Giovedì 11 giugno 2026
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UE contro Russia: guerra fredda delle criptovalute con il XX pacchetto di sanzioni

Statiunitideuropa · Redazione ·

Una vera e propria "guerra fredda" si sta combattendo nel mondo delle criptovalute tra Unione Europea e Russia. Come riporta 99Bitcoins, con il XX pacchetto di sanzioni adottato il 23 aprile 2026, Bruxelles ha imposto il divieto totale di qualsiasi transazione tra soggetti europei e provider di criptovalute stabiliti in Russia — incluse le piattaforme decentralizzate. Lo stesso vale per la Bielorussia, in un quadro parallelo di restrizioni equivalenti. Le misure sono entrate in vigore il 24 maggio 2026.

 

Per tre anni, l'approccio UE alle sanzioni crypto aveva ricalcato quello statunitense: colpire singoli operatori, congelare i portafogli, bloccare gli exchange nominativamente designati. Il problema, documentato da società di analisi blockchain come TRM Labs, è che ogni entità sanzionata veniva rapidamente sostituita da un successore rinominato. Quando l'exchange Garantex è stato sequestrato a marzo 2025, i suoi ex dipendenti hanno fondato Grinex in poche settimane. Quando anche Grinex ha sospeso le operazioni dopo un attacco informatico da 13 milioni di dollari nell'aprile 2026, altri provider hanno preso il suo posto.

 

Il XX pacchetto tenta di spezzare questo ciclo con un approccio settoriale: anziché designare singoli exchange, vieta a qualsiasi soggetto europeo di transare con qualunque provider crypto russo, indipendentemente dal nome, dalla struttura o dallo status di successore. Un cambiamento categorico: qualsiasi collegamento europeo con un exchange fondato in Russia è ora vietato per default.

 

Le misure colpiscono anche gli strumenti digitali legati al rublo. Il pacchetto amplia l'elenco UE delle criptovalute proibite aggiungendo RUBx e il rublo digitale, che si affiancano alla stablecoin A7A5 già in lista. Quest'ultima ha movimentato volumi per oltre 93 miliardi di dollari in meno di un anno, funzionando di fatto come un canale di pagamento parallelo per connettere imprese russe sanzionate al sistema finanziario globale. Il divieto sul rublo digitale è esplicitamente preventivo: punta a chiudere un canale di elusione prima che la Russia avvii il rilascio di massa della sua valuta digitale di banca centrale (CBDC), previsto per settembre 2026.

 

Le sanzioni si estendono anche oltre i confini russi. Il Consiglio UE ha designato Meer, un exchange del Kirghizistan che offre coppie di trading per la stablecoin A7A5. La società di analisi Chainalysis ha segnalato un elevato rischio di designazione per le piattaforme con sede in Asia Centrale, nel Caucaso e negli Emirati Arabi Uniti. I team di compliance dovranno ora verificare se una piattaforma abbia un "nesso operativo" con la Russia, anche se registrata a Bishkek, Almaty o Dubai — un onere ben più gravoso rispetto alla semplice verifica contro una lista di wallet o entità nominativamente sanzionate.

 

Il quadro normativo UE di riferimento è il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation), in vigore dal dicembre 2024, che fornisce l'infrastruttura regolamentare entro cui si inseriscono queste restrizioni. La Commissione ha anche vietato le cosiddette "operazioni di netting" con agenti russi, per prevenire ulteriori forme di aggiramento delle sanzioni.

 

Sul fronte russo, le autorità stanno contemporaneamente spingendo per la centralizzazione del mercato crypto interno: un disegno di legge propone la custodia obbligatoria delle criptovalute in depositari autorizzati e il divieto dei wallet personali. La combinazione di queste due dinamiche — le sanzioni europee e la stretta domestica russa — crea rischi seri per gli investitori crypto russi, che rischiano di vedersi bloccare i propri asset. Secondo alcuni esperti, le sanzioni UE stanno di fatto spingendo Mosca a costruire un proprio circuito chiuso, con la prospettiva di un isolamento completo dai servizi esterni. La Russia, intanto, ha da tempo consolidato canali alternativi attraverso Asia, Medio Oriente e giurisdizioni "amiche", dove le regole europee non si applicano.

 

Appena un giorno fa, il 9 giugno 2026, la Commissione europea ha presentato un XXI pacchetto di sanzioni, che per la prima volta prevede la possibilità di un divieto totale sui servizi crypto anche per i paesi terzi. Una escalation che conferma come il fronte digitale sia ormai diventato uno dei terreni principali dello scontro economico tra Occidente e Russia.

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