Via libera dalla Commissione europea a schedatura Rom
"Un altro passo verso il baratro". Cosi' Walter Veltroni, alla fine di giugno, definiva l'intenzione del ministro dell'Interno Roberto Maroni di censire i bimbi rom nei campi nomadi per far fronte all'emergenza sicurezza. In quei giorni sembrava dovesse giungere da un momento all'altro dalla Ue una bocciatura delle misure del governo sul tema. Da Bruxelles, pero', si affrettavano a smentire sostenendo che "non e' consuetudine rilasciare commenti su intenzioni od opinioni di responsabili politici nazionali". Il centrosinistra, del resto, gia' parlava di provvedimenti "razzisti" e "inaccettabili". L'ex ministro della Famiglia Rosi Bindi accusava il governo di "voler cambiare i connotati della democrazia", intravedendo nelle misure una "schedatura etnica". Polemiche anche da Famiglia Cristiana e dalla fondazione Migrantes della Cei, mentre da Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, arrivava un suggerimento: "Non sono contrario alle impronte digitali, ma sono favorevole al fatto che ognuno le dia, dal presidente della Repubblica ai bambini rom". E Antonio Di Pietro evocava il regime: "Una cosa e' la sicurezza, una cosa e' la schedatura. Prima si comincia con gli zingari, poi si prosegue con gli ebrei, si va avanti con gli omosessuali e gli oppositori politici. Alla fine rimane un regime". Oggi la Commissione europea spazza via il campo dalle polemiche e da' ragione al governo.
"Non sono discriminatorie" le misure adottate dal governo italiano nei confronti dei rom e sono, quindi, in linea con il diritto comunitario, fa sapere il portavoce del commissario alla Giustizia, alla liberta' e alla sicurezza Jacques Barrot, dopo un'analisi condotta sul rapporto sul censimento dei campi nomadi inviato circa un mese fa da Roma. "L'attenta analisi del documento inviato da Roma - spiega il portavoce Michele Cercone - ha consentito di constatare che ne' le ordinanze ne' le linee direttrici ne' le condizioni di esecuzione" delle misure prese "autorizzano la raccolta di dati relativi all'origine etnica o alla religione delle persone censite". Anche la raccolta delle impronte digitali "viene fatta solo al fine di identificare persone che non e' possibile identificare in altro modo" ha aggiunto il portavoce di Barrot. Un sistema "valido in particolare per i minori nei confronti dei quali questi rilievi vengono effettuati solo nei casi strettamente necessari e come ultima possibilita' di identificazione". La "buona cooperazione" tra le autorita' italiane e Bruxelles, infine, ha consentito di verificare le linee dei provvedimenti presi e di "correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni".
Ora il ministro Roberto Maroni attende "nei prossimi giorni il parere della Commissione Ue anche su altri tre decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri". Ma la maggioranza e' soddisfatta.
"L'Ue da' ragione al governo italiano, ora stop alle critiche dannose per il paese" dice Jole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di FI. "Si rassegni chi nell'opposizione sperava e operava perche' l'Europa ci bacchettasse", aggiunge Rossana Boldi, presidente della commissione Politiche dell'Unione europea del Senato. "Era chiaro a tutti - commenta quindi Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia - che, nelle misure adottate dal governo italiano, c'era e c'e' un obiettivo di tutela dei minori Rom da chi li schiavizza o li usa per scopi criminali. C'e' da sperare che, dopo questa pronuncia, finisca la piccola e triste propaganda a cui un pezzo della sinistra si e' dedicata nelle scorse settimane". (Velino)
"Non sono discriminatorie" le misure adottate dal governo italiano nei confronti dei rom e sono, quindi, in linea con il diritto comunitario, fa sapere il portavoce del commissario alla Giustizia, alla liberta' e alla sicurezza Jacques Barrot, dopo un'analisi condotta sul rapporto sul censimento dei campi nomadi inviato circa un mese fa da Roma. "L'attenta analisi del documento inviato da Roma - spiega il portavoce Michele Cercone - ha consentito di constatare che ne' le ordinanze ne' le linee direttrici ne' le condizioni di esecuzione" delle misure prese "autorizzano la raccolta di dati relativi all'origine etnica o alla religione delle persone censite". Anche la raccolta delle impronte digitali "viene fatta solo al fine di identificare persone che non e' possibile identificare in altro modo" ha aggiunto il portavoce di Barrot. Un sistema "valido in particolare per i minori nei confronti dei quali questi rilievi vengono effettuati solo nei casi strettamente necessari e come ultima possibilita' di identificazione". La "buona cooperazione" tra le autorita' italiane e Bruxelles, infine, ha consentito di verificare le linee dei provvedimenti presi e di "correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni".
Ora il ministro Roberto Maroni attende "nei prossimi giorni il parere della Commissione Ue anche su altri tre decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri". Ma la maggioranza e' soddisfatta.
"L'Ue da' ragione al governo italiano, ora stop alle critiche dannose per il paese" dice Jole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di FI. "Si rassegni chi nell'opposizione sperava e operava perche' l'Europa ci bacchettasse", aggiunge Rossana Boldi, presidente della commissione Politiche dell'Unione europea del Senato. "Era chiaro a tutti - commenta quindi Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia - che, nelle misure adottate dal governo italiano, c'era e c'e' un obiettivo di tutela dei minori Rom da chi li schiavizza o li usa per scopi criminali. C'e' da sperare che, dopo questa pronuncia, finisca la piccola e triste propaganda a cui un pezzo della sinistra si e' dedicata nelle scorse settimane". (Velino)
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