Lunedì 14 settembre 2026
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Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

Statiunitideuropa · Redazione ·

Le isole di calore stanno causando il surriscaldamento delle città svizzere ed europee. Eppure, solo il 13,5% della popolazione urbana vive in quartieri che rispettano la regola "3-30-300", un modello che si basa su alberi e spazi verdi per contrastare il calore.

 

L'estate in città è sempre più sinonimo di ondate di calore soffocanti e notti tropicali. Questo disagio non è solo una percezione soggettiva, ma la diretta conseguenza delle isole di calore urbane.

Questo fenomeno microclimatico, tipico delle aree densamente edificate, trasforma piazze e strade in veri e propri serbatoi di calore. Asfalto e cemento assorbono la radiazione solare durante il giorno e la rilasciano lentamente sotto forma di calore durante la notte. Di conseguenza, le temperature non si abbassano e gli abitanti non trovano sollievo durante la notte.

In Ticino, alcuni degli esempi più significativi includono luoghi iconici come Piazza del Sole a Bellinzona, la Rotonda in Piazza Castello a Locarno e Piazza Bernardino Luini, di fronte al museo LAC di Lugano. Durante i mesi più caldi, queste superfici diventano estremamente roventi e quasi impraticabili.

 

Soluzioni temporanee come nebulizzatori d'acqua o piccole aiuole mobili non sono più sufficienti per affrontare il problema. Di fronte ai cambiamenti climatici che promettono ondate di calore sempre più frequenti e intense, un radicale cambio di paradigma nella pianificazione territoriale appare sempre più necessario.

 

La regola '3-30-300'

Per contrastare l'effetto isola di calore urbana si possono adottare diverse soluzioni. Alcune sono di natura architettonica e possono essere integrate direttamente negli edifici, come le facciate verdi o i materiali di nuova generazione. Altre implicano un ripensamento dell'utilizzo degli spazi verdi urbani, riscoprendo l'importanza di avere alberi e aree ricche di vegetazione anche all'interno delle città.

Una delle risposte più pratiche ed eleganti a questa esigenza proviene dalla riforestazione urbana ed è riassunta in una formula numerica: la regola "3-30-300". Ideata nel 2021 dall'ecologo olandese Cecil Konijnendijk, questa linea guida stabilisce tre requisiti minimi e misurabili per garantire che ogni cittadino possa beneficiare degli effetti terapeutici e rigeneranti della natura:

  • 3: ogni persona deve poter vedere almeno tre alberi di dimensioni significative direttamente dalle finestre della propria casa, scuola o luogo di lavoro.
  • 30: ogni quartiere deve avere almeno il 30% di copertura arborea.
  • 300: nessuno dovrebbe vivere a più di 300 metri (circa cinque minuti a piedi) da un parco pubblico o da uno spazio verde di alta qualità e ben attrezzato.

Sebbene non goda di un sostegno unanime all'interno della comunità scientifica a causa di alcune limitazioni metodologiche, climatiche ed etiche, la regola 3-30-300 rappresenta un valido punto di partenza per ripensare gli spazi verdi urbani in un contesto moderno.

 

Solo il 13,5% degli europei vive in quartieri verdi.

Ma quanto le città europee sono lontane da questo standard? Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications , condotto dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea in collaborazione con l'Università di Copenaghen, fornisce una risposta chiara e scientificamente fondata.

 

I ricercatori hanno analizzato dati satellitari ad alta risoluzione provenienti da 862 città europee (tra cui diverse città svizzere). I risultati indicano che solo il 13,5% della popolazione urbana vive in aree che soddisfano contemporaneamente tutti e tre i criteri. Al contrario, ben il 21% dei cittadini vive in aree che non soddisfano nemmeno uno di questi criteri, e solo il 28% vive in quartieri che raggiungono la soglia del 30% di copertura arborea.

Lo studio solleva anche una questione di ingiustizia sociale. I quartieri più ricchi godono costantemente di una maggiore copertura arborea e sono più vicini ai parchi, mentre le fasce di popolazione a basso reddito sono relegate in aree densamente edificate, risultando più esposte ai rischi per la salute derivanti dalle ondate di calore.

Emerge inoltre una marcata disparità geografica: mentre le città del Nord Europa (come Helsinki) si avvicinano a livelli eccellenti di conformità alle linee guida, nell'Europa meridionale (come Atene o Barcellona) la percentuale crolla al di sotto del 3% a causa del clima arido e di una pianificazione urbana meno favorevole agli alberi.

 

Perché gli alberi non crescono nelle città?

Un ulteriore studio pubblicato anche su Nature Communications , mette in luce un problema spesso trascurato: non basta semplicemente piantare alberi; dobbiamo assicurarci che sopravvivano.

Molte città non raggiungono l'obiettivo del 30% perché le giovani piante vengono messe a dimora in condizioni di forte stress. L'asfalto che soffoca le radici impedisce all'acqua piovana di penetrare nel terreno, mentre i continui scavi per i servizi sotterranei e le potature drastiche ne compromettono la crescita, lasciandole perennemente come fragili arbusti incapaci di fornire una vera ombra.

 

Dalla teoria alla pratica: la sfida per il Ticino

La Svizzera e il Ticino rientrano in una categoria intermedia, ma la pressione climatica impone un'azione rapida per garantire che la regola 3-30-300 non rimanga una mera utopia accademica. A livello locale, iniziano a emergere i primi segnali di cambiamento: il progetto di trasformazione della Rotonda di Locarno in un "giardino per la città" rappresenta un passo proprio in questa direzione.

Tuttavia, per affrontare il problema delle isole di calore, ogni nuovo progetto edilizio o stradale deve includere alberi ad alto fusto, tetti verdi e giardini verticali come elementi infrastrutturali chiave. Avere la natura a portata di mano non è un lusso estetico, ma un requisito fondamentale per garantire città vivibili e accoglienti nel prossimo futuro.

 

(Cristiano Bernasconi su SwissInfo.com del 13/09/2026)

 

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