Mercoledì 14 ottobre 2026
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Quasi una famiglia su cinque è a rischio povertà dei trasporti

U.E. - ITALIA
Notizia ·

In Italia quasi una famiglia su cinque è a rischio povertà dei trasporti. Fatica a sostenere i costi della mobilità, quasi tutti legati all’auto privata. E quest’auto privata è fondamentale: è una necessità, non una scelta, perché va a compensare carenze di trasporto pubblico, di treni e collegamenti viari nelle isole, nelle aree interne, nei comuni rurali. Sono circa 4,9 milioni, il 18,46% del totale, le famiglie italiane che nel loro budget di spesa, destinano alla mobilità una percentuale almeno doppia rispetto alla mediana nazionale. Dove il trasporto pubblico è carente, l’auto è una necessità anche per le famiglie più povere e ogni rincaro del carburante – in un parco auto basato al 99,3% su combustibili fossili – diventa uno choc sui bilanci delle famiglie.

 

Uno studio commissionato da Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti, a TESSA, agenzia di ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia, evidenzia le diverse dimensioni della povertà dei trasporti.

 

Povertà dei trasporti, quando la mobilità è insostenibile

Questa non coincide con la povertà economica perché misura i costi di una mobilità insostenibile, le alternative alle auto, l’accessibilità a servizi fondamentali quali lavoro, scuola, sanità.

 

“La povertà dei trasporti è il volto sociale di una mobilità carente di infrastrutture e servizi adeguati, e ancora fortemente dipendente da fonti energetiche inquinanti e costose e da tecnologie obsolete. Quasi 1 famiglia su 5 in Italia fatica a sostenere il costo della mobilità”, evidenzia lo studio.

 

Si tratta di uno svantaggio che mette insieme difficoltà economiche, scarsità di alternative all’auto e distanza dai servizi essenziali. È una fragilità specifica dei territori dove le alternative alle auto sono poche. Mentre nelle città metropolitane, con un trasporto pubblico più capillare, le famiglie a basso reddito possono permettersi una motorizzazione ridotta, nei piccoli comuni il possesso dell’auto resta elevato anche tra le famiglie più povere. È il possesso forzato dell’auto. In questo caso la povertà dei trasporti deriva dalla dipendenza assoluto dalla mobilità privata per muoversi, per raggiungere lavoro, scuola e sanità, che molte famiglie faticano a sostenere economicamente.

 

La mobilità non è neutra ma moltiplica le disuguaglianze

“In Italia la mobilità non è un terreno neutro: moltiplica disuguaglianze economiche e territoriali che già esistono – ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia – Milioni di famiglie non usano l’auto per scelta ma perché non hanno alternative, e pagano il conto degli shock di costo dell’energia, che non controlliamo. Due crisi in quattro anni dimostrano una fragilità strutturale, quella di un modello di mobilità fossile, che pesa sui bilanci delle famiglie, sul clima e sulla salute di tutti. Le risorse pubbliche andrebbero utilizzate per superare la dipendenza dal petrolio, non per tagli temporanei alle accise, costosi e poco mirati.”

 

Il peso del caro carburanti

I costi della mobilità pesano: nel 2024 le famiglie hanno speso in media 297 euro al mese per i trasporti, il 10,78% del budget,  un dato in aumento negli anni. Per le famiglie meno abbienti la spesa copre quasi solo i costi per continuare a muoversi, per le più ricche soprattutto l’acquisto o il noleggio del veicolo. Il caro carburante pesa in modo critico su oltre 643 mila famiglie delle fasce più povere della popolazione; quasi la metà di queste si trovano in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria. Nei piccoli comuni, inoltre, il rischio di cumulare povertà dei trasporti e povertà energetica domestica è oltre cinque volte più alto che nelle città metropolitane.

 

Quasi un comune su dieci in situazione critica

In Italia ci sono 766 comuni con scarse alternative all’auto. Quasi un comune su dieci (9,7%) è ad alta criticità per scarsità di treni, trasporto pubblico e collegamenti alle principali arterie stradali, soprattutto lungo l’arco alpino e appenninico, nelle isole e nelle aree interne del Sud.

 

Le differenze ci sono però anche all’interno delle grandi città, dove spesso i quartieri periferici o a reddito più basso hanno meno alternative e meno trasporto pubblico. A Roma ad esempio il 42,5% della popolazione vive in zone con meno di 300 corse giornaliere di trasporto pubblico ogni 1.000 abitanti, contro le oltre 2.500 del quartiere centrale meglio servito.

 

Scarsa accessibilità a scuola, lavoro, sanità

Le difficoltà di mobilità e l’assenza di trasporti alternativi diventano fonti di esclusione da scuola, lavoro, cure mediche. Una fermata vicino casa non basta se le corse dei mezzi pubblici o dei treni sono troppo rare per arrivare in orario, o se i servizi essenziali sono distribuiti male sul territorio. Nel Mezzogiorno e nelle Isole l’accessibilità percepita ai servizi di prossimità è più bassa che al Nord, soprattutto per asili nido e scuole dell’infanzia in Sicilia e Sardegna, e per le famiglie con figli piccoli può tradursi in un ostacolo concreto al lavoro.

 

Mobilità elettrica per pochi

Anche la mobilità elettrica, finora, è per pochi. Nei comuni più ricchi circolano 7,76 auto elettriche ogni 1.000 abitanti, contro 1,47 in quelli più poveri: oltre cinque volte tanto. Su scala territoriale il divario è ancora più ampio e si va dalle 53 auto elettriche ogni 1.000 abitanti della provincia di Trento a meno di una in quella di Crotone. “Senza correttivi (anche nella distribuzione dell’infrastruttura di ricarica), la transizione rischia di consolidare le disuguaglianze anziché ridurle”, evidenzia lo studio.

 

“La transizione della mobilità può essere anche una politica sociale, ma solo se rendiamo le soluzioni pulite accessibili a chi oggi ne è escluso – ha aggiunto Marchetti – La risposta non è indebolire le regole europee, che stanno funzionando bene: i target di emissione sulle auto nuove stanno portando sul mercato elettriche più accessibili in termini di costo. Queste regole vanno accompagnate con interventi nazionali strutturali, calibrati sui territori e sui diversi profili di vulnerabilità, per ridurre costi e proteggere le famiglie più povere dai ricatti dei mercati petroliferi.”

 

Transport & Environment chiede di rafforzare il trasporto pubblico, potenziando i finanziamenti strutturali, con autobus elettrici e tariffe sociali per le famiglie più fragili; rendere accessibile l’auto elettrica; investire nelle aree interne, con mobilità elettrica condivisa e di comunità, trasporto a chiamata e ricarica pubblica anche nei territori meno serviti; e monitorare la povertà dei trasporti valutando l’impatto degli investimenti pubblici.

 

(Help Consumatori del 14/10/2026)

 

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