Giovedì 24 settembre 2026
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Plastica nei coralli. Scoperta nuova forma di inquinamento marino

ASIA - GIAPPONE
Notizia ·

Frammenti di corallo morto nei quali la plastica fusa si è infiltrata fino a penetrare nei pori dello scheletro calcareo, formando un materiale ibrido difficile da separare. È la nuova forma di inquinamento individuata sulle spiagge di Okinawa, in Giappone, da un gruppo di ricercatori dell’Okinawa Institute of Science and Technology (OIST) e dell’Università delle Ryukyu. Lo studio, pubblicato su Marine Pollution Bulletin, descrive per la prima volta i “plasticorali”, frammenti di corallo e polimeri plastici che potrebbero rappresentare una fonte persistente di contaminazione negli ecosistemi delle barriere coralline. Le conseguenze specifiche di questi materiali sugli organismi marini devono ancora essere accertate.

 

Piccole macchie dai colori vivaci, apparentemente fuori posto tra i frammenti di corallo pallido depositati sulle spiagge di Okinawa, hanno attirato l’attenzione dei ricercatori durante le consuete indagini sui rifiuti spiaggiati. Le analisi condotte successivamente in laboratorio hanno rivelato che quelle macchie erano costituite da polimeri fusi provenienti da comuni plastiche domestiche, penetrati nei pori degli scheletri di corallo morto. Il materiale risultante è stato chiamato “plasticoral” dalla prima autrice dello studio, Ifenna Ilechukwu, e dall’autore senior James D. Reimer. Si tratta di una forma di plastiglomerato, un materiale ibrido nel quale la plastica si combina con componenti naturali, che documenta una modalità di contaminazione delle coste coralline finora non descritta.

 

La plastica fusa penetra nei pori degli scheletri corallini

I ricercatori hanno individuato i plasticorali durante le indagini sui rifiuti presenti lungo le coste dell’isola subtropicale di Okinawa. Tra i campioni raccolti figura un frammento proveniente dalla spiaggia di Sosu, all’interno del Parco nazionale di Yanbaru, nel nord dell’isola. Le analisi spettroscopiche e microscopiche hanno mostrato che le macchie colorate osservate sulla superficie dei detriti erano polimeri fusi, penetrati nei pori degli scheletri calcarei dei coralli morti. La plastica non si limita quindi ad aderire alla superficie del frammento, ma si infiltra nella sua struttura, formando un materiale composito nel quale le due componenti risultano strettamente integrate. La scoperta amplia le forme conosciute di contaminazione da plastica negli ambienti costieri, mostrando come i rifiuti possano modificare anche i detriti naturali prodotti dagli ecosistemi corallini.

 

I detriti di corallo sono importanti per la vita della barriera

I frammenti di corallo morto presenti sulle spiagge non sono necessariamente materiali destinati a rimanere sulla terraferma. Possono essere trasportati nuovamente in mare, dove svolgono diverse funzioni ecologiche. I nuovi coralli possono utilizzare questi detriti come substrato stabile sul quale insediarsi, mentre le loro forme irregolari creano anfratti che offrono riparo ai pesci giovani e ad altri piccoli organismi marini, proteggendoli dalle correnti e dai predatori. La presenza di plastica fusa all’interno dei frammenti introduce quindi una possibile fonte di contaminazione in materiali che possono rientrare nell’ambiente della barriera corallina. Lo studio documenta la formazione dei plasticorali, ma non stabilisce ancora quali conseguenze specifiche possano derivare dal loro eventuale ritorno in mare.

 

L’origine della plastica potrebbe essere legata ai falò sulle spiagge

L’esatta provenienza dei polimeri fusi non è stata ancora determinata. Tra le possibili fonti indicate dai ricercatori figurano i falò sulle spiagge, durante i quali i rifiuti plastici possono fondere ed entrare in contatto con i frammenti di corallo presenti sulla costa. Questa spiegazione rimane tuttavia un’ipotesi da verificare. Le analisi hanno identificato la natura del materiale e la sua integrazione negli scheletri corallini, ma non permettono ancora di ricostruire con certezza il processo attraverso il quale ogni frammento si è formato. Ulteriori ricerche saranno necessarie per chiarire l’origine dei rifiuti plastici, le condizioni che favoriscono la formazione dei plasticorali e la loro eventuale diffusione in altri ambienti costieri.

 

Restano da chiarire gli effetti sugli organismi marini

La scoperta solleva interrogativi sulle possibili conseguenze ecologiche di questi materiali ibridi. Studi precedenti, richiamati dagli autori, hanno mostrato che sostanze chimiche rilasciate da polimeri comuni possono interferire con la propagazione dei coralli e che i frammenti di plastica possono ospitare agenti patogeni per i coralli ed entrare nella catena alimentare marina. Questi risultati non dimostrano però che i plasticorali producano gli stessi effetti. Per stabilirlo saranno necessari studi specifici sulla composizione dei frammenti, sulle sostanze eventualmente rilasciate e sulle interazioni con gli organismi della barriera. La ricerca individua dunque una nuova forma di contaminazione e una potenziale minaccia, senza attribuirle effetti tossici che non sono stati ancora verificati sperimentalmente.

 

(30Science News del 21/09/2026)

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