Mercoledì 5 agosto 2026
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Minore straniero rinchiuso nel CARA di Capo Rizzuto: Italia condannata dalla CEDU

U.E. - ITALIA
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Con sentenza del 9 aprile 2026 (causa H.D. c. Italia, ricorso n. 41645/23), la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la detenzione illegittima di un minore straniero non accompagnato nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Sant'Anna, a Isola di Capo Rizzuto (Crotone). Come riporta ASGI – Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, la vicenda riguarda un ragazzo diciassettenne originario del Burkina Faso, nato nel 2006, giunto in Italia il 24 giugno 2023 e immediatamente collocato in quella struttura, destinata ad accogliere adulti e richiedenti asilo.

 

Il minore è rimasto nel centro per oltre cinque mesi, senza possibilità di uscire, in condizioni di promiscuità di fatto con i migranti adulti nonostante una separazione formale interna, in assenza della nomina di un tutore e di qualsiasi servizio educativo, ricreativo o di supporto psicosociale. Non gli era nemmeno consentito incontrare i propri avvocati in forma riservata, né era stato informato delle ragioni per cui si trovava privato della libertà.

La Corte di Strasburgo ha accertato la violazione di tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Quanto all'articolo 5 (diritto alla libertà personale), i giudici hanno escluso qualsiasi base legale per il trattenimento — avvenuto peraltro nei confronti di uno straniero già in possesso di un permesso di soggiorno — e hanno ritenuto del tutto inadeguata la tutela giurisdizionale interna: attendere due mesi per fissare un'udienza cautelare a favore di un minore illegittimamente detenuto è incompatibile con i tempi di speditezza imposti dalla Convenzione. Quanto all'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti), la Corte ha ribadito che il solo collocamento di un minore non accompagnato in una struttura per adulti è di per sé problematico, e che una permanenza di oltre cinque mesi in quelle condizioni configura un trattamento inumano e degradante. È stata accertata anche la violazione dell'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo), per l'ineffettività degli strumenti di tutela a disposizione del ragazzo.

 

Va ricordato che, all'epoca dei fatti, la detenzione di minori in centri per adulti era espressamente vietata dalla normativa italiana, prima che il decreto-legge n. 133 del 5 ottobre 2023 ne consentisse l'applicazione — seppure in casi eccezionali — modificando il decreto legislativo 142/2015.

 

Il trasferimento del minore in una struttura adeguata è avvenuto soltanto dopo che la CEDU stessa, su ricorso dell'avvocato, aveva indicato all'Italia la necessità di procedere in tal senso. L'Italia è stata condannata al pagamento di un risarcimento danni in favore del ricorrente, nel frattempo divenuto maggiorenne. La sentenza rappresenta anche un monito esplicito all'Italia sull'organizzazione e la gestione dei centri per migranti, che devono garantire gli standard previsti dalle convenzioni internazionali — a maggior ragione quando ospitano minori — e sull'esigenza di costruire un sistema effettivo di rimedi giurisdizionali.

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