Usa. Staminali ricreano mielina nel cervello di topi
Successo delle staminali del tessuto nervoso in esperimenti su topi: le cellule in un'ampia parte del cervello dei roditori hanno ripristinato lo strato protettivo e isolante dei neuroni (mielina) e, quindi, la funzionalita' di questi.
E' avvenuto grazie al lavoro di scienziati che fanno capo a Steven Goldman all'Universita' di Rochester Medical Center, i quali sostengono sulla rivista Nature Medicine che il loro sia un risultato senza precedenti per il numero di staminali che ha funzionato, prima trasformandosi nelle cellule produttrici di mielina (oligodendrociti), poi attivandosi a sintetizzare questa sostanza. La produzione di mielina e' risultata dieci volte superiore a quella ottenuta in altri studi. Pero', avvertono i ricercatori, non e' ancora all'orizzonte un simile approccio terapeutico sull'uomo.
La mielina e' una guaina isolante che permette, senza perdite lungo il percorso, il viaggio di neurone in neurone dell'impulso nervoso. La sua mancanza e' causa di molte malattie neurodegenerative. Tra queste la sclerosi multipla e varie distrofie, che sono tutte rare pero' nel complesso riguardano migliaia di bambini, dal morbo di Canavan, a quelli di Krabbe, e Tay-Sachs. Ma ci sono anche disturbi cardio-vascolari che lungo andare provocano danni alla mielina, cosi' come il diabete. La lista delle possibili malattie che potrebbero beneficiare a lungo termine di questa scoperta e', dunque, molto estesa.
Gli scienziati hanno iniettato in 44 topi a 22 ore dalla nascita cellule staminali precursori degli oligodendrociti. I cuccioli di roditore erano malati, quindi incapaci di produrre mielina perche' mancanti di oligodendrociti. Le staminali iniettate pero' si sono messe a lavoro, muovendosi in una direzione precisa come sapessero dove andare a posizionarsi. Dopo essersi localizzate proprio dove risiederebbero gli oligodendrociti naturali hanno cominciato a produrre mielina.
I risultati sono cosi' entusiasmanti, dice Goldman, che nel loro laboratorio sono gia' in fase di allestimento nuovi esperimenti sui topi per vedere se lo stesso effetto e' estendibile a tutto il sistema nervoso, anche ai nervi periferici che, per esempio, collegano il cervello ai muscoli.
Ma per i test sull'uomo, ribadisce, c'e' ancora tempo.
E' avvenuto grazie al lavoro di scienziati che fanno capo a Steven Goldman all'Universita' di Rochester Medical Center, i quali sostengono sulla rivista Nature Medicine che il loro sia un risultato senza precedenti per il numero di staminali che ha funzionato, prima trasformandosi nelle cellule produttrici di mielina (oligodendrociti), poi attivandosi a sintetizzare questa sostanza. La produzione di mielina e' risultata dieci volte superiore a quella ottenuta in altri studi. Pero', avvertono i ricercatori, non e' ancora all'orizzonte un simile approccio terapeutico sull'uomo.
La mielina e' una guaina isolante che permette, senza perdite lungo il percorso, il viaggio di neurone in neurone dell'impulso nervoso. La sua mancanza e' causa di molte malattie neurodegenerative. Tra queste la sclerosi multipla e varie distrofie, che sono tutte rare pero' nel complesso riguardano migliaia di bambini, dal morbo di Canavan, a quelli di Krabbe, e Tay-Sachs. Ma ci sono anche disturbi cardio-vascolari che lungo andare provocano danni alla mielina, cosi' come il diabete. La lista delle possibili malattie che potrebbero beneficiare a lungo termine di questa scoperta e', dunque, molto estesa.
Gli scienziati hanno iniettato in 44 topi a 22 ore dalla nascita cellule staminali precursori degli oligodendrociti. I cuccioli di roditore erano malati, quindi incapaci di produrre mielina perche' mancanti di oligodendrociti. Le staminali iniettate pero' si sono messe a lavoro, muovendosi in una direzione precisa come sapessero dove andare a posizionarsi. Dopo essersi localizzate proprio dove risiederebbero gli oligodendrociti naturali hanno cominciato a produrre mielina.
I risultati sono cosi' entusiasmanti, dice Goldman, che nel loro laboratorio sono gia' in fase di allestimento nuovi esperimenti sui topi per vedere se lo stesso effetto e' estendibile a tutto il sistema nervoso, anche ai nervi periferici che, per esempio, collegano il cervello ai muscoli.
Ma per i test sull'uomo, ribadisce, c'e' ancora tempo.
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