Venerdì 12 giugno 2026
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Italia. Rapporto Cnr: cresce la popolazione grazie agli stranieri

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La popolazione italiana cresce, ma solo grazie al contributo degli immigrati. Tra il 2002 ed il 2005 la popolazione e' cresciuta in media di circa 440 mila unita' l'anno, ma le previsioni dei demografi non sono state contraddette: il saldo negativo tra nascite e morti e' stato di circa 15 mila l'anno. La crescita e' dovuta soprattutto all'iscrizione in anagrafe di mediamente di 305 mila stranieri immigrati l'anno, dovuta alle regolarizzazioni collegate alla Legge 'Bossi-Fini' e a nuove entrate immigratorie. Il dato sull'immigrazione e' uno dei piu' eclatanti, sebbene costante da alcuni anni, messi in luce gia' dall'Istat e ora dal 'Rapporto sulla popolazione italiana - L'Italia all'inizio del XXI secolo'.
Realizzato dal Gruppo di coordinamento per la demografia della Societa' italiana di statistica con il contributo scientifico di diversi suoi aderenti, e curato da Giuseppe Gesano, dirigente di ricerca dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, da Fausta Ongaro, ordinario di Demografia all'Universita' di Padova, e da Alessandro Rosina, associato di Demografia all'Universita' Cattolica di Milano, il Rapporto, edito da 'Il Mulino', verra' presentato alle ore 16 di domani presso la sede dell'Irpps-Cnr in Roma.
Tra il 2002 ed il 2005 - secondo anticipazioni del Rapporto - sono nati in Italia circa 170 mila bambini figli di madre straniera, che costituiscono poco meno dell'8% del totale delle nascite, percentuale che e' in rapida crescita, cosi' come lo e' la popolazione straniera: inferiore allo 0,6 per cento nel 1991, quadruplicata al 2,3 per cento nel 2001, e' oggi quantificata tra i 2,7 (4,5% dei residenti) ed i 3,5 milioni (6%), se si comprende una stima degli irregolari, con la quota piu' significativa nel Nord-est: 6,6 per cento. Gli stranieri contribuiscono anche a ridurre l'invecchiamento nazionale: senza di loro, gli ultra65enni avrebbe gia' superato il quinto della popolazione. La loro eta' media e' di 31 anni, contro i 43 dei cittadini italiani, e la loro fecondita' e' doppia di quella italiana: nel 2004, per le donne straniere il numero medio finale di figli e' stimato in 2,61, mentre per le italiane e' pari a 1,26. La minore incidenza di persone anziane determina che il tasso di mortalita' tra gli stranieri sia circa dieci volte inferiore a quello italiano (1,2 per mille contro 10,1).
'Dal punto di vista demografico, la vitalita' di una popolazione si misura dalla capacita' di rinnovare se stessa, cioe' dal fatto che ciascuna generazione riesca a produrre, nel corso della sua vita feconda, un numero di figli pari almeno al suo ammontare', spiega Giuseppe Gesano dell'Irpps-Cnr. 'Cio' non avviene, in Italia, da circa trent'anni, e se nel frattempo la popolazione ha continuato a crescere (debolmente) lo si deve alla struttura ereditata dal passato (ancora molte le persone in eta' riproduttiva) e all'allungamento della vita media (+8,2 anni per gli uomini e +7,5 per le donne)' e all'immigrazione dall'estero.
L'Italia e' il paese con la maggiore quota di popolazione anziana: le stime dell'Onu al 2005 danno gli ultra65enni al 20% dell'intera popolazione, gli ultimi calcoli Istat 2006 al 19,8%. Agli inizi degli anni '90 la quota nell'Unione europea si aggirava ovunque intorno al 15%, con Italia e Spagna un po' piu' 'giovani'. Nel 2005 l'Italia ha superato la Germania ed e' diventata prima per 'grandi vecchi' (over 80, 5,1%).
Nel futuro, il divario si accentuera'. La vita media delle donne e' di oltre 83 anni, quella maschile oltre i 77.
Gran parte della riproduzione da noi passa ancora attraverso l'uscita dei giovani dalla famiglia solo in coincidenza o prossimita' del matrimonio. Questo processo si e' rallentato di molto. Il diffondersi di studio e lavoro tra le giovani donne, a differenza di altri paesi avanzati, viene vissuto come un ostacolo alla formazione delle unioni ed alla messa al mondo di figli.
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