Venerdì 23 ottobre 2026
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RSA Ulss 3 Venezia: 2mila in lista d'attesa, 500 posti liberi

U.E. - ITALIA
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Nel territorio dell'Ulss 3 Serenissima, che comprende Venezia e l'entroterra, la situazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) presenta un paradosso difficile da giustificare: oltre duemila persone sono in attesa di un posto, mentre circa cinquecento posti letto restano liberi e non attivati. A denunciarlo è Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico, sulla base di dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti.

 

Come riporta VeneziaToday, secondo i dati dell'Ulss 3 sono 2.108 le persone attualmente in lista d'attesa per un posto nelle 36 strutture accreditate sul territorio. Allo stesso tempo, però, risultano 536 posti vuoti che non vengono attivati. Le cause principali sono due: la forte carenza di personale nelle strutture e l'insufficienza delle impegnative di residenzialità, cioè il contributo regionale che sostiene i costi dell'accoglienza in RSA.

 

Sambo definisce questi due fattori dei "macigni" che pesano sul sistema e che vanno rimossi «attraverso una riforma seria e immediata del sistema». La consigliera sottolinea inoltre che i numeri ufficiali, forniti direttamente dalla Regione Veneto, non raccontano l'intera realtà: a quelle duemila persone in lista d'attesa si aggiungono migliaia di anziani che non presentano nemmeno domanda di accesso alle strutture, semplicemente perché le rette sono diventate insostenibili dal punto di vista economico.

 

Il tema dei costi è centrale nella denuncia della consigliera dem. Nel Comune di Venezia le rette delle case di riposo superano i 1.800 euro al mese anche per chi riceve il contributo regionale dell'impegnativa di residenzialità. Per chi invece non riceve questo sostegno, la spesa mensile supera i 3.000 euro, una cifra che moltissime famiglie non sono in grado di sostenere.

 

Sambo chiede quindi un investimento serio da parte della Regione Veneto per riformare l'intero sistema delle RSA, ma anche un intervento a monte, prima dell'ingresso in struttura: più risorse per l'assistenza domiciliare e un sostegno concreto ai caregiver, cioè le persone che ogni giorno si prendono cura in casa dei propri familiari non autosufficienti. La consigliera ribadisce un principio di fondo: la cura delle persone anziane e non autosufficienti non può restare un problema privato delle singole famiglie, ma deve essere considerata una responsabilità delle istituzioni.

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