Mercoledì 10 giugno 2026
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Meta a processo in California per gli annunci truffa su Facebook e Instagram

AMERICHE - USA
Notizia ·

Il procuratore della Contea di Santa Clara, Tony LoPresti, ha presentato una nuova denuncia contro Meta, accusando il gruppo di Mark Zuckerberg di non solo tollerare la diffusione di inserzioni fraudolente sulle proprie piattaforme — in particolare Facebook e Instagram — ma di trarne deliberatamente profitto. Come riporta Punto Informatico, secondo l'accusa Meta avrebbe violato la legge californiana sulla falsa pubblicità e sulla concorrenza sleale (False Advertising Law e Unfair Competition Law). Le autorità chiedono un'ingiunzione per bloccare le pratiche contestate, un risarcimento per le vittime e sanzioni civili.

 

A fornire il quadro più inquietante sono i documenti interni di Meta analizzati da Reuters: ogni giorno sulle piattaforme del gruppo circolano circa 15 miliardi di annunci considerati ad alto rischio, dai quali l'azienda ricaverebbe circa 7 miliardi di dollari l'anno — secondo altre stime interne, la cifra salirebbe addirittura a 16 miliardi, pari a circa il 10% del fatturato pubblicitario complessivo. I sistemi automatici di Meta rileverebbero le inserzioni sospette, ma anziché bloccarle, l'azienda applicherebbe ai truffatori tariffe più elevate, incassando comunque il corrispettivo.

 

Le truffe in circolazione sono di ogni tipo: prodotti finanziari fraudolenti, investimenti in criptovalute fasulli, presunte cure per malattie incurabili, integratori alimentari inefficaci e video — sempre più spesso generati con intelligenza artificiale — che impersonano celebrità per sollecitare denaro agli utenti.

 

LoPresti non ha usato mezze misure: "Le piattaforme di Meta sono diventate un terreno di caccia privilegiato per i truffatori, e la nostra causa sostiene che Meta non solo ne è consapevole, ma ha anche messo in atto sistemi e strumenti per assicurarsi di trarne profitto". E ancora: "Dietro ognuno dei miliardi di annunci truffa che Meta pubblica ogni giorno, ci sono persone reali a rischio. Troppo spesso sono le persone più vulnerabili a subire le conseguenze più gravi."

 

La denuncia californiana si inserisce in un contesto di pressioni legali crescenti. Oltre 42 procuratori generali statali negli Stati Uniti hanno già avviato azioni nei confronti di Meta con accuse sovrapponibili. La Consumer Federation of America (CFA) ha depositato una class action separata a Washington D.C., citando gli stessi documenti interni come prova. Secondo quanto emerge dagli atti, nel primo semestre 2025 ai team interni di sicurezza pubblicitaria sarebbe stato imposto di non intervenire in modo tale da ridurre i ricavi globali di oltre lo 0,15%: in pratica, la rimozione delle inserzioni sospette era subordinata al rischio economico per l'azienda.

 

Meta ha respinto le accuse, definendole una rappresentazione inaccurata del proprio operato. L'azienda sostiene di aver rimosso oltre 159 milioni di annunci fraudolenti nell'ultimo anno e di aver eliminato milioni di account collegati a reti criminali. Numeri che, tuttavia, non convincono i pubblici ministeri: secondo documenti interni, il 96% delle segnalazioni inviate dagli utenti verrebbe respinto o ignorato.

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