Parmalat: le banche estere voglio ricusare il GUP Tacconi
I legali delle banche estere che a Milano rischiano il processo per aggiotaggio, diffusione di false notizie al mercato, in relazione al crac Parmalat sono pronti a ricusare il gup Stefano Tacconi che a partire da mercoledi' prossimo 1 marzo dovra' prendere in udienza preliminare la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pm Francesco Greco, Carlo Nocerino e Eugenio Fusco.
Secondo gli avvocati difensori Tacconi e' diventato incompatibile per aver gia' preso decisioni in merito agli stessi fatti in altri tronconi dell'indagine. Tacconi aveva deciso il rinvio a giudizio dell'ex patron Calisto Tanzi e di altre 20 persone con le accuse di aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo all'attivita' degli organi di vigilanza sulla Borsa e successivamente aveva definito 11 patteggiamenti della pena tra i quali quello di Stefano Tanzi.
Mercoledi' prossimo sul tavolo del gup Tacconi ci saranno due procedimenti per aggiotaggio che coinvolgono complessivamente 6 istituti di credito come persone giuridiche accusate di aver violato la legge 231 sulla cosidetta responsabilita' oggettiva e 13 amministratori e dirigenti di banche. I due procedimenti saranno sicuramente unificati. La prima tranche riguarda Bank of America, la seconda Unione delle Banche Svizzere, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Citibank e Nextra la società di gestione risparmio di Banca Intesa. Gli avvocati delle banche dovrebbero chiedere in un primo momento a Tacconi di astenersi, ma appare scontata la risposta negativa del giudice dell'udienza preliminare. In un colloquio con uno degli avvocati difensori il 22 febbraio scorso, infatti, Tacconi, alla richiesta informale del legale aveva manifestato la sua intenzione di tenere il fascicolo. Nel caso in cui il giudice dovesse mantenere la stessa linea, i difensori a quel punto presenterebbero la dichiarazione di ricusazione sulla quale sarebbe chiamata a decidere la Corte d'Appello del capoluogo lombardo. La dichiarazione di ricusazione, stando a quanto si apprende, viene ritenuta non infondata persino negli ambienti della procura di Milano. Tuttavia a confortare il gup Cesare Tacconi in merito alla tesi dell'assenza di motivi di incompatibilità ci sarebbe il fatto che il giudice motivando le decisioni già prese a carico di altri imputati, persone fisiche e giuridiche, non avrebbe espresso giudizi in merito alle responsabilità delle banche. Per i giudici della corte d'Appello si profila una scelta non facile, in pratica sul filo del rasoio, e che in caso di rigetto potrebbe essere ribaltata nei successivi gradi di giudizio con il rischio di far tornare la vicenda all'udienza preliminare. I legali delle banche coinvolte nell'inchiesta sul crac di Collecchio prenderanno comunque una decisione definitiva in una riunione che si terra' nel tardo pomeriggio di domani a Milano, ma quasi tutti danno per scontata a questo punto l'iniziativa della richiesta di astensione e della dichiarazione di ricusazione. Sempre per quanto riguarda il crac Parmalat, dopodomani 28 febbraio, invece, riprendera' il processo pubblico a carico di Calisto Tanzi dove dopo la decisione dei giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano sui temi di prova sono in programma due deposizioni importanti. In aula testimonieranno, infatti, il presidente della Consob Lamberto Cardia e il presidente del gruppo di Collecchio, Enrico Bondi, gia' commissario straordinario, l'uomo che risano' l'azienda dopo il default.
Secondo gli avvocati difensori Tacconi e' diventato incompatibile per aver gia' preso decisioni in merito agli stessi fatti in altri tronconi dell'indagine. Tacconi aveva deciso il rinvio a giudizio dell'ex patron Calisto Tanzi e di altre 20 persone con le accuse di aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo all'attivita' degli organi di vigilanza sulla Borsa e successivamente aveva definito 11 patteggiamenti della pena tra i quali quello di Stefano Tanzi.
Mercoledi' prossimo sul tavolo del gup Tacconi ci saranno due procedimenti per aggiotaggio che coinvolgono complessivamente 6 istituti di credito come persone giuridiche accusate di aver violato la legge 231 sulla cosidetta responsabilita' oggettiva e 13 amministratori e dirigenti di banche. I due procedimenti saranno sicuramente unificati. La prima tranche riguarda Bank of America, la seconda Unione delle Banche Svizzere, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Citibank e Nextra la società di gestione risparmio di Banca Intesa. Gli avvocati delle banche dovrebbero chiedere in un primo momento a Tacconi di astenersi, ma appare scontata la risposta negativa del giudice dell'udienza preliminare. In un colloquio con uno degli avvocati difensori il 22 febbraio scorso, infatti, Tacconi, alla richiesta informale del legale aveva manifestato la sua intenzione di tenere il fascicolo. Nel caso in cui il giudice dovesse mantenere la stessa linea, i difensori a quel punto presenterebbero la dichiarazione di ricusazione sulla quale sarebbe chiamata a decidere la Corte d'Appello del capoluogo lombardo. La dichiarazione di ricusazione, stando a quanto si apprende, viene ritenuta non infondata persino negli ambienti della procura di Milano. Tuttavia a confortare il gup Cesare Tacconi in merito alla tesi dell'assenza di motivi di incompatibilità ci sarebbe il fatto che il giudice motivando le decisioni già prese a carico di altri imputati, persone fisiche e giuridiche, non avrebbe espresso giudizi in merito alle responsabilità delle banche. Per i giudici della corte d'Appello si profila una scelta non facile, in pratica sul filo del rasoio, e che in caso di rigetto potrebbe essere ribaltata nei successivi gradi di giudizio con il rischio di far tornare la vicenda all'udienza preliminare. I legali delle banche coinvolte nell'inchiesta sul crac di Collecchio prenderanno comunque una decisione definitiva in una riunione che si terra' nel tardo pomeriggio di domani a Milano, ma quasi tutti danno per scontata a questo punto l'iniziativa della richiesta di astensione e della dichiarazione di ricusazione. Sempre per quanto riguarda il crac Parmalat, dopodomani 28 febbraio, invece, riprendera' il processo pubblico a carico di Calisto Tanzi dove dopo la decisione dei giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano sui temi di prova sono in programma due deposizioni importanti. In aula testimonieranno, infatti, il presidente della Consob Lamberto Cardia e il presidente del gruppo di Collecchio, Enrico Bondi, gia' commissario straordinario, l'uomo che risano' l'azienda dopo il default.
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