Usa. Isolate nei testicoli staminali adulte simili a embrionali
Si sono trasformate in vasi sanguini e cellule cardiache, le cellule staminali di nuovo tipo finora sconosciuto isolate nei testicoli. Riconoscere queste cellule in grado di autorigenerarsi e' facile, grazie a un marcatore presente sulla loro superficie. Il risultato, nell'edizione on line di Nature, e' stato ottenuto nei topi ma, secondo gli autori della ricerca, apre la possibilita' di avere una nuova fonte di cellule staminali dalle quali ottenere tessuti e organi, una fonte probabilmente alternativa alle staminali embrionali.
La ricerca e' stata condotta negli Stati Uniti, in collaborazione tra il Cornell Medical College di New York, il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e l'universita' di Harvard. Del gruppo, coordinato da Shahin Rafii, fa parte l'italiano Pier Paolo Pandolfi, dello Sloan Kettering.
A suscitare l'entusiasmo dei ricercatori sulla possibilita' di avere a disposizione una fonte di staminali adulte potenzialmente flessibile quanto le cellule embrionali sono sia la facilita' con cui possono essere riconosciute, sia la loro grande capacita' di autorigenerarsi. La chiave e' nel marcatore chiamato GPR125, che si trova sulla loro superficie e che, come una bandiera, permette di riconoscere molto facilmente le cellule progenitrici degli spermatozoi (spermatogoni) che sono in grado di moltiplicarsi rapidamente.
Percio' gli studiosi hanno messo a punto un sistema che sfrutta questo marcatore per generare un grande numero di cellule staminali. E' cosi' che sono riusciti a trasformare, in provetta, le cellule di questo tipo prelevate dai testicoli di topo in cellule di altro tipo, come cellule del rivestimento interno di arterie e vene (epiteliali) e cellule del muscolo del cuore. La prospettiva, scrivono i ricercatori, e' quella di avere a disposizione una nuova fonte di cellule staminali, abbondanti, facili da riconoscere e da isolare grazie al marcatore e cosi' 'fertili' da rigenerarsi molto facilmente in modo da cambiare il loro destino e dare origine a tessuti e organi di tipo diverso. Una fonte cosi' importante da poter diventare, secondo i ricercatori, una possibile alternativa alle cellule staminali embrionali.
Se alcuni degli uomini sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki hanno conservato la fertilita' lo devono a quella stessa riserva di cellule staminali, una riserva protetta da una sorta di culla di membrane quasi blindata rispetto all'esterno, che la ricerca pubblicata oggi su Nature indica come la fonte da cui ottenere cellule dalle caratteristiche molto simili a quelle embrionali.
Per la prima volta, inoltre, si dimostra che una cellula germinale immatura puo' trasformarsi in tipi di cellule molto diversi, come quelle di vasi sanguigni e cuore.
'L'esistenza di questa fonte si sospettava fin dagli anni '40, ma solo adesso si e' riusciti a vederle', dice il direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia, Carlo Alberto Redi, commentando la ricerca condotta dal gruppo internazionale. 'Il problema era riuscire a riconoscerle', e adesso si e' risolto grazie al marcatore scoperto dallo studio internazionale.
La scoperta finora e' stata fatta nei topi, ma il processo di maturazione segue meccanismi molto simili nell'uomo: cambiano soltanto i tempi, dai 30 giorni nel topo ai 70 nell'uomo.
Il marcatore, indicato con la sigla GPR125, e' uno zucchero che si trova sulla superficie della cellula e che viene utilizzato dalle stesse cellule staminali di questo tipo per comunicare fra loro. Marcatori come questo, ossia zuccheri o proteine di superficie, potrebbero trovarsi sulla superficie di tutte le cellule staminali. 'La sfida dei prossimi anni e' riconoscerli tutti', osserva Redi. 'Esiste probabilmente un gruppo condiviso di questi marcatori, ma sicuramente ne esiste anche uno per ogni tipo di staminale'.
Le cellule staminali scoperte nel testicolo sono le capostipiti degli spermatozoi, sono cioe' le primissime cellule dalle quali parte il processo di maturazione degli spermatozoi. Proprio per questa loro importanza costituiscono una riserva protetta in uno speciale comparto formato da diversi tipi di membrane. Cosi' protetto che a volte riesce a salvare queste cellule progenitrici sia dai farmaci chemioterapici utilizzati nelle cure anticancro sia, come e' accaduto a Hiroshima e Nagasaki, dalle radiazioni delle bombe atomiche.
E' un esperimento 'interessante' e che 'apre nuove strade, ma non ne chiude altre': cosi' la direttrice del laboratorio sulle cellule staminali dell'universita' di Milano, Elena Cattaneo, considera la scoperta delle cellule progenitrici degli spermatozoi.
Secondo Elena Cattaneo bisogna inoltre considerare che 'l'esperimento descritto su Nature e' stato fatto nel topo' e di conseguenza bisognera' andare avanti nella ricerca per dimostrare che lo stesso meccanismo funziona nell'uomo. In altre parole, e' ancora molto lontana la possibilita' di trasferire alla clinica questi risultati. Un passaggio che richiede tempi lunghi, secondo Cattaneo, anche considerando che 'queste cellule sembrano generare tumori come le staminali embrionali' Il lavoro pubblicato su Nature riguarda inoltre la possibilita' di far differenziare queste cellule progenitrici degli spermatozoi in cellule del rivestimento dei vasi sanguigni e del muscolo cardiaco. 'Non c'e' alcuna dimostrazione che queste cellule siano equivalenti a quelle embrionali', osserva.
'Se anche lo fossero, questa scoperta non chiuderebbe una via', aggiunge l'esperta. 'Lasciamo lavorare i ricercatori: la scienza e' un'arena nella quale ci si confronta e c'e' una competizione fra intelligenze diverse, sara' l'esito delle ricerche a fare la verita''.
'Fede e scienza possono convergere e trovare soluzioni comuni'. Le senatrici dell'Ulivo Silvana Amati, Emanuela Baio, Fiorenza Bassoli, Paola Binetti, Colomba Mongello, Simonetta Rubinato, Albertina Soliani, Anna Serafini commentano cosi' la scoperta, nei testicoli dell'uomo, di cellule staminali identiche a quelle embrionali che consentirebbero di ricavare, ugualmente, una sorgente utile alla rigenerazione degli organi.
'Lavoriamo da un anno insieme, confrontandoci anche in modo acceso ma sempre analitico, con le nostre culture diverse, nella consapevolezza che il rispetto della vita e della persona sono una premessa ineluttabile per la ricerca e per trovare terapie utili a curare patologie che affliggono milioni di persone'.
'La scoperta della sorgente di cellule staminali nell'uomo - concludono le senatrici dell'Ulivo - e' rappresentativa del fatto che il progresso medico e scientifico puo' convivere con il rispetto delle diverse e anche lontane sensibilita' e coscienze'.
"La notizia e' gia' stata riportata precedentemente in un'altra pubblicazione, ma l'esperimento ha finora funzionato soltanto con le cellule di topo. Come avviene spesso con la ricerca che riguarda le cellule animali, la scoperta potrebbe non applicarsi alle cellule umane". Stephen Minger, direttore del laboratorio di Biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, commenta cosi', come fa sapere l'Associazione Coscioni, la ricerca pubblicata da 'Nature' sugli spermatogoni.
Inoltre, aggiunge Minger, "anche se la pratica dovesse riuscire, le cellule risultanti potrebbero essere molto differenti da quelle dei topi. Pertanto, tutti i tipi di cellule vanno esplorate in parallelo, non esiste qualcosa come la cellula perfetta".
La ricerca e' stata condotta negli Stati Uniti, in collaborazione tra il Cornell Medical College di New York, il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e l'universita' di Harvard. Del gruppo, coordinato da Shahin Rafii, fa parte l'italiano Pier Paolo Pandolfi, dello Sloan Kettering.
A suscitare l'entusiasmo dei ricercatori sulla possibilita' di avere a disposizione una fonte di staminali adulte potenzialmente flessibile quanto le cellule embrionali sono sia la facilita' con cui possono essere riconosciute, sia la loro grande capacita' di autorigenerarsi. La chiave e' nel marcatore chiamato GPR125, che si trova sulla loro superficie e che, come una bandiera, permette di riconoscere molto facilmente le cellule progenitrici degli spermatozoi (spermatogoni) che sono in grado di moltiplicarsi rapidamente.
Percio' gli studiosi hanno messo a punto un sistema che sfrutta questo marcatore per generare un grande numero di cellule staminali. E' cosi' che sono riusciti a trasformare, in provetta, le cellule di questo tipo prelevate dai testicoli di topo in cellule di altro tipo, come cellule del rivestimento interno di arterie e vene (epiteliali) e cellule del muscolo del cuore. La prospettiva, scrivono i ricercatori, e' quella di avere a disposizione una nuova fonte di cellule staminali, abbondanti, facili da riconoscere e da isolare grazie al marcatore e cosi' 'fertili' da rigenerarsi molto facilmente in modo da cambiare il loro destino e dare origine a tessuti e organi di tipo diverso. Una fonte cosi' importante da poter diventare, secondo i ricercatori, una possibile alternativa alle cellule staminali embrionali.
Se alcuni degli uomini sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki hanno conservato la fertilita' lo devono a quella stessa riserva di cellule staminali, una riserva protetta da una sorta di culla di membrane quasi blindata rispetto all'esterno, che la ricerca pubblicata oggi su Nature indica come la fonte da cui ottenere cellule dalle caratteristiche molto simili a quelle embrionali.
Per la prima volta, inoltre, si dimostra che una cellula germinale immatura puo' trasformarsi in tipi di cellule molto diversi, come quelle di vasi sanguigni e cuore.
'L'esistenza di questa fonte si sospettava fin dagli anni '40, ma solo adesso si e' riusciti a vederle', dice il direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia, Carlo Alberto Redi, commentando la ricerca condotta dal gruppo internazionale. 'Il problema era riuscire a riconoscerle', e adesso si e' risolto grazie al marcatore scoperto dallo studio internazionale.
La scoperta finora e' stata fatta nei topi, ma il processo di maturazione segue meccanismi molto simili nell'uomo: cambiano soltanto i tempi, dai 30 giorni nel topo ai 70 nell'uomo.
Il marcatore, indicato con la sigla GPR125, e' uno zucchero che si trova sulla superficie della cellula e che viene utilizzato dalle stesse cellule staminali di questo tipo per comunicare fra loro. Marcatori come questo, ossia zuccheri o proteine di superficie, potrebbero trovarsi sulla superficie di tutte le cellule staminali. 'La sfida dei prossimi anni e' riconoscerli tutti', osserva Redi. 'Esiste probabilmente un gruppo condiviso di questi marcatori, ma sicuramente ne esiste anche uno per ogni tipo di staminale'.
Le cellule staminali scoperte nel testicolo sono le capostipiti degli spermatozoi, sono cioe' le primissime cellule dalle quali parte il processo di maturazione degli spermatozoi. Proprio per questa loro importanza costituiscono una riserva protetta in uno speciale comparto formato da diversi tipi di membrane. Cosi' protetto che a volte riesce a salvare queste cellule progenitrici sia dai farmaci chemioterapici utilizzati nelle cure anticancro sia, come e' accaduto a Hiroshima e Nagasaki, dalle radiazioni delle bombe atomiche.
E' un esperimento 'interessante' e che 'apre nuove strade, ma non ne chiude altre': cosi' la direttrice del laboratorio sulle cellule staminali dell'universita' di Milano, Elena Cattaneo, considera la scoperta delle cellule progenitrici degli spermatozoi.
Secondo Elena Cattaneo bisogna inoltre considerare che 'l'esperimento descritto su Nature e' stato fatto nel topo' e di conseguenza bisognera' andare avanti nella ricerca per dimostrare che lo stesso meccanismo funziona nell'uomo. In altre parole, e' ancora molto lontana la possibilita' di trasferire alla clinica questi risultati. Un passaggio che richiede tempi lunghi, secondo Cattaneo, anche considerando che 'queste cellule sembrano generare tumori come le staminali embrionali' Il lavoro pubblicato su Nature riguarda inoltre la possibilita' di far differenziare queste cellule progenitrici degli spermatozoi in cellule del rivestimento dei vasi sanguigni e del muscolo cardiaco. 'Non c'e' alcuna dimostrazione che queste cellule siano equivalenti a quelle embrionali', osserva.
'Se anche lo fossero, questa scoperta non chiuderebbe una via', aggiunge l'esperta. 'Lasciamo lavorare i ricercatori: la scienza e' un'arena nella quale ci si confronta e c'e' una competizione fra intelligenze diverse, sara' l'esito delle ricerche a fare la verita''.
'Fede e scienza possono convergere e trovare soluzioni comuni'. Le senatrici dell'Ulivo Silvana Amati, Emanuela Baio, Fiorenza Bassoli, Paola Binetti, Colomba Mongello, Simonetta Rubinato, Albertina Soliani, Anna Serafini commentano cosi' la scoperta, nei testicoli dell'uomo, di cellule staminali identiche a quelle embrionali che consentirebbero di ricavare, ugualmente, una sorgente utile alla rigenerazione degli organi.
'Lavoriamo da un anno insieme, confrontandoci anche in modo acceso ma sempre analitico, con le nostre culture diverse, nella consapevolezza che il rispetto della vita e della persona sono una premessa ineluttabile per la ricerca e per trovare terapie utili a curare patologie che affliggono milioni di persone'.
'La scoperta della sorgente di cellule staminali nell'uomo - concludono le senatrici dell'Ulivo - e' rappresentativa del fatto che il progresso medico e scientifico puo' convivere con il rispetto delle diverse e anche lontane sensibilita' e coscienze'.
"La notizia e' gia' stata riportata precedentemente in un'altra pubblicazione, ma l'esperimento ha finora funzionato soltanto con le cellule di topo. Come avviene spesso con la ricerca che riguarda le cellule animali, la scoperta potrebbe non applicarsi alle cellule umane". Stephen Minger, direttore del laboratorio di Biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, commenta cosi', come fa sapere l'Associazione Coscioni, la ricerca pubblicata da 'Nature' sugli spermatogoni.
Inoltre, aggiunge Minger, "anche se la pratica dovesse riuscire, le cellule risultanti potrebbero essere molto differenti da quelle dei topi. Pertanto, tutti i tipi di cellule vanno esplorate in parallelo, non esiste qualcosa come la cellula perfetta".
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