenta la necessita' per la scienza di interrogarsi, perche' ci si sente responsabili anche delle conseguenze delle ricerche che si portano avanti. La figlia e' di tutt'altro parere. Per lei non deve esserci limite alla ricerca e vuole isolare, in un'anatra morta durante l'epidemia influenzale del 1918, il pericoloso virus della 'spagnola', che uccise 40 milioni di persone'.
Il messaggio di Hoffmann: 'dobbiamo sempre affrontare le responsabilita' per le conseguenze delle nostre azioni, dobbiamo sempre chiederci 'quale uso possano fare gli altri delle cose che noi scienziati realizziamo'. Si puo'? Certo che si puo' andare avanti nella ricerca. Ma si deve? E' lecito farlo?'. In una parola, Hoffmann e' un assertore della supremazia dell'etica sulla ricerca scientifica.
Certo, c'e' etica ed etica: 'non si puo' usare lo stesso metro per tutto. Bisogna distinguere: la scelta e' semplice se c'e' il male contrapposto al bene. Ma spesso bisogna scegliere fra due motivi di bene. Ad esempio, la sperimentazione animale e' qualcosa che ripugna, almeno alla mia sensibilita', e se non si fa e' un bene, ma l' altro ieri il premio Nobel per la medicina e' stato attribuito allo scienziato che ha realizzato il topo transgenico che ha permesso di sperimentare molti farmaci utili all'uomo. Capisco anche la posizione della Chiesa cattolica sulle staminali embrionali che, d'altro canto, possono essere utili alla ricerca su malattie importanti. Ma qui credo che la scienza possa risolvere la questione, con la possibilita' di recuperare staminali in altri siti'. Di una cosa Hoffmann e' sicuro: la scienza e la ricerca non possono non porsi dei limiti morali. (Ansa)
Quel che e' certo e' che egli debba sempre porsi delle domande sulle conseguenze della sua ricerca'. E' la posizione di Roald Hoffmann, 70 anni premio Nobel per la Chimica nel 1981 (quando ne aveva appena 44), autore della piece teatrale che 'Se si puo', si deve?' che e' andato in scena a Bergamo lo scorso 13 ottobre nell'ambito di BergamoScienza.
Divulgatore scientifico, scrittore e conduttore negli Usa della serie televisiva 'Il mondo della Chimica', Hoffmann con questo suo saggio teatrale affronta per tutti gli studenti che in questi giorni affollano le conferenze di BergamoScienza l' attualissimo tema della responsabilita' dello scienziato.
'Ma una rappresentazione teatrale non e' un seminario: gli attori assumono posizioni estreme, affinche' sorga un dibattito e il pubblico possa comprendere i vari punti di vista e farsi una propria opinione'. Sulla scena, una biologa molecolare e il fidanzato artista si interrogano sulle ragioni del suicidio del padre di lei, un chimico che si e' tolto la vita per rimorso, dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per compiere un genocidio. 'La figura del padre rappresenta la necessita' per la scienza di interrogarsi, perche' ci si sente responsabili anche delle conseguenze delle ricerche che si portano avanti. La figlia e' di tutt'altro parere. Per lei non deve esserci limite alla ricerca e vuole isolare, in un'anatra morta durante l'epidemia influenzale del 1918, il pericoloso virus della 'spagnola', che uccise 40 milioni di persone'.
Il messaggio di Hoffmann: 'dobbiamo sempre affrontare le responsabilita' per le conseguenze delle nostre azioni, dobbiamo sempre chiederci 'quale uso possano fare gli altri delle cose che noi scienziati realizziamo'. Si puo'? Certo che si puo' andare avanti nella ricerca. Ma si deve? E' lecito farlo?'. In una parola, Hoffmann e' un assertore della supremazia dell'etica sulla ricerca scientifica.
Certo, c'e' etica ed etica: 'non si puo' usare lo stesso metro per tutto. Bisogna distinguere: la scelta e' semplice se c'e' il male contrapposto al bene. Ma spesso bisogna scegliere fra due motivi di bene. Ad esempio, la sperimentazione animale e' qualcosa che ripugna, almeno alla mia sensibilita', e se non si fa e' un bene, ma l' altro ieri il premio Nobel per la medicina e' stato attribuito allo scienziato che ha realizzato il topo transgenico che ha permesso di sperimentare molti farmaci utili all'uomo. Capisco anche la posizione della Chiesa cattolica sulle staminali embrionali che, d'altro canto, possono essere utili alla ricerca su malattie importanti. Ma qui credo che la scienza possa risolvere la questione, con la possibilita' di recuperare staminali in altri siti'. Di una cosa Hoffmann e' sicuro: la scienza e la ricerca non possono non porsi dei limiti morali. (Ansa)
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