La spesa dei consumatori negli ultimi 30 anni. Confcommercio
E’ cambiata negli ultimi 30 anni, più servizi e tempo libero, meno beni tradizionali
Nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro (era 19.877 euro nel 1995), con un aumento di 314 euro rispetto al 2025, superando i livelli pre-Covid ma anche il picco del 2007 (22.975 euro), anno di inizio della grande crisi finanziaria globale. La ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non ha consentito, però, il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa. Lo indicano i dati di una ricerca di Confcommercio sui consumi degli italiani negli ultimi 30 anni.
Tecnologia, telefonia e informatica guidano la classifica delle abitudini di consumo degli italiani con una crescita “monstre” della spesa pro capite, rispetto al 1995, di quasi il 3.200%. Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi cresciuti del 137%. Ad eccezione di questi due comparti, poche altre voci mostrano segnali strutturali di espansione: è il caso della ristorazione (+25,3%) e delle spese per viaggi e vacanze (+17,2%) che, comunque, non sono ancora tornate sui livelli pre-Covid.
In leggera flessione, invece, l’alimentazione domestica (-3,5% negli ultimi tre decenni), anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa, mentre tra i segmenti meno dinamici si confermano l’abbigliamento e le calzature (+6,2%), la cui domanda appare oggi più orientata verso capi a minore valore intrinseco (il cosiddetto fast fashion), e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9%). La domanda di beni tradizionali rimane, dunque, contenuta nel 2026, indice di un atteggiamento di prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico. Discorso a parte per l’energia domestica (-37,4%) in consistente contrazione per comportamenti di consumo più attenti, ma anche grazie ad un crescente utilizzo di prodotti e sistemi a risparmio energetico.
Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese. Nel nostro Paese, osserva Confcommercio, la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie.
Questo andamento sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera. Uno scenario, quindi, sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all’evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell’energia e sull’inflazione nella parte finale dell’anno. Alla luce di tutto ciò e dei risultati del primo semestre, l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%, pur prevedendo un secondo semestre meno dinamico del primo.
La spesa reale pro capite, dopo il calo registrato tra il 2007 ed il 2019, si è avviata negli ultimi anni verso un graduale recupero che dovrebbe concretizzarsi nella prima metà del 2026. Esso è stato favorito dai decisi progressi registrati sul fronte occupazionale, dal minimo di gennaio 2021 le persone impiegate nel processo produttivo sono aumentate di oltre 2,2 milioni, e reddituale.
(FoodAffairs.it)