Mercoledì 19 agosto 2026
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Polizze fantasma a Pesaro: risarciti risparmiatori truffati per 411mila euro

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Tre risparmiatori truffati da un agente assicurativo infedele sono stati risarciti con oltre 400mila euro. La vicenda, avvenuta nella provincia di Pesaro, riguarda le cosiddette "polizze fantasma": contratti apparentemente regolari, ma in realtà mai registrati nei sistemi della compagnia assicurativa, con il denaro dei clienti finito direttamente nelle tasche dell'agente infedele.

 

Come riporta Il Resto del Carlino, le vittime erano convinte di aver investito i propri risparmi in normali prodotti assicurativi. Le polizze avevano tutte le caratteristiche di autenticità: moduli, quietanze, estratti conto con gli interessi maturati, carta filigranata e timbri dell'agenzia. Nella realtà, però, quei contratti non esistevano nei sistemi della compagnia, mentre le somme versate erano state incassate direttamente dall'agente, morto nel 2022.

 

Il giudice, nella sentenza che ha condannato la compagnia assicurativa al risarcimento, ha puntato il dito contro i mancati controlli interni che avrebbero dovuto intercettare per tempo l'anomalia, riconoscendo alle tre vittime del raggiro un totale di 411mila euro.

 

Non si tratta del primo caso legato allo stesso agente e alla medesima agenzia. Il 27 luglio, infatti, lo stesso giudice aveva condannato la compagnia a risarcire 10.800 euro, oltre interessi e rivalutazione, a un altro cliente. In quel caso la polizza esisteva realmente, ma alcuni dei premi versati non erano mai stati contabilizzati. Le anomalie erano emerse quando il cliente aveva contattato la compagnia dopo la morte dell'agente, avvenuta nel novembre 2022, scoprendo che diversi versamenti erano rimasti fuori dalla polizza nonostante fosse in possesso di tutte le ricevute rilasciate negli anni.

 

In quella circostanza il cliente aveva chiesto quasi 20mila euro, sostenendo che i premi, se investiti regolarmente, avrebbero prodotto un capitale maggiore alla scadenza del contratto. Il Tribunale aveva però riconosciuto come danno certo soltanto le somme effettivamente versate e mai confluite nella polizza, quantificate appunto in 10.800 euro.

Le vicende confermano un orientamento giurisprudenziale consolidato: quando un agente con rappresentanza della compagnia utilizza moduli e documentazione originali per vendere polizze in realtà inesistenti, il cliente in buona fede non ha motivo di dubitare della correttezza dell'intermediario, e la responsabilità dell'illecito ricade sulla compagnia assicurativa preponente, chiamata a risarcire il danno anche quando non ha materialmente commesso la truffa.

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