Scozia, morti per droga in aumento nonostante la linea liberale sull'uso

La politica scozzese sulle droghe, definita dal governo dello Scottish National Party "compassionevole e basata sui diritti umani", non sta producendo i risultati sperati in termini di riduzione dei decessi. Secondo quanto riporta UnHerd, la Scozia continua ad avere il tasso di mortalità per droga più alto d'Europa, due volte e mezzo superiore a quello registrato in Inghilterra.
Dal 2021 la Lord Advocate Dorothy Bain ha di fatto avviato un percorso di depenalizzazione del possesso personale di droghe, comprese quelle di Classe A: la polizia scozzese può ora limitarsi ad ammonire chi viene sorpreso in possesso di sostanze, senza procedere penalmente. Un passo che secondo alcuni osservatori equivale a una depenalizzazione mascherata, anche se la stessa Bain ha sempre respinto questa definizione, sostenendo che si tratti comunque di una risposta di giustizia penale, seppur proporzionata.
Il governo scozzese sostiene inoltre le cosiddette "consumption rooms", strutture dove i consumatori possono iniettarsi sostanze sotto controllo sanitario, al riparo sia dalle forze dell'ordine sia dai rischi legati all'uso di siringhe condivise. La prima struttura di questo tipo nel Regno Unito, il centro Thistle di Glasgow, ha aperto nel gennaio 2025 dopo che la stessa Bain aveva annunciato che non sarebbe stato nell'interesse pubblico perseguire i consumatori per il possesso di droghe all'interno del sito.
Nonostante queste misure, i dati non mostrano un'inversione di tendenza. Le cifre più recenti diffuse dai registri nazionali scozzesi indicano che nel 2025 i decessi per droga sono aumentati significativamente rispetto all'anno precedente, con un tasso quadruplicato rispetto al 2000. Tra le vittime, si registra un aumento particolarmente marcato tra gli uomini, mentre il numero di morti tra le donne è lievemente calato.
La ministra per le politiche su droghe e alcol, Maree Todd, attribuisce l'aumento alla diffusione di nuove sostanze come i nitazeni - oppioidi sintetici implicati in centinaia di decessi nel solo 2025 - e al cosiddetto "policonsumo", ovvero l'assunzione combinata di più sostanze, in particolare benzodiazepine di provenienza illecita, spesso più economiche rispetto a oppioidi e alcol da quando il prezzo minimo unitario ha eliminato dagli scaffali dei supermercati i sidri a più alta gradazione. Secondo l'articolo di UnHerd, tuttavia, la maggior parte delle vittime continua ad appartenere alla cosiddetta "generazione Trainspotting", ovvero i consumatori di oppioidi più anziani, le cui dipendenze risalgono a decenni fa.
Sul piano politico, lo scontro resta acceso. I conservatori scozzesi sostengono che le sale per il consumo di droga abbiano fallito e chiedono la chiusura di strutture come quella di Glasgow. Di segno opposto la posizione dei Verdi scozzesi e dei liberaldemocratici, che chiedono invece più strutture di questo tipo e respingono ogni ipotesi di ritorno a un approccio repressivo. L'SNP, dal canto suo, attribuisce parte della responsabilità della crisi a Westminster e ai tagli legati alle politiche di austerità, sebbene - come sottolinea l'autore dell'articolo - la Scozia riceva, in base alla formula Barnett che regola la ripartizione della spesa pubblica nel Regno Unito, 2.669 sterline pro capite in più rispetto all'Inghilterra.
A mettere in discussione l'impostazione complessiva della strategia scozzese è anche Annemarie Ward, direttrice dell'associazione Faces and Voices of Recovery, non finanziata dalle reti governative. Secondo Ward, l'insieme di depenalizzazione e sale per il consumo si limita a gestire la dipendenza invece di aiutare le persone a uscirne, e servirebbe un approccio orientato all'astinenza e al recupero, piuttosto che alla sola riduzione del danno.