Martedì 9 giugno 2026
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Neonati figli di immigrate a maggior rischio prematurità e malattie

U.E. - ITALIA
Notizia ·
  Al Policlinico Umberto I di Roma negli ultimi 10 anni sono nati circa 17 mila bambini; il 22,5% di essi da madri nate in un paese estero. Oggi nell'ospedale romano i nati da donne immigrate superano il 30% e sono di peso molto basso alla nascita, a maggiore rischio di prematurita', di malattie e di mortalita' intraospedaliera.
Le ragioni di questi problemi di salute sono da ricondurre alle condizioni socioeconomiche svantaggiate delle famiglie e delle donne immigrate e a vari fattori che ne ostacolano l'accesso ai servizi sanitari durante la gravidanza. Le donne straniere rispetto a quelle italiane, sono mediamente piu' giovani (29,3 anni contro 32,5 delle italiane) e quindi teoricamente a minore rischio, ma partoriscono bambini che presentano piu' frequentemente problemi clinici.
Se ne e' discusso oggi a Roma nel corso del primo meeting 'Sapienza in Pediatria', organizzato dal Dipartimento di Pediatria dell'Universita' La Sapienza, per approfondire alcuni aspetti di grande attualita' dell'assistenza infantile. Le problematiche che coinvolgono il neonato prematuro dopo la dimissione dall'ospedale, le emergenze pediatriche, le applicazioni cliniche di recenti ricerche in molti settori della pediatria come la gastroenterologia, la pneumologia, la fibrosi cistica, la cardiologia, l'immunologia, l'endocrinologia sono alcuni degli argomenti trattati.
In particolare, il prof. Mario De Curtis, Direttore dell'unita' di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale al Policlinico Umberto I, ha trattato le piu' frequenti problematiche cliniche e sociali dei nati da madri immigrate che rappresentano oggi circa il 13% dei neonati nel Paese (570 mila nel 2008) e piu' del 20% nel Lazio (dove nascono ogni anno circa 55 mila bambini).
'I rischi di nascita pre-termine, (prima delle 37 settimane di gestazione) e di mortalita' perinatale sono ridotti nei paesi con una forte politica di integrazione - ha detto De Curtis - un miglioramento dell'assistenza potrebbe aversi facilitando l'accesso ai servizi sanitari delle donne immigrate in gravidanza e dei loro bambini nei primi mesi di vita'. 'Una precoce acquisizione della cittadinanza - ha aggiunto - potrebbe contribuire notevolmente all'integrazione e anche al successivo sviluppo di questi bambini'.
In questi ultimi anni in Italia si e' verificato un notevole aumento degli immigrati che, secondo le stime del Dossier Caritas/Migrantes, nel 2008 hanno superato i 4 milioni. Questo dato non e' piu' dovuto soltanto ai nuovi arrivi, ma anche alle nascite dei bambini da genitori stranieri, a testimonianza della stabilizzazione delle loro famiglie in Italia.
Al Policlinico Umberto I, dove si ha la piu' elevata concentrazione di neonati a rischio della Regione Lazio, negli ultimi 10 anni i nati pre-termine sono stati significativamente piu' numerosi fra i figli di donne immigrate, rispetto a quelli delle italiane (15,4% contro 14%). Questa differenza era presente anche nei nati con peso alla nascita inferiore a 1.000 grammi (1,6% dei figli di donne straniere e 1,2% degli italiani) che notoriamente sono quelli piu' a rischio di malattia e di morte. I nati di donne immigrate denotavano inoltre una maggiore frequenza di depressione alla nascita, traumi ostetrici, disturbi metabolici, alloimmunizzazione Rh, malformazioni e mortalita' ospedaliera.
Cio' - spiegano i sanitari - e' da ricollegarsi ad alcune patologie materne non curate e frequenti in tutte le donne durante la gravidanza, come per esempio le infezioni dell'apparato genito-urinario e l' anemia. Va tuttavia sottolineato che nelle donne immigrate, rispetto alle italiane, sono piu' frequenti condizioni di maggiore rischio come un piu' alto numero di gravidanze in minorenni e ragazze-madri, un basso reddito familiare, un'attivita' lavorativa meno garantita e piu' pesante, un'alimentazione incongrua e carenti condizioni igieniche ed abitative. Allo stesso modo, al Policlinico Umberto I, le minorenni partorienti, nell'arco degli ultimi 10 anni, sono state piu' numerose tra le donne straniere rispetto alle italiane.
Una patologia che si osserva spesso nei figli di donne immigrate e' la 'malattia emolitica' del neonato. Essa si manifesta in genere, in occasione della seconda gravidanza, nei bambini Rh positivi, la cui madre Rh negativa produce anticorpi anti Rh che sono in grado di attraversare la placenta, determinando la distruzione dei globuli rossi del feto con anemia e aumento della bilirubina.
Da vari decenni e' disponibile la profilassi: in occasione del parto del primo figlio Rh positivo, entro 72 ore dal parto si somministrano alla madre Rh negativa anticorpi (immunoglobuline G) e anti Rh, per neutralizzare gli antigeni Rh positivi del figlio che, altrimenti, ne stimolerebbero la risposta immunitaria. All'Umberto I di Roma negli ultimi anni e' stata osservata questa malattia soprattutto in donne provenienti dall'Europa dell'Est.
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