Tratta di cuccioli: LAV analizza l'inchiesta di Napoli sul business dell'inganno
La LAV (Lega Anti Vivisezione) ha dedicato un approfondimento criminologico all'inchiesta della Procura di Napoli sulla tratta di cuccioli importati illegalmente dall'Est Europa e rivenduti come esemplari "di razza", corredati da documentazione falsa: pedigree contraffatti, libretti sanitari non veritieri e vaccinazioni mai realmente effettuate.
L'indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo CITES di Napoli e coordinata dalla Sezione V Ambiente della Procura partenopea, era partita dal ritrovamento per strada di un cucciolo in fin di vita, poi deceduto in una clinica veterinaria. Da quel singolo episodio gli investigatori sono risaliti a un sistema che l'Osservatorio Zoomafia della LAV descrive come un'organizzazione articolata, con ruoli distinti tra promotori, venditori e addetti alla gestione della documentazione falsa, che si sarebbe avvalsa di prestanome e di modalità di pagamento difficilmente tracciabili, come contanti o ricariche su carte prepagate intestate a terzi.
Tra gli aspetti più gravi emersi dall'inchiesta vi sarebbe la somministrazione abusiva di farmaci ai cuccioli, allo scopo di mascherarne temporaneamente le malattie prima della vendita. Gli animali, spesso appartenenti a razze di piccola taglia molto richieste sul mercato, sarebbero stati separati prematuramente dalle madri e trasportati dall'Est Europa in condizioni igienico-sanitarie precarie, manifestando pochi giorni dopo la cessione patologie infettive e parassitarie anche letali. L'operazione ha portato all'esecuzione di misure cautelari nei confronti di diverse persone, tra titolari e gestori di attività commerciali, e al sequestro di esercizi commerciali, somme di denaro ritenute provento delle truffe e documentazione sanitaria e fiscale.
Secondo quanto emerge dal Rapporto Zoomafia della LAV, curato dal criminologo Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio Zoomafia dell'associazione, il fenomeno ha una dimensione tutt'altro che marginale. Solo nel 2025 sono stati sequestrati almeno 120 cani importati illegalmente, con 14 persone denunciate, di cui 7 arrestate. Il dato storico è ancora più significativo: dal 2010, anno di entrata in vigore della legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2025, sono stati sequestrati complessivamente 7.681 cani e 93 gatti, per un valore stimato di circa 6.144.800 euro, con 471 persone denunciate di diverse nazionalità, tra cui russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi, turchi, tedeschi e italiani.
La LAV sottolinea la natura intrinsecamente transnazionale del fenomeno, che coinvolge reti criminali operanti su più Paesi europei lungo l'intera filiera, dall'acquisto dei cuccioli a pochi euro nei Paesi dell'Est fino alla rivendita in Italia a prezzi che possono raggiungere migliaia di euro. L'associazione insiste sulla necessità di affiancare all'azione repressiva delle Procure anche percorsi di educazione e sensibilizzazione dei cittadini, ribadendo il messaggio secondo cui i cani non si comprano, ma si adottano, invitando chi desidera un animale a rivolgersi preferibilmente a canili e rifugi piuttosto che ad annunci online o negozi che non offrono adeguate garanzie di tracciabilità.