Supermercati Coles condannati per sconti falsi, Woolworths a processo
La Corte Federale australiana ha emesso una sentenza storica contro la catena di supermercati Coles, dichiarando che l'azienda ha ingannato i consumatori attraverso promozioni di sconto fittizie. Come riporta The Eastern Herald, al centro dello scandalo ci sono le campagne promozionali "Down Down" e "Prices Dropped" dei due principali gruppi della grande distribuzione australiana, Coles e Woolworths, che insieme controllano circa i due terzi delle vendite alimentari nel paese.
Il meccanismo contestato dall'ACCC (Australian Competition and Consumer Commission) è semplice nella sua slealtà: i prezzi di centinaia di prodotti di uso quotidiano — dal dentifricio ai biscotti, dai cereali al caffè — venivano mantenuti stabili per mesi, poi aumentati di almeno il 15% per un breve periodo, e infine inseriti nelle campagne promozionali a un prezzo presentato come "scontato", ma in realtà pari o persino superiore al prezzo originario di lungo periodo.
Il giudice Michael O'Bryan ha esaminato 14 prodotti campione presentati dall'ACCC e ha rilevato che 13 di essi erano stati venduti con sconti ingannevoli, in quanto il prezzo maggiorato non era rimasto tale per un periodo sufficientemente lungo da poter essere considerato un riferimento legittimo. Secondo la sentenza, affinché uno sconto possa essere pubblicizzato come genuino, il prezzo "precedente" deve essere stato applicato per almeno 12 settimane. L'ACCC aveva contestato pratiche relative ad almeno 245 prodotti Coles, nell'arco di 15 mesi tra febbraio 2022 e maggio 2023.
In alcuni casi documentati, le promozioni erano già state pianificate prima ancora che i prezzi venissero temporaneamente alzati: il rialzo serviva quindi esclusivamente a costruire un prezzo di riferimento artificialmente più alto, rendendo lo "sconto" successivo più appetibile di quanto fosse nella realtà. Il regolatore ha individuato queste condotte attraverso le segnalazioni dei consumatori e il monitoraggio dei social media, per poi approfondire le indagini avvalendosi dei propri poteri coercitivi.
Coles ha dichiarato di star esaminando la sentenza e ha sostenuto di aver sempre avuto come priorità la tutela del valore offerto ai clienti, chiedendo anche linee guida più chiare a livello di settore sulle promozioni di prezzo. Rimane aperta la possibilità di un ricorso. Entro il 29 maggio, Coles e l'ACCC dovranno concordare le sanzioni e le eventuali misure accessorie — tra cui una possibile donazione a Foodbank, un'organizzazione che distribuisce cibo alle famiglie in difficoltà. La multa massima prevista è di 50 milioni di dollari australiani per ogni violazione della legge a tutela dei consumatori, il che fa sì che il totale complessivo possa raggiungere centinaia di milioni.
Il procedimento parallelo contro Woolworths — accusata di pratiche analoghe nell'ambito della sua campagna "Prices Dropped", riguardanti 266 prodotti in un arco di 20 mesi — è ancora in corso davanti allo stesso giudice, e la sentenza è attesa in un secondo momento. Il caso è emblematico del clima di acceso dibattito pubblico in Australia sul potere di mercato dei due grandi gruppi della distribuzione alimentare, in un periodo in cui le famiglie australiane sono alle prese con il caro vita, l'aumento degli affitti e la pressione sui bilanci domestici.