Giovedì 24 settembre 2026
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Politica Usa sui farmaci: rischio rincari anche per la Corea del Sud

ASIA - COREA DEL SUD
Notizia ·

La politica statunitense pensata per abbassare il prezzo dei farmaci negli Stati Uniti rischia di produrre l'effetto opposto in altri paesi, Corea del Sud compresa. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e ripreso dal quotidiano coreano Chosun Ilbo.

Al centro della vicenda c'è la cosiddetta "politica del prezzo della nazione più favorita" (Most Favored Nation, MFN), promossa dall'amministrazione Trump per collegare i prezzi pagati da Medicare, il sistema sanitario pubblico statunitense per anziani e persone con disabilità, a quelli praticati in altri paesi ricchi. L'idea di fondo è semplice: se i cittadini americani pagano i farmaci molto più cari rispetto al resto del mondo, allora gli Stati Uniti dovrebbero pagare non più del prezzo più basso tra quello praticato in un gruppo di 19 paesi di riferimento, tra cui figura anche la Corea del Sud.

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Thomas Hwang del Brigham and Women's Hospital di Boston, ha analizzato l'impatto di questa politica su 195 farmaci brevettati che rappresentano complessivamente 87,9 miliardi di dollari della spesa annuale di Medicare, suddivisi tra i programmi GLOBE (farmaci somministrati in ospedali e cliniche) e GUARD (farmaci acquistati in farmacia). Secondo le stime dei ricercatori, ancorare i prezzi di Medicare al valore più basso tra i paesi di riferimento potrebbe ridurre la spesa sanitaria pubblica statunitense del 16-18%, per un risparmio complessivo stimato in 11,6 miliardi di dollari l'anno.

Il problema, spiegano gli autori dello studio, è che questo meccanismo di "prezzo di riferimento internazionale" tende storicamente a produrre una convergenza dei prezzi verso l'alto, piuttosto che un semplice trasferimento dello sconto dal paese di riferimento agli Stati Uniti. In altre parole, le case farmaceutiche multinazionali, per non veder crollare i prezzi validi anche sul mercato americano, potrebbero decidere di alzare i listini nei paesi usati come riferimento, oppure ritardare il lancio dei nuovi farmaci in quei mercati per evitare che un prezzo troppo basso si ripercuota sui ricavi complessivi.

 

Thomas Hwang, autore principale della ricerca, ha sottolineato che molti governi dei paesi di riferimento, dalla Germania al Giappone fino all'Australia, si trovano già oggi sotto pressione da parte dell'amministrazione statunitense e dell'industria farmaceutica affinché aumentino la spesa sanitaria destinata ai medicinali. Una pressione che riguarda direttamente anche Seul, la cui Assicurazione sanitaria nazionale (NHIS) pratica tradizionalmente prezzi più bassi rispetto ad altri mercati di riferimento, proprio per il funzionamento del suo sistema di rimborso pubblico.

Lo studio evidenzia inoltre un altro elemento critico: la politica MFN prevede numerose eccezioni per le aziende che sottoscrivono accordi diretti con l'amministrazione Trump. Dopo un'ultima serie di intese annunciate il 31 agosto, il numero di case farmaceutiche che hanno raggiunto accordi riservati con la Casa Bianca è salito a 26. Queste aziende, secondo i ricercatori, coprono una quota rilevante dei farmaci analizzati nello studio, e la loro esclusione dal meccanismo di riferimento internazionale potrebbe vanificare la maggior parte dei risparmi previsti: le stime iniziali parlavano di una perdita del 71% dei risparmi attesi, ma Hwang ha successivamente aggiornato la previsione indicando una possibile perdita fino all'80%.

Un ulteriore fattore di incertezza riguarda la riservatezza di questi accordi: non essendo pubblici i termini delle intese tra governo statunitense e case farmaceutiche, risulta difficile per i decisori politici e per l'opinione pubblica valutare se la politica dei prezzi stia effettivamente producendo i benefici promessi. Gli autori dello studio segnalano infine che le stime si basano su prezzi Medicare modellizzati e su dati internazionali tratti da database pubblici, che potrebbero non riflettere sconti riservati praticati in altri paesi, e che l'elenco dei farmaci analizzati, basato su dati storici, potrebbe non includere i medicinali di più recente approvazione.

 

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