Abolire l’imposta extra sul porno

Abolire la tassa etica. E’ il nome di una proposta di legge d’iniziativa popolare lanciata da più forze politiche con a capo Radicali.it. Si tratta di abolire l’imposta addizionale del 25% su IRPEF e IRES, introdotta nel 2006, che colpisce i redditi derivanti dalla produzione, distribuzione e vendita di materiale pornografico e sessualmente esplicito.
Questa imposta è incostituzionale perché viola principalmente l'articolo 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Per capire: imprenditori e lavoratori del settore arrivano a pagare, per redditi imponibili anche molto bassi, imposte percentualmente superiori a quelle pagate dai miliardari di altri ambiti economici.
Visto che produzione e informazione pronoografica sono legali e disciplinati dalla legge, e visto che i minori non ci possono già accedere, la sua introduzione è motivata da un pregiudizio morale-etico che, in uno Stato non-confessionale, non dovrebbe ispirare e mettere in pratica i provvedimenti legislativi.
Siamo consapevoli che una proposta del genere dovrà “soffrire” dell’usuale metodo parlamentare di non considerare l’iniziativa popolare. Per esempio una proposta di iniziativa popolare - sulla cannabis (Io Coltivo) - è ferma al Senato nonostante siano stati sforati i tre mesi dal deposito delle firme entro cui la legge prevede l’obbligo di discussione; i promotori al momento hanno formalmente diffidato il Senato perché rispetti le norme.
Non si può escludere che tale trattamento potrebbe essere riservato anche alla proposta sulla “tassa etica”. Intanto, però, è importante raggiungere il numero di firme necessarie (50mila) e depositarle in Parlamento.
Qui per firmare
Qui il video sul canale YouTube di Aduc
Non si può escludere che tale trattamento potrebbe essere riservato anche alla proposta sulla “tassa etica”. Intanto, però, è importante raggiungere il numero di firme necessarie (50mila) e depositarle in Parlamento.
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