Giovedì 13 agosto 2026
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Mediterraneo sempre più letale: meno arrivi, ma più morti in mare nel 2026

U.E.
Notizia ·

Meno migranti raggiungono le coste europee, ma il Mediterraneo non è mai stato così pericoloso. È questo il paradosso che emerge dai nuovi dati pubblicati il 12 agosto dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nel rapporto Global Overview of Migration Routes (gennaio-aprile 2026), come riporta Eunews.

 

Nei primi quattro mesi del 2026, mentre gli arrivi sono crollati lungo alcune delle principali rotte verso il continente, il numero di morti e dispersi in mare è aumentato in modo drastico: raddoppiato nel Mediterraneo centrale e triplicato in quello orientale rispetto allo stesso periodo del 2025.

 

Il dato più allarmante riguarda la rotta del Mediterraneo centrale: tra gennaio e aprile 2026 gli arrivi sono calati del 46%, scendendo a 8.577 persone. Nello stesso arco di tempo, però, 821 migranti sono morti o risultano dispersi lungo quella rotta, con un incremento dell'111% rispetto ai primi quattro mesi del 2025. Oltre la metà delle vittime — ben 430 — è stata registrata nel solo mese di gennaio, quando il ciclone Harry ha colpito la regione, rendendo ancora più pericolose traversate già caratterizzate da imbarcazioni precarie e condizioni di navigazione difficili.

 

Non migliore è la situazione nel Mediterraneo orientale, dove i decessi sono aumentati del 259%, raggiungendo 244 vittime. Molti di questi morti sono legati a naufragi avvenuti nelle acque intorno a Creta, su una rotta sempre più trafficata che parte da Tobruk, nella Libia orientale, e attraversa l'intero Mediterraneo centrale.

 

Il rapporto dell'OIM si basa su dati raccolti dal proprio sistema di monitoraggio degli spostamenti (Displacement Tracking Matrix), dal Progetto Migranti Dispersi, dai centri regionali di raccolta dati e da partner governativi. L'analisi mette in evidenza come fattori quali condizioni meteorologiche estreme, conflitti, pressioni economiche e cambiamenti nelle politiche migratorie abbiano profondamente trasformato le rotte percorse dai migranti.

 

Sul fronte atlantico, gli arrivi in Spagna attraverso la rotta dell'Africa occidentale sono crollati del 78%, scendendo a 2.276 persone — il calo più marcato tra tutte le rotte verso l'Europa. I punti di partenza si sono però spostati sempre più a sud lungo la costa dell'Africa occidentale, allungando la traversata e aumentando i rischi. Non tutte le rotte hanno registrato flessioni: gli arrivi in Spagna lungo la rotta del Mediterraneo occidentale sono invece aumentati del 66%, raggiungendo 5.647 persone, spinti soprattutto da un incremento triplo degli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla.

 

«Meno arrivi non significano viaggi più sicuri», ha dichiarato Ugochi Daniels, direttrice generale aggiunta dell'OIM. «Dietro ognuno di questi numeri c'è una famiglia che aspetta notizie che non arriveranno mai. Con percorsi sempre più lunghi e pericolosi, salvare vite in mare e sulla terraferma rimane una responsabilità condivisa, che nessun paese può affrontare da solo.»

I dati del 2026 confermano una tendenza già evidente: ridurre gli arrivi attraverso accordi con i paesi terzi e il rafforzamento dei controlli alle frontiere non elimina il fenomeno migratorio, ma ne sposta i flussi verso rotte alternative più rischiose. Le rotte si allungano, le imbarcazioni si riempiono oltre i limiti di sicurezza, e il bilancio di vite umane continua a crescere.

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