Usa. Maggioranza democratica lancia agenda per le prime 100 ore dal suo insediamento
Guidati dalla 'zarina' Nancy Pelosi i cosacchi democratici occuperanno da domani ufficialmente le stanze del potere del Congresso. La 'rivoluzone di gennaio' promessa dai rivali del presidente repubblicano George W. Bush scattera' con l'attuazione istantanea 'nelle prime 100 ore' di una raffica di iniziative legislative: dall'aumento del salario minimo all'incoraggiamento delle ricerche sulle cellule staminali, dalla riduzione dei costi delle medicine destinate ai poveri a nuove regole per rendere piu' trasparente la condotta dei parlamentari (come il divieto dei regali e dei viaggi gratuiti da parte dei lobbisti).
Ma l'agenda delle 100 ore gia' provoca polemiche. Alcuni la ritengono infatti poco ambiziosa e centrata su aspetti secondari della vita degli americani, mirata a far approvare rapidamente una serie di misure legislative prima del discorso del presidente Bush sullo Stato dell'Unione.
Si discute anche su quando far scattare il cronometro delle '100 Ore'. Dopo il giuramento del nuovo Congresso, il numero 110 nella storia degli Stati Uniti, il Parlamento americano tornera' a riunirsi solo il 9 gennaio e i democratici intendono presentare quel giorno le prime leggi da far approvare rapidamente.
La fretta dei democratici, che avendo conquistato la maggioranza controllano l'agenda dei lavori del Congresso e le attivita' delle commissioni, non e' condivisa dai repubblicani che gia' lamentano di non avere il tempo necessario per esaminare i progetti legislativi 'urgenti' dei democratici.
'Abbiamo parlato delle nostre proposte per mesi durante la campagna elettorale -ribattono i nuovi padroni del Congresso- non venite a dirci che non sapete di cosa stiamo parlando'.
Altri osservano che le proposte dei democratici per le frenetiche '100 Ore' iniziali sono volutamente blande. Evitano come la peste di toccare la guerra in Iraq e si concentrano su problemi -come la riduzione dei costi dei prestiti per gli studenti universitari e l'abolizione di numerosi benefici fiscali per le compagnie petrolifere americane- che persino i repubblicani possono, in certi casi, abbracciare.
Ma una rapida approvazione da parte della Camera della agenda delle '100 Ore' non e' in ogni caso garanzia di successo. Le stesse misure devono infatti essere approvate anche dal Senato dove i democratici possono contare su una maggioranza molto stretta: solo un voto.
I senatori repubblicani hanno gia' fatto sapere, ad esempio, di essere disposti ad appoggiare un aumento del salario minimo (che i democratici vogliono portare dagli attuali 5.15 dollari a 7.25 dollari l'ora) solo se la misura sara' accompagnata da riduzioni fiscali per le piccole imprese, per ridurre l'impatto economico sfavorevole della nuova legislazione sulle piccole aziende.
La prima misura in assoluto che i democratici vogliono far approvare dal Congresso che, dopo dodici anni di purgatorio, sono tornati adesso a controllare e' un provvedimento a favore della adozione di gran parte delle raccomandazioni della commissione bipartisan sull'11 Settembre, raccomandazioni mai messe in pratica finche' il Congresso era rimasto in mano ai repubblicani.
Ma sara' la guerra in Iraq la vera cartina di tornasole della buona volonta' espressa da entrambi i partiti, facile da proclamare a parole ma non da attuare, di trovare soluzioni bipartisan per il bene del paese sulla questione piu' sanguinosa per l'America, sul conflitto che ha gia' causato migliaia di lutti nelle famiglie degli Stati Uniti.
SONDAGGIO E secondo un sondaggio, la grande parte dei cittadini americani e' favorevole a tutti gli obiettivi che i Democratici si sono posti per i primissimi giorni. Per quanto riguarda le cellule staminali embrionali, il 59% degli intervistati si e' detto favorevole all'immediato ampliamento del finanziamento federale.
Ma l'agenda delle 100 ore gia' provoca polemiche. Alcuni la ritengono infatti poco ambiziosa e centrata su aspetti secondari della vita degli americani, mirata a far approvare rapidamente una serie di misure legislative prima del discorso del presidente Bush sullo Stato dell'Unione.
Si discute anche su quando far scattare il cronometro delle '100 Ore'. Dopo il giuramento del nuovo Congresso, il numero 110 nella storia degli Stati Uniti, il Parlamento americano tornera' a riunirsi solo il 9 gennaio e i democratici intendono presentare quel giorno le prime leggi da far approvare rapidamente.
La fretta dei democratici, che avendo conquistato la maggioranza controllano l'agenda dei lavori del Congresso e le attivita' delle commissioni, non e' condivisa dai repubblicani che gia' lamentano di non avere il tempo necessario per esaminare i progetti legislativi 'urgenti' dei democratici.
'Abbiamo parlato delle nostre proposte per mesi durante la campagna elettorale -ribattono i nuovi padroni del Congresso- non venite a dirci che non sapete di cosa stiamo parlando'.
Altri osservano che le proposte dei democratici per le frenetiche '100 Ore' iniziali sono volutamente blande. Evitano come la peste di toccare la guerra in Iraq e si concentrano su problemi -come la riduzione dei costi dei prestiti per gli studenti universitari e l'abolizione di numerosi benefici fiscali per le compagnie petrolifere americane- che persino i repubblicani possono, in certi casi, abbracciare.
Ma una rapida approvazione da parte della Camera della agenda delle '100 Ore' non e' in ogni caso garanzia di successo. Le stesse misure devono infatti essere approvate anche dal Senato dove i democratici possono contare su una maggioranza molto stretta: solo un voto.
I senatori repubblicani hanno gia' fatto sapere, ad esempio, di essere disposti ad appoggiare un aumento del salario minimo (che i democratici vogliono portare dagli attuali 5.15 dollari a 7.25 dollari l'ora) solo se la misura sara' accompagnata da riduzioni fiscali per le piccole imprese, per ridurre l'impatto economico sfavorevole della nuova legislazione sulle piccole aziende.
La prima misura in assoluto che i democratici vogliono far approvare dal Congresso che, dopo dodici anni di purgatorio, sono tornati adesso a controllare e' un provvedimento a favore della adozione di gran parte delle raccomandazioni della commissione bipartisan sull'11 Settembre, raccomandazioni mai messe in pratica finche' il Congresso era rimasto in mano ai repubblicani.
Ma sara' la guerra in Iraq la vera cartina di tornasole della buona volonta' espressa da entrambi i partiti, facile da proclamare a parole ma non da attuare, di trovare soluzioni bipartisan per il bene del paese sulla questione piu' sanguinosa per l'America, sul conflitto che ha gia' causato migliaia di lutti nelle famiglie degli Stati Uniti.
SONDAGGIO E secondo un sondaggio, la grande parte dei cittadini americani e' favorevole a tutti gli obiettivi che i Democratici si sono posti per i primissimi giorni. Per quanto riguarda le cellule staminali embrionali, il 59% degli intervistati si e' detto favorevole all'immediato ampliamento del finanziamento federale.
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