Venerdì 12 giugno 2026
Menu

Onu: in Italia mancano politiche di integrazione per i rifugiati politici

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nonostante il modesto numero rispetto ad altri Paesi europei, in Italia mancano 'vere politiche di integrazione' per i rifugiati politici. A lanciare l'allarme e' Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), che promuove a pieni voti il sistema nazionale per le procedure d'asilo bocciando pero' senza appello le politiche che dovrebbero garantire l'integrazione dei rifugiati.
Occasione per fare il punto della situazione e' stato il convegno 'Immigrazione: la convivenza nelle citta', promosso dall'Acli alla vigilia della tre giorni milanese della Conferenza Organizzativa e Programmatica delle Acli.
Con la portavoce dell'Unhcr che ha tracciato un bilancio sulla situazione dei rifugiati politici in Italia. Partendo da una premessa: 'Non e' vero che i rifugiati vengono tutti in Italia e che percio' l'Italia e' invasa'. Perche' numeri alla mano 'i rifugiati in Italia sono pochi se paragonati a quelli di altri Paesi europei: meno di 50 mila persone, un numero contenuto e modesto rispetto ai 600 mila della Germania, ai 300 mila del Regno Unito e ai 150 mila della Francia. L'Italia e' coinvolta in questo fenomeno di immigrazione forzata come tanti altri Paesi europei ma non c'e' nessun tipo di invasione'.
Fatta questa premessa, la Boldrini ha tracciato un'analisi sulla situazione italiana. 'L'Italia ha un buon sistema di procedura d'asilo: non basta alzare un dito per diventare rifugiato politico, questo diritto e' preso molto seriamente da noi, in Italia non si da' protezione a tutti'. Accanto a queste luci non mancano pero' diverse ombre: 'Cio' che non viene preso sul serio in Italia e' l'integrazione di queste persone che, specialmente nei grandi centri urbani, vivono in condizioni di estremo disagio, perche' non e' favorita l'integrazione su territorio'. Il problema, ha aggiunto la portavoce dell'Unhcr, e' che 'spesso i Comuni, che hanno poche risorse, fanno orecchie da mercante quando si tratta di inserire nell'anagrafe queste persone che hanno il diritto perche' sono equiparate a cittadini europei. Sono persone alle quali lo Stato riconosce un diritto, e quindi bisogna permetterlo'. E negare la residenza equivale a negare l'integrazione: 'Non avere iscrizione anagrafica significa non mancare i figli a scuola, non potersi servire del servizio sanitario nazionale, non avere accesso a corsi di formazione'. Ecco perche' su questo terreno occorre 'passare dalle parole ai fatti con vere politiche di integrazione. Investire di piu' nella prima integrazione - ha concluso - significa anche investire sul medio e lungo termine'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →