Vertice UE su Ceuta: parole sui migranti, soluzioni ancora lontane
Il vertice straordinario dei ministri dell'Interno dell'Unione europea, convocato in videoconferenza il 4 agosto 2026 per fare il punto sulla crisi migratoria di Ceuta, si è chiuso sostanzialmente con un nulla di fatto. Come riporta AgenSIR, non esistevano né le premesse né le condizioni per decidere e agire. E forse nemmeno la volontà politica di farlo.
La riunione era stata convocata a seguito dell'arrivo in pochi giorni di oltre 60.000 persone nell'exclave spagnola di Ceuta, città autonoma situata sulla costa nordafricana, provenienti dal territorio marocchino. L'incontro era stato sollecitato da una lettera congiunta firmata da 22 Stati membri, con Italia e Danimarca capofila, ma senza la firma di Francia e Portogallo, i due Paesi confinanti con la Spagna.
In apertura, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva provato a tracciare una linea d'azione indicando cinque aree di intervento: prevenire la migrazione irregolare attraverso la cooperazione con i Paesi terzi, rafforzare le frontiere esterne, implementare sistemi di allerta precoce, smantellare le reti di trafficanti e potenziare i rimpatri. Formule, queste, già sentite innumerevoli volte, più orientate a bloccare gli ingressi che a garantire il rispetto del diritto internazionale in materia di asilo.
Sul piano operativo, l'Italia ha spinto per l'avvio di progetti pilota per la creazione di hub di rimpatrio nei Paesi terzi, sul modello del Protocollo Albania, con possibili sedi in Uganda, Montenegro, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia e altri Paesi. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha ribadito la necessità di "processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate", superando quelli che ha definito "vecchi tabù ideologici". Roma ha anche richiamato la Dichiarazione di Chisinau per adeguare il quadro giuridico internazionale alle nuove sfide della migrazione irregolare.
A margine del vertice, il commissario europeo per gli affari interni Magnus Brunner ha riferito che la Spagna ha confermato il rientro di praticamente tutte le persone entrate a Ceuta e che nessuno è transitato verso la Spagna continentale o il resto d'Europa. Sul fronte delle divisioni politiche, la Francia ha assunto una posizione più cauta, scegliendo di non sottoscrivere la lettera dei 22 e ribadendo la "solidarietà" a Madrid.
Dietro le quinte, restano però scontri e divergenze profondi tra i governi. L'Europa-fortezza, priva di una reale politica comune sulle migrazioni, appare incapace di elaborare soluzioni praticabili che siano al tempo stesso rispettose dei diritti umani fondamentali. Il summit, convocato con urgenza, si è rivelato l'ennesimo confronto tra posizioni distanti, in un fenomeno — quello delle migrazioni — che non è emergenziale ma strutturale e caratterizza questa fase storica a livello globale. Rimane aperta, e senza risposta, la questione degli 84 giovani africani annegati nel tentativo di raggiungere a nuoto Ceuta dal Marocco.