Giovedì 24 settembre 2026
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Lea 2024: 18 Regioni promosse, ma sale al 9,9% chi rinuncia alle cure

U.E. - ITALIA
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Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) relativo al 2024 certifica un netto miglioramento formale della sanità regionale italiana: le Regioni e Province autonome "promosse" salgono a 18 su 21, contro le 13 dell'anno precedente. Solo Calabria, Bolzano e Sicilia restano inadempienti. Ma la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati, avverte che dietro questo miglioramento apparente si nasconde un peggioramento sostanziale nell'accesso alle cure da parte dei cittadini.

 

Come riporta Quotidiano Sanità, nello stesso anno in cui le Regioni adempienti sono aumentate, la quota di popolazione che ha rinunciato ad almeno una visita o un accertamento diagnostico prescritti dal medico è salita dal 7,6% al 9,9%, un dato Istat che equivale a quasi 5,8 milioni di persone. Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, definisce questi due dati "due fotografie solo apparentemente contraddittorie": se aumentano contemporaneamente le Regioni promosse, la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non si può concludere che la sanità sia migliorata, ma che la "pagella" ministeriale ha una capacità molto limitata di misurare l'effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini.

 

Dal 2020 la verifica dell'erogazione dei Lea si basa sul Nuovo Sistema di Garanzia, articolato in 88 indicatori, ma la pagella 2024 utilizza solo un sottoinsieme di 27 indicatori Core. Gimbe punta il dito soprattutto sulla soglia minima richiesta per essere considerati adempienti: 60 punti su 100 in ciascuna delle tre macro-aree che compongono la valutazione, ovvero prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Un'asticella che la Fondazione giudica troppo bassa: sei delle diciotto Regioni promosse presentano infatti almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69. Se la soglia venisse alzata a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; portandola a 80 punti, resterebbero adempienti soltanto in 5.

Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, Gimbe ha elaborato una classifica delle Regioni che conferma la persistente frattura tra Nord e Sud del Paese: tra le prime dieci posizioni si trovano sette Regioni del Nord, due del Centro e solo la Puglia a rappresentare il Mezzogiorno, mentre le ultime sette posizioni della graduatoria sono occupate quasi interamente da Regioni meridionali. Il monitoraggio conferma quindi che la tutela della salute continua a dipendere in misura rilevante dalla Regione di residenza.

 

Cartabellotta chiede al ministero della Salute e alle Regioni di rivedere le regole della "pagella", affinché diventi uno strumento reale di rendicontazione pubblica e di miglioramento continuo, con più indicatori, soglie più elevate, dati tempestivi e misure capaci di rilevare l'accesso reale alle prestazioni, le liste d'attesa, le rinunce alle cure, gli esiti di salute e le diseguaglianze territoriali. Per garantire i Lea a tutte le persone, ovunque vivano, sottolinea il presidente della Fondazione, bisogna conoscere anche i bisogni di salute rimasti senza risposta, i servizi non disponibili, le prestazioni non erogate e gli ostacoli incontrati dai cittadini. Altrimenti, avverte Cartabellotta, il cosiddetto "60 politico" rischia di promuovere tutte le Regioni ignorando le persone a cui viene di fatto negato il diritto alla tutela della salute.

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