Zaia critica la burocrazia della Bossi-Fini: odissea regolarizzare lavoratore
La legge Bossi-Fini "aveva una filosofia di fondo corretta legando il lavoro alla presenza sul territorio" ma si sono innescati meccanismi burocratici per cui "si rasenta a volte l'assurdità che magari la persona perbene che lavora non è in regola e lo spacciatore sí". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, intervenendo a Campagnano di Roma al 'Question time con i contadini", organizzato da Coldiretti sui temi della produzione agricola.
A un imprenditore che obiettava che "oggi regolarizzare un immigrato nelle nostre aziende è un'impresa apocalittica, è quasi impossibile", Zaia ha risposto che "sul tema stiamo ragionando ma la competenza è del ministro Maroni. In generale - ha peró specificato - per il lavoro di avventizi e stagionali stiamo facendo un ragionamento con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dal quale è già scaturito l'esperimento dei voucher per la vendemmia. Stiamo organizzando un incontro - ha continuato - per aprire una nuova stagione. Abbiamo delle idee che penso possano avere delle ricadute positive ma non aggiungo altro per rispetto della competenza di Maroni".
La questione della regolarizzazione dei lavoratori immigrati è stata sollevata da diversi imprenditori, secondo i quali "ormai nelle campagne gli italiani non vogliono piú lavorare e quindi abbiamo bisogno di braccia straniere". Nella stessa azienda La Torre, che ha ospitato l'iniziativa di Coldiretti, gli unici due dipendenti sono immigrati, un indiano e un bengalese. Quest'ultimo, in Italia da poco piú di 20 anni, risiede ormai stabilmente nel nostro Paese e ha tre figli tutti nati in Italia. Il piú grande ha appena compiuto 18 anni e ora dovrà chiedere un permesso di soggiorno. Il dipendente stesso, ha aggiunto, non ha mai preso la cittadinanza italiana. "Ci ho provato, ma in Italia ogni anno cambiano le leggi. Ogni volta vai con le carte ma è cambiato qualcosa e devi rifare tutto da capo".
A un imprenditore che obiettava che "oggi regolarizzare un immigrato nelle nostre aziende è un'impresa apocalittica, è quasi impossibile", Zaia ha risposto che "sul tema stiamo ragionando ma la competenza è del ministro Maroni. In generale - ha peró specificato - per il lavoro di avventizi e stagionali stiamo facendo un ragionamento con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dal quale è già scaturito l'esperimento dei voucher per la vendemmia. Stiamo organizzando un incontro - ha continuato - per aprire una nuova stagione. Abbiamo delle idee che penso possano avere delle ricadute positive ma non aggiungo altro per rispetto della competenza di Maroni".
La questione della regolarizzazione dei lavoratori immigrati è stata sollevata da diversi imprenditori, secondo i quali "ormai nelle campagne gli italiani non vogliono piú lavorare e quindi abbiamo bisogno di braccia straniere". Nella stessa azienda La Torre, che ha ospitato l'iniziativa di Coldiretti, gli unici due dipendenti sono immigrati, un indiano e un bengalese. Quest'ultimo, in Italia da poco piú di 20 anni, risiede ormai stabilmente nel nostro Paese e ha tre figli tutti nati in Italia. Il piú grande ha appena compiuto 18 anni e ora dovrà chiedere un permesso di soggiorno. Il dipendente stesso, ha aggiunto, non ha mai preso la cittadinanza italiana. "Ci ho provato, ma in Italia ogni anno cambiano le leggi. Ogni volta vai con le carte ma è cambiato qualcosa e devi rifare tutto da capo".
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